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Léa Jeanmougin di “Città”: l'Europa vista da Montréal

Articolo pubblicato il 14 dicembre 2012
Articolo pubblicato il 14 dicembre 2012

Léa Jeanmougin è originaria di Marsiglia e vive a Montréal da 6 anni. Nell'ottobre del 2012 ha lanciato la rivista Città, un crocevia tra arte e cultura, da Montréal alle altre grandi città d'Europa. Lo scopo? Far conoscere angoli di Montréal nel mondo e ricondurre il mondo a Montréal. Il numero 0 è dedicato a Berlino, Roma, Varsavia e Milano.

Montréal è una città difficile da definire: la versione europea dell'America o la versione americana dell'Europa? Non è molto chiaro. In ogni caso, passeggiando per il vecchio Porto, si potrebbe avere l'impressione di trovarsi in una città del Nord della Francia, a Nantes o a Rennes, se non fosse per i grattacieli che disegnano il profilo della città. Non a caso i francesi non esitano a precipitarsi sulla città. Per scoprirvi una sorta di "piccola Francia" più accessibile e aperta.

Come sei riuscita a scoprire questo legame tra Montreal e le altre città europee?

Léa Jeanmougin: Con ricerche e idee personali. Quando ho visitato Berlino mi è piaciuto molto il quartiere di Kreuzberg, in origine povero e imborghesito. A Montréal ci sono quartieri simili, il Mile End, ma anche St-Henri di cui si parla molto. Mi sono detta che sarebbe stata una buona idea dare vita a qualcosa che facesse un ritratto incrociato su questo tema e su più latitudini. La ricchezza di Città sta proprio nell’avere un’équipe editoriale che arriva a fare delle connessioni interessanti e pertinenti tra Montréal e altre grandi città.

Quali sono queste connessioni?

Léa Jeanmougin: Le corrispondenze esistenti sia dal punto di vista urbano sia nel campo del design. Il prossimo numero avrà come tema il Maghreb, e quindi anche il "piccolo Maghreb" di Montréal che si trova in rue Jean Talon. Parleremo degli artisti locali che tuttavia non sono conosciuti a Montreal ma altrove, e mi piacerebbe farli conoscere grazie al giornale. Penso al designer Julien Vallée che lavora con la carta ed è conosciuto nel suo ambiente ma non dal grande pubblico, nonostante abbia già lavorato per il New York Times. Penso anche a un gruppo post-rock quasi del tutto sconosciuto in Quebec ma che ha molto successo in Europa, Godspeed You! Black Emperor.

Nella rivista ci sono delle scarpe create da montrealesi e milanesi...

Léa Jeanmougin: Due imprenditori milanesi producono scarpe a forma di pesce, le Fishoes. Ce ne hanno inviate alcune paia e abbiamo chiesto ad alcuni artisti di Montréal di personalizzarle in occasione della serata dell’inaugurazione della rivista. Alcune paia sono state vendute e stiamo creando un portale di vendita sul sito. Era un test ma ci piace l'idea di creare delle collaborazioni.

Non si tratta semplicemente di una rivista, infatti...

Léa Jeanmougin: La rivista è la piattaforma principale, ma a monte esiste il desiderio di creare un legame che prescinda dalla pubblicazione.

Quale città europea somiglia di più a Montréal?

Léa Jeanmougin: Si parla spesso di Berlino, per questo ho voluto dedicarle il numero 0. C'è qualcosa di simile nel suo stile di vita, forse l'accessibilità. Non è ancora molto cara per gli artisti. E, come tra l'est e l'ovest di Berlino, anche a Montréal esiste una rottura, uno scarto, tra francofoni e anglofoni (anglofoni ad ovest e francofoni ad est).

Molti dicono che Montréal sia la città più europea dell'America del Nord, sei d'accordo?

Léa Jeanmougin: Di sicuro il Quebec è il posto più europeo dell'America del Nord. L'architettura di Montréal è molto europea. Anche l'urbanizzazione è più europea. Il centro è accessibile ai pedoni, ci si può spostare verso i quartieri residenziali a piedi. C'è come una sorta di vicinanza che non si trova sempre nell'urbanistica delle città nord-americane. Ancora meno negli Stati Uniti dove tutto è costruito a misura di macchina. Si tratta di una città multiculturale, come in Europa, dove ci sono molti miscugli. Anche New York è un po’ così, ma la lingua, lo stile di vita e la storia fanno di Montréal una città più affine al Vecchio Continente.

Perché si dovrebbe parlare della cultura di montreal in Europa?

Léa Jeanmougin: Rispetto alle poche persone che ci abitano, c'è un mare di talenti incredibili, in tutti i campi, soprattutto d'avanguardia: penso all'organizzazione di eventi, al design... E tutto ciò non è necessariamente conosciuto altrove. Si parla di Montréal per il Festival del Jazz, i festival popolari francofoni, ma non c'è solo questo. Per questo ho voglia di far conoscere la città con questo progetto, è una sfida perché c'è di mezzo la barriera della lingua. La pubblicazione è in francese perché sia letta nel Quebec, ma è difficile esportarla.

Come farai allora per la lingua della rivista?

Léa Jeanmougin: Inseriremo un pizzico di inglese. Ma non ci saranno solo articoli anglofoni perché io sono francofona e difendo la lingua francese in Quebec. Sarà più che altro una convivenza di due lingue. Altre lingue appariranno lo stesso come anche articoli nella lingua originale dell’autore.

L’Europa è presente a Montréal?

Léa Jeanmougin: La Francia è ben rappresentata. Io non mi ci riconosco molto, ma so che il Goethe Institut vuole associarsi alla delegazione del Quebec a Berlino e creare degli scambi con artisti tedeschi che verranno qui. Sembra che qualcosa inizi a realizzarsi.

Perché pensi che tanti francesi scelgano di trasferirsi a Montréal?

Léa Jeanmougin: La cultura del lavoro e lo stile di vita sono completamente differenti. Per un francese, ma non solo, che si trasferisce qui in città per creare un progetto e si vede riconosciuto per quello che è in grado di fare e per i suoi meriti; restare a Montréal è gratificante. Le persone sono accessibili, soprattutto se si pensa alla gerarchia vecchio stampo e alle maniere affettate tanto in voga in Francia, in cui i giovani stentano a riconoscersi. Un progetto come il mio sarebbe stato quasi impossibile da realizzare altrove. Soprattutto a causa della mia età, ho 24 anni e non ho alcuna formazione giornalistica alle spalle. Insomma, non si tratta solo di un vantaggio linguistico, ma c'è una pressione sociale quasi inesistente, molte più opportunità e uno stile di vita alquanto appagante.

Foto: copertina © Nick. Nel testo: © Marine Leduc, pagine di Città © Città magazine

Sfogliate il primo numero di Città , dedicato a Roma, Berlino, Varsavia e Madrid, gratuitamente in PDF.