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Marzena Sowa, la dittatura in Polonia. In un fumetto.

Articolo pubblicato il 01 febbraio 2008
Articolo pubblicato il 01 febbraio 2008
L’autrice, 28enne, si racconta in un fumetto autobiografico, Marzi: la vita di una figlia degli anni Ottanta. Tra la Polonia e Bruxelles.

Nata a Stalowa Wola, nella Polonia orientale, Marzena Sowa ha terminato gli studi presso l’Università Michel de Montagne di Bordeaux. Insieme a Sylvain Savoia, suo partner nella vita e autore dei bozzetti per Marzi, da qualche anno vive tra Bruxelles e la Francia.

Ci siamo dati appuntamento nel Caffè Belga, sulla Place Flagé. D’inverno le mattinate a Bruxelles sono spesso fredde e ventose, così, appena arrivata, ho cominciato a cercare con lo sguardo una donna congelata quanto me, intenta a guardare i suoi appunti per la paura di fare tardi all’appuntamento successivo. Mi vedo porgere la mano da una ragazza slanciata dallo sguardo espressivo, e dai gradi occhi blu, nei quali è impossibile non riconoscere la bella e carismatica Marzi.

Marzi sono io

Marzena Sowa e Sylvain Savoia si conoscevano da molto prima che, insieme, dessero vita al personaggio di Marzi. E fu proprio Sylvain a proporre alla giovane, fresca di laurea, di scrivere le sue “memorie”: «Gli parlavo molto della Polonia all’epoca del comunismo e lui mi ascoltava incredulo. Visualizzava tutto e faceva degli schizzi. Un giorno mi chiese cosa avrei fatto, se un giorno, sentendo il desiderio di raccontare a un nipote della mia infanzia, non ricordassi più niente. E così ho cominciato a scrivere. Ho scritto un diario, dal titolo era Marzi sono io», racconta l’autrice.

Marzi mostra il suo passaporto polacco(Rysunki: Sylvain Savoia)

Marzena ha lasciato la Polonia dopo aver concluso il terzo anno di romanistica presso l’Università Jagellonica di Cracovia. Ha continuato gli studi letterari a Bordeaux e anche se, a causa dei diversi piani didattici, ha dovuto ripetere un anno. Abbandonare il suo paese le ha permesso di prendere distanza dalla realtà polacca e poter così guardare la propria infanzia da un’altra prospettiva. «Vivendo all’estero è più facile scrivere sulle cose che nel paese natio ti hanno segnato. La distanza permette di acquisire uno sguardo più obiettivo. È più facile dar vita ai ricordi, sono lì, assopiti nella tua mente.».

Marzi, oltre ad essere un racconto autobiografico, è una testimonianza storica dei difficili tempi della Polonia comunista. Nel libro non mancano né la carpa, piatto tipico delle feste natalizie, né le file dal macellaio, né Teleranek, programma per bambini della Polonia comunista. E neppure lo sguardo interessato di un bambino di fronte al periodo della “legge marziale in Polonia”. E che ne è del resto del mondo? Le barriere socio-culturali possono rendere difficoltosa la comprensione del libro ad uno straniero che ha sentito parlare della vita nella Polonia degli anni Ottanta solo attraverso i mass media.

La Storia, ma da un'altra prospettiva

«Ovviamente siamo stati molto toccati dal fatto che, al di là degli scioperi di Jaruzelski e Solidarno, la gente potesse avere una vita normale in quel paese» spiega l’autrice.«Ho ancora in mente la vita di tutti i giorni, a scuola, al lavoro, i bambini che si divertono per le strade, le feste… Parlare della Storia, mettendo da parte ogni conoscenza per così dire “enciclopedica”, raccontarla con un approccio più vicino alla realtà della vita: questo era in un certo senso il mio obiettivo. Questo libro continua ad essere attuale, anche tra vent’anni continueremo a trovarci dentro qualcosa di nuovo. È qualcosa di cui abbiamo bisogno, perché tutti siamo stati un tempo bambini, ognuno di noi ha dei sogni ancora da realizzare, proprio come io sognavo da piccola la bambola Barbie della Pewex (grandi magazzini della Polonia comunista, ndr)».

Già da piccola, quando giocava con le Barbie, Marzenia Sowa sognava di diventare scrittrice? «Volevo diventare traduttrice, un vettore di parole, ma sognavo anche la carriera di scrittrice» ammette lei. «Da anni scrivevo versi, racconti, ma da osservatrice interna. Mi piaceva il Truman Capote dell’inizio della sua carriera. Preferivo ritrarre il mio ambiente piuttosto che me stessa, mi sembrava molto più appassionante. Sono sempre stata affascinata dalla fotografia. Se poi non c’era un fatto che che trovavo particolarmente interessante intorno a me, raccontavo la mia visione del mondo, come un fotografo. Adoro fare foto, lo sviluppo della pellicola era spesso per me un momento unico. In Marzi non valuto la storia, non voglio insegnare niente. Propongo la mia visone del mondo, e il modo in cui lo ricorderò. Proprio come una foto».

Clicca sull'immagine per vedere le immagini di Marzi

«Sono più polacca in Francia e in Belgio che in Polonia»

Marzena e Sylvain stanno lavorando attualmente al seguito della storia di Marzi, che andrà al liceo, e poi lascerà la patria per proseguire gli studi in Francia. Ma questo non è il solo progetto della giovane scrittrice. «Mi appassiona l’idea di creare un fumetto sulla rivolta del ghetto di Varsavia. La gente all’estero non sa molto di quell’evento. Vorrei puntare sul reale vissuto della gente, staccandomi un po’ dai fatti storici. Sto anche pensando ad un adattamento di Karolcia di Maria Krüger, autrice di letteratura per l’infanzia». Il fumetto sembra il mezzo per acquisire consapevolezza perfetto per l'Europa. È la forma di illustrazione ideale.

Marzena non pensa di tornare nel suo paese. Di Bruxelles la affascina il melting pot e il volto internazionale. «Anche se piove a catinelle (che non è neanche vero, è solo uno stereotipo)» dice lei con un sorriso «qui è più facile sentirsi a proprio agio, mi sento una fra tanti. Anche se il mio paese rimane per me un rifugio e, nonostante i tanti cambiamenti che si stanno producendo in Polonia, là non riesco trovare me stessa», dice Marzi, con i suoi occhi azzurri. «Sono più polacca in Francia e in Belgio che in Polonia», aggiunge mentre guarda da sopra la sua tazza di caffè i passanti infreddoliti fuori dalla finestra. «In fondo per scrivere, per disegnare basta uscire per strada, la storia si fa qui e ora. La storia siamo noi, in ogni singolo giorno».

Marzi in 3D