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Le Olimpiadi non miglioreranno la Cina

Articolo pubblicato il 05 agosto 2008
Articolo pubblicato il 05 agosto 2008
Anche se il mondo si entusiasma di fronte ai preparativi dei Giochi, l’impatto positivo sull’economia e sui diritti umani che Pechino trarrà da questa manifestazione sarà minimo. Al contrario, il regime stringe la morsa.

Nella sua presentazione finale, prima dell’elezione del Paese ospitante i Giochi Olimpici del 2008, il presidente del Comitato Organizzativo di Pechino Lui Qi ha sottolineato alcune delle ragioni per cui la Cina sarebbe stata la scelta vincente. «I Giochi Olimpici di Pechino 2008 ci aiuteranno a promuovere i nostri progressi in campo economico e sociale». Inoltre, ha continuato, «gioverà allo sviluppo della nostra causa in difesa dei diritti umani».  Liu Qi ha fatto notare quante persone si sono iscritte a corsi di lingue straniere o che stanno imparando l’inglese attraverso i mini tutorial offerti dai quotidiani «per darvi il benvenuto con voci cordiali e familiari…». Ha aggiunto che «più del 95% della nostra popolazione è a favore della candidatura della Cina, perché crede che ospitare le Olimpiadi migliorerà il tenore di vita». Gli studiosi tuttavia hanno opinioni diverse.

Pechino non è la Cina

Mentre alcuni sostengono che le Olimpiadi nuoveranno all’economia locale, altri sostengono che avranno un effetto indirettamente positivo. Ian Kemohan, direttore economico della società d’investimento Royal London Asset Managment, pensa che: «la Cina è un Paese enorme dove Pechino conta meno del 1% della popolazione. L’impatto economico diretto delle Olimpiadi è pertanto, nell’insieme, molto lieve».

L’effetto sarà evidente quasi solo nella capitale: «Per Pechino l’effetto è ovviamente maggiore. Dato però che tutte le sedi sono già state costruite e che i Giochi termineranno nel giro di poche settimane, la gran parte di quest’impatto si disperderà velocemente».

Il mondo guarda ma non vede

Tuttavia, il cambiamento non riguarda solo l’aspetto finanziario. Essendosi assicurata la candidatura, la Cina si trova ora sotto stretto controllo a causa dell’impegno preso nel migliorare il proprio dossier sui diritti umani. L’Ong Amnesty International, con le sue quattro principali campagne – pena di morte, detenzione senza processo, censura e trattamento dei fautori delle campagne per i diritti umani all’interno del territorio nazionale – è tra i primi a vigilare. «In molti ambiti non abbiamo notato nessun miglioramento anzi, direi piuttosto il contrario», dice Mark Allison, ricercatore all’East Asia Team. «E ciò non avviene malgrado le Olimpiadi, ma a causa loro». Allison racconta il caso di Ye Guohhu, che ha perso il suo ristorante a causa degli sfratti di cui sono vittima molti a Pechino. «Solo per aver richiesto il permesso d’organizzare una manifestazione pacifica, fu arrestato e condannato a quattro anni di carcere», dice Allison. «Sarebbe dovuto tornare in libertà questa settimana, ma un paio di giorni fa la polizia lo ha portato in luogo sconosciuto per «tenerlo lontano dai guai». Questo, afferma Allison, è un modello e non un’eccezione, e si è rafforzato con l’avvicinamento delle le Olimpiadi. Un altro esempio citato è quello di un attivista che nel Nord-Est del Paese incominciò una campagna per assicurare ai contadini un giusto compenso per l’esproprio delle terre. Fu accusato di sovversione e condannato a cinque anni di carcere. Allison racconta che entrambi gli uomini sono stati torturati durante la prigionia. «Ciò che principalmente interessa alle autorità è che questa messa in scena di stabilità e armonia sia diffusa in tutto il mondo».

Le Olimpiadi sono un pretesto

Nonostante la morsa della pena di morte si sia un po’ allentata – l’introduzione della Corte Suprema di Controllo fu annunciata nel 2007 – Amnesty International continua a denunciare la mancanza di trasparenza. «Apprezziamo questa riforma, ma nessuno è in grado di misurarne l’impatto fino a che le autorità non pubblicheranno le cifre», dichiara Allison. «Al momento il numero di morti è ancora considerato un segreto di Stato». Un'altra questione conosciuta come ”rieducazione attraverso il lavoro” è stata abilmente messa da parte. Nonostante rispettabili studiosi condannino pubblicamente la condotta che permette imprigionare persone senza che ricevano assistenza legale e un regolare processo, Amnesty Interational sostiene che sempre più crimini sono puniti in questa maniera. «La polizia usa i Giochi Olimpici come pretesto», dice Allison. E, aggiunge, di questo «è in parte responsabile il Comitato Olimpico Internazionale. Per quel che vediamo, la loro ”diplomazia silenziosa” non ha dato nessun risultato».

Ad aprile, durante il percorso della torcia, il Presidente del Comitato Olimpico Internazionale (Ioc) Jacques Rogge ha insistito sul fatto che il Comitato era apolitico. «Il Comitato rispetta le Ong, i gruppi d’attivisti e le loro cause e cerca regolarmente il dialogo. Detto questo non siamo un’organizzazione politica né militante», ha dichiarato Rogge. «La Cina cambierà nel momento in cui sarà sottoposta al giudizio del mondo attraverso i 25.000 mass media che seguiranno le Olimpiadi. I Giochi sono la forza benefica, il catalizzatore per il cambiamento, non una panacea per tutti i mali».

Il 2009 potrebbe essere altrettanto interessante per la Cina. Si celebrerà sia l’anniversario della Repubblica Popolare che quello del massacro di Piazza Tiananmen e le due cose potrebbero mettere il Governo ancor di più sotto pressione. Qualcuno pensa che ci sarà un graduale miglioramento delle condizioni di libertà, ma Allison non sembra convinto: «Potrebbero usare le Olimpiadi come esperimento per vedere se sono in grado di farla franca». E continua: «Lo schema che vediamo lascia pensare che, in realtà, ciò che vogliono è sapere se la comunità internazionale reagirà oppure no. Per questo è importante che la gente parli adesso».