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L’ascesa del calcio russo

Articolo pubblicato il 24 giugno 2008
Articolo pubblicato il 24 giugno 2008
Il 26 giugno la Spagna ha bloccato l’avanzata russa (3-0) alle finali degli Europei 2008. Uno scontro tra due nazionali in ascesa che ha visto gli iberici di Aragones arrestare le speranze della quadra di Hiddink. Eppure la Russia si era organizzata. Un’analisi.

Tre uomini con una maglietta rossa con un’aquila coronata, una birra in latina in mano e sul tavolo una bottiglietta di plastica. Niente acqua, solo vodka. I tre sono atterrati nell’aeroporto di Francoforte, sulla strada tra l’Austria e San Pietroburgo. Hanno deciso di vedere la partita contro l’Olanda nel Kebab che si trova al terminal due. Davanti al televisore un pubblico di viaggiatori e taxisti, tutti stupiti, come il resto del pubblico europeo, di vedere i russi vincere questa partita.

I russi non sono mai stanchi

Anche se non sembrava evidente, l’ascesa russa nel calcio era prevedibile. È balzata agli occhi di tutti con l’azione del centravanti russo Andrei Arshavin contro la difesa olandese. Ma che dire degli Zhirkovs, Semaks e Zyryanovs, più rapidi dei loro contrattaccanti olandesi e che giocano nelle migliori squadre dell’Europa occidentale? Oltre alle capacità di Guus Hiddink l’allenatore olandese della nazionale russa, conosciuto per saper ottenere il massimo dai sui giocatori, ci sono anche delle condizioni strutturali che hanno favorito l’ascesa di questa squadra. Un esempio: lo Zenit di San Pietroburgo, dopo la vittoria della coppa Uefa, ha avuto cinque giorni liberi (cioè senza partite di campionato) per poter migliorare le sue prestazioni in previsione degli Europei. E, infatti, la partita con la nazionale olandese somiglia molto, negli esiti, a quella tra il San Pietroburgo e il Bayern Monaco (4-1), dove i riposati russi hanno avuto la meglio sugli stanchi tedeschi. Ora il campione russo ha ancora da recuperare cinque giornate nella sua lega nazionale.

Quando calcio e politica vanno a braccetto

La lega russa organizza il suo campionato anche in base alle aspirazioni nazionali. E per questo cade a pennello che il Ministro dello Sport, Vitali Mutko sia anche Presidente della federazione di Calcio. Pietra di paragone: Luca Toni quest’anno ha giocato il doppio delle partite di Andrei Arshavin. Il fuoriclasse italiano è quindi arrivato agli Europei 2008 già sovraccarico.

Il calcio è ormai diventato una priorità dell’oligarchia russa, che cerca di favorirne gli esiti. Un’altra regola che ha molto aiutato questa nazionale è quella che, esistente da tre anni, limita il numero dei giocatori stranieri: ci possono essere solo sette non-russi per squadra. Dal 2010, solo sei. Un paragone: nell’Arsenal ad esempio, gli undici potrebbero uscire in campo senza un solo inglese.

C’è un’altra ragione che giustifica i risultati russi: Guus Hiddink. Anche la Polonia, con Leo Beenhakker, è diretta da un’olandese, un altro degli allenatori storici dell’Ajax di Amsterdam, che diventata una sorta di modello per tutte le squadre del continente. La Germania potrebbe trovarsi ad affrontare questa Russia durante le classificazioni contro per i Mondiali, ma potrebbe succedere anche prima. Quando? Alle finali degli Europei, se la nazionale di Mosca riuscirà ad imporsi sugli spagnoli. 

L'autore, Olaf Sundermeyer, è membro della rete di corrispondentin-ost.