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L'Italia si prepara al Mondiale 

Articolo pubblicato il 13 giugno 2014
Articolo pubblicato il 13 giugno 2014

Ec­co­ci ar­ri­va­ti alla vi­gi­lia della Coppa del Mondo. Nel paese dei 60 mi­lio­ni di al­le­na­to­ri, dove il cal­cio é una re­li­gio­ne che ha am­pia­men­te su­pe­ra­to la con­cor­ren­za della Messa do­me­ni­ca­le gli ita­lia­ni si pre­pa­ra­no a se­gui­re gli az­zur­ri in Bra­si­le

Se cer­cas­si­mo nei libri di sto­ria o in ogni an­go­lo "dal­l'Al­pe a Si­ci­lia" avrem­mo dif­fi­col­tà a tro­va­re qual­co­sa che uni­sce dav­ve­ro il po­po­lo ita­lia­no più di una par­ti­ta di cal­cio. Ma si trat­ta di molto di più di 90 mi­nu­ti. Gli ita­lia­ni si ab­brac­cia­no e si di­men­ti­ca­no dei cam­pa­ni­li, delle liti di con­do­mi­nio o di quel­le po­li­ti­che solo quan­do gio­ca­no dei cal­cia­to­ri az­zur­ri, quel­li della Na­zio­na­le. Dopo le so­li­te po­le­mi­che e i com­men­ti tec­ni­ci di 60 mi­lio­ni di al­le­na­to­ri, nel bene o nel male siamo ar­ri­va­ti alla vi­gi­lia dei mon­dia­li ca­rio­ca e da qual­che gior­no nelle città ita­lia­ne ed eu­ro­pee si può sen­ti­re il suo vento caldo. 

Non é an­co­ra tempo di ap­pen­de­re i tri­co­lo­ri ai bal­co­ni 

L'at­mo­sfe­ra che si re­spi­ra nella ca­pi­ta­le è an­co­ra ab­ba­stan­za ri­las­sa­ta. Nei bar, da­van­ti a delle scot­tan­ti taz­zi­ne di caffè, si rin­cor­ro­no i so­li­ti di­scor­si di­sfat­ti­sti da una parte (“con que­sta squa­dra, fi­da­ti, fa­re­mo ad­di­rit­tu­ra fa­ti­ca a su­pe­ra­re la fase a gi­ro­ni”) e più 'ra­gio­ne­vo­li' e spe­ran­zo­si dal­l'al­tra (“ri­cor­da che dare per spac­cia­ta l'I­ta­lia è sem­pre un grave er­ro­re”, “ab­bia­mo una bella squa­dra, ar­ri­ve­re­mo fino in fondo”). L'al­le­na­to­re che vive in ogni ti­fo­so ita­lia­no torna a dir la sua “di si­cu­ro avrei con­vo­ca­to De­stro e per­ché no il Ca­pi­ta­no (Fran­ce­sco Totti ndr.), d'al­tron­de Pran­del­li s'è por­ta­to Cas­sa­no!”. Non è an­co­ra tempo di tri­co­lo­ri ap­pe­si alle rin­ghie­re dei bal­co­ni, ma nel via vai del cen­tro co­min­cia­no a spun­ta­re le prime ma­gliet­te az­zur­re. A par­ti­re da ades­so la ca­pi­ta­le, così come tutto lo sti­va­le, en­tre­rà in una sorta di limbo cal­ci­sti­co. La di­saf­fe­zio­ne sem­pre più tan­gi­bi­le nei con­fron­ti del cam­pio­na­to ita­lia­no dif­fi­cil­men­te si espan­de­rà alla na­zio­na­le, che da sem­pre è in grado di unire l'I­ta­lia da nord a sud pas­san­do per le isole.

Per un mese le gior­na­te e i di­scor­si dei cit­ta­di­ni ca­pi­to­li­ni si con­cen­tre­ran­no per­ciò sulle gesta dei cal­cia­to­ri az­zur­ri in terra bra­si­lia­na, con la spe­ran­za di ri­tro­var­si la notte del 13 lu­glio nella cor­ni­ce del Circo Mas­si­mo cir­con­da­ti da tri­co­lo­ri e fu­mo­ge­ni az­zur­ri. Del 13 lu­glio Paolo, ba­ri­sta del cen­tro, da buon sca­ra­man­ti­co non ne vuole sen­ti­re an­co­ra par­la­re “il 14 mat­ti­na ci sa­pre­mo ri­di­re... però, se va come tutti ci au­gu­ria­mo, caffè of­fer­to!”.

M.F.

Il Cri­sto az­zur­ro che fa ar­rab­bia­re i bra­si­lia­ni. L'Ar­ci­dio­ce­si di Rio de Ja­nei­ro l'a­vreb­be giu­di­ca­to "il­le­ga­le e ir­ri­ve­ren­te" chie­den­do alla Rai un ri­sar­ci­men­to tra i 5 e i 7 mi­lio­ni di euro.

E se la Nazionale parlasse napoltano?

Ma an­dia­mo un po’ più a sud, a Na­po­li. In una città dove il cal­cio tra­scen­de la sem­pli­ce de­fi­ni­zio­ne di sport per di­ve­ni­re qual­co­sa di più, come uno stru­men­to di ri­val­sa so­cia­le, un “culto” con estre­mi­sti vio­len­ti e pe­ri­co­lo­si e, in ge­ne­ra­le, un fe­no­me­no di massa da os­ser­va­re ed ana­liz­za­re con at­ten­zio­ne, l’in­te­res­se per il mon­dia­le bra­si­lia­no sem­bra­va ai mi­ni­mi sto­ri­ci. Le cause di que­sto ini­zia­le di­sin­te­res­se erano le­ga­te non solo alla nu­me­ro­se pro­te­ste ri­guar­do agli spre­chi di cui sa­reb­be col­pe­vo­le il go­ver­no bra­si­lia­no, ma so­prat­tut­to al­l’as­sen­za di gio­ca­to­ri na­po­le­ta­ni nella na­zio­na­le con­vo­ca­ta da Pran­del­li. Sia Ciro Im­mo­bi­le, gio­ca­to­re del To­ri­no ori­gi­na­rio di Torre An­nun­zia­ta (NA), che Lo­ren­zo In­si­gne, gio­iel­lo del Na­po­li, sem­bra­va fos­se­ro de­sti­na­ti ad es­se­re, nella mi­glio­re delle ipo­te­si, delle “ri­ser­ve di lusso”. La si­tua­zio­ne si è ca­po­vol­ta negli ul­ti­mi gior­ni: l’as­sen­za di Giu­sep­pe Rossi, la scar­sa vena rea­liz­za­ti­va di Mario Ba­lo­tel­li e i cin­que gol se­gna­ti pro­prio dai due gio­ca­to­ri cam­pa­ni in ami­che­vo­le con­tro la Flu­mi­nen­se, squa­dra bra­si­lia­na di Rio de Ja­nei­ro, hanno mi­schia­to le carte.

La na­zio­na­le po­treb­be forse par­la­re na­po­le­ta­no? Se­con­do al­cu­ni quo­ti­dia­ni, lo­ca­li e non, que­st’i­po­te­si non è da scar­ta­re ed è inu­ti­le dire cosa ne pen­si­no i ti­fo­si. Solo i più av­ve­du­ti si af­fret­ta­no a sot­to­li­nea­re che un’a­mi­che­vo­le non può es­se­re con­si­de­ra­ta «un test pro­ban­te», ma tutti con­cor­da­no nel­l’af­fer­ma­re che la vit­to­ria sia me­ri­to di «Lo­ren­zo il Ma­gni­fi­co e Ciro Im­mo­bi­le». La cu­rio­si­tà e la fan­ta­sia dei na­po­le­ta­ni sono state sol­le­ti­ca­te: ora tocca al ct Pran­del­li de­ci­de­re se as­se­con­dar­le o meno, dando spa­zio al gio­va­ne duo di at­tac­can­ti. D’al­tron­de non è stato forse un gran­de to­sca­no ad af­fer­ma­re che «la for­tu­na […] è amica de’ gio­va­ni per­ché sono meno re­spet­ti­vi, più fe­ro­ci e con più au­da­cia la co­man­da­no»?

D.O