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La mia notte surreale all'aereoporto di Sofia

Articolo pubblicato il 08 novembre 2017
Articolo pubblicato il 08 novembre 2017

Sono sempre stato un tipo maldestro. Spesso mi ritrovo in situazioni assurde, in posti improbabili. In questo momento sono bloccato all'aereoporto di Sofia, nella zona internazionale bulgara, alla mercé di un'odissea tanto folle quanto incredibile. Una nuova versione di The Terminal.

L'altoparlante si sente solo poco prima dell'atterraggio. Il pilota fa un annuncio alquanto insolito. « Stiamo attraversando una zona di turbolenza, si prega di tenere le cinture non allacciate per una rapida evacuazione dell'aereo ».  Sbircio i miei colleghi di lavoro, venuti per la stessa occasione: un seminario nella città di Plovdiv a due ore dalla capitale Sofia. Sembrano avere la mia stessa reazione, a metà strada tra un principio d'ansia e la voglia matta di scoppiare in una risata. Alla fine le scosse si rivelano inoffensive e l'atterraggio avviene come sempre. Soltanto più tardi le cose cominciano a prendere una brutta piega. 

L'Avventura è l'Avventura

Giunto alla dogana la polizia controlla i miei documenti. Il passaporto è scaduto dal 2015, ma a detta del doganiere di Parigi, mi era permesso viaggiare nello spazio Schengen. Nessun problema quindi. Eccetto che la Bulgaria non ne fa parte e la polizia bulgara di frontiera lo sa bene. Dal primo settembre 2007 la Bulgaria è entrata nell'Unione Europea ma non nella zona euro. Non è quindi sottoposta alle medesime regolamentazioni. La ratifica della Bulgaria però, prevista per l'inizio del 2014, è stata respinta a data da destinarsi a causa dell'opposizione di alcune nazioni come GermaniaRegno Unito e Danimarca

Detto ciò, non poteva capitarmi nulla di grave perché avevo portato con me la mia carta d'identità (non è necessario il visto per gli immigrati di paesi europei). Con mia grande sorpresa, mi viene detto che non è ugualmente valida, alla stregua del mio passaporto. Seguono infinite negoziazioni con la polizia. Dopo 5 minuti la sentenza è pronunciata. « Voi non entrate in territorio bulgaro, ripartite per la Francia », mi viene detto in un inglese gutturale. Sbalordito, chiedo spiegazioni ma quasi nessun membro della dogana sembra voler esprimersi in inglese. Figuriamoci in francese. Insomma, sembra che nessuno voglia comunicare con me, tanto meno ascoltare quello che ho da dire. Ripenso ai 40 euro che ho prelevato (circa un sesto del salario medio bulgaro) e una strana idea mi passa per la mente. Che si trasforma poi in un clichè, persino adeguato. D'altronde i casi di corruzione nella polizia bulgara sono più che concreti, dato che le infrazioni stradali possono regolarsi a forza di bustarelle e piccoli accordi. Tra l'altro è anche ciò che viene mostrato nel 2014 dal canale franco-tedesco Arte nel suo documentario intitolato Bulgarie, les flics ripoux sous surveillance (Bulgaria, poliziotti corrotti sotto sorveglianza ndt.): si vede un agente di polizia mentre accetta una banconota di 20 lev (circa 10 euro) da un automobilista durante un pattugliamento per le strade di Sofia. In quel periodo il ministro dell'interno Veselin Vuchkov si lanciava in un obbrobrioso cantiere e metteva in atto numerose misure specifiche indirizzate alla polizia stradale. « E' curioso mobilitare i poliziotti, non per perseguire i grandi criminali bensì per sorvegliare i loro colleghi, che lasciati a loro stessi soccombono alla tentazione », scrive a questo proposito la giornalista bulgara Ivo Indjev sul suo blog. 

Aldo

Uno dei poliziotti, brizzolato e panciuto, ordina di sedermi. Con un revolver vintage appeso alla bandoliera, è lo spaccone del gruppo. Somiglia ad Aldo Maccione in spiaggia mentre prova a sedurre le ragazze intente a prendere il sole. 

Ottengo finalmente di parlare al telefono con l'ambasciata francese. Il mio entusiasmo svanisce in un attimo. Scopro che la mia carta d'identità non è considerata valida da ottobre 2016, e lo scopro in Bulgaria, un anno dopo. Risultato: rischio di furto di identità e di conseguenza il divieto di entrare sul territorio. Meglio che mi abitui all'idea, sarò rispedito in Francia. Di preciso l'indomani alle 17, secondo la polizia. Ed è in quel momento che i miei rapporti con le guardie di frontiera, sino ad allora piuttosto conflittuali, si stravolgono. L'Aldo Maccione bulgaro mi spiega che devo restare all'ufficio della dogana fino alle 20, ora alla quale sarò « libero » di raggiungere la zona internazionale per passarci le successive 24 ore. Nel vedermi così demoralizzato, mi porge una sigaretta. Come in tutti gli aereoporti però, è vietato fumare anche in quello di Sofia. Ma per i poliziotti bulgari pare di no. « Cigarettes from Bulgaria, very good ! » . Chiedo di andare al bagno. Aldo mi dà il permesso a condizione che « non mi dia alla fuga » precisa, mentre mi dà una pacca sulla spalla seguita da una grassa risata. Al mio ritorno mi dà il benvenuto in Bulgaria continuando a ridere di gusto. Proprio come l'umorista Dieudonné nel suo sketch sul presidente africano.

Estrae una bottiglia e due bicchieri. Capisco che è già sbronzo. Dire che appoggia i bicchieri sul tavolo è un eufemismo. Aldo lo fa con veemenza, stile cow boy bulgaro.

Prova a spiegarmi di che bottiglia si tratta ma non capisco nulla tranne che è alcol a 50 gradi e che c'entra del latte fermentato. « To France and Bulgaria ! » sbraita, mentre alza il bicchiere prima di ingurgitare la bevanda. Faccio lo stesso. Il sapore non mi convince ma data la situazione non mi sorprende nemmeno. Squilla un telefono. La suoneria mi è molto familiare, mi riporta ai tempi dell'infanzia.  « Vi piace Supermario in Francia ? » mi domanda in tono greve. Non capisco quale interesse possa avere la mia risposta ma data l'assurdità di questa storia finisco per dargli retta. Arriva qualcuno. Probabilmente un poliziotto, o un amico di Aldo. Tiene una valigetta. La apre davanti a me tirandone fuori una specie di fucile d'assalto non assemblato. Aldo non sembra condividere il mio stupore, anzi è quasi divertito. Avviene uno scambio tra i due, Aldo chiede al suo amico se il fucile è carico ma parlano in bulgaro e non posso garantirlo.

Nia

Dopo una lunga attesa, mi si comunica che sarò libero di partire l'indomani alle 17, che ormai sono « libero » di recarmi presso la zona internazionale. Ciliegina sulla torta, Aldo fa battute oscene sulle donne bulgare e sulle stripper nel tentativo di confortarmi. Finito il suo servizio, mi augura buona fortuna e mi dà l'ennesima pacca sulla spalla. Lo rimpiazza una poliziotta, armata, come tutti gli agenti dell'aereoporto. Non conosce ancora la mia situazione. Mi alzo per spiegare e lei ribatte che sento di alcol. Vorrei chiarirle che è stato il suo collega a offrirmi da bere ma non mi ascolta ordinandomi di sedermi. Tira una brutta aria nella nuova squadra.

Nel varcare la dogana, l'inno nazionale bulgaro risuona da una cassa posta sopra la porta automatica. Non ci presto ulteriore attenzione, invece salgo la scala per raggiungere la zona internazionale. Affamato, mi dirigo verso il primo fast-food. Ennesima batosta, il cassiere non accetta l'euro. Me ne vado contrariato e arrabbiato e alla ricerca di un posticino dove passare la notte. Dopo aver setacciato l'aereoporto in lungo e in largo trovo una poltrona massaggiante in cuoio nero. Una ragazza bulgara è seduta accanto a me. Si chiama Nia, ha diciannove anni e lavora all'aereoporto tre giorni a settimana. Propone ai viaggiatori delle gite nella realtà aumentata per dieci minuti al costo di cinque euro. E' l'attrazione dell'aereoporto. Ci intendiamo subito. Parla inglese perciò la comunicazione è di gran lunga più semplice. Le espongo la mia storia dall'inizio e sembra capirmi. Un vero sollievo. Nia dice di percepire un divario con il popolo bulgaro sul piano generazionale. « Le persone non capiscono perché porto dei tatuaggi o il piercing alle labbra. E' la vita »continua. Il suo impiego parziale le permette di mettere da parte qualche guadagno ma Nia fa anche la modella per un'agenzia fotografica in modo da poter proseguire gli studi di grafica in Italia. A mezzanotte, Nia lascia l'aereoporto ed è con un buco allo stomaco che mi riapproprio della mia poltrona per trascorrerci la nottata.

L'epilogo

Qualche crampo al collo più tardi, mi sveglio e raggiungo la stazione di polizia, dove mi aspettano due poliziotti per farmi rimpatriare. Non proprio. In realtà sono venuti a scortare, su ordine del Ministero degli Interni, un giovane rifugiato afghano, bloccato come me in Bulgaria, che puntava a raggiungere la Francia per rimanerci. Avevano comunque la missione di riportarmi in Francia ma solamente più tardi. Ci trovavamo nello stesso pasticcio percui gli sorrisi. Lui era soddisfatto di ritornare in Francia, là dove settimane prima non era riuscito a chiedere l'asilo. Parlo con i poliziotti della mia e della sua situazione e mi rendo conto che la sua gioia purtroppo avrà durata breve. Le affermazioni della polizia francese di frontiera fanno eco nella mia testa. Quello con il grado più alto mi spiega come sia facile per loro riconoscere un clandestino, in particolare quelli « neri con le scarpe bianche ». Il seguito è ancora più triste. « Il nostro caro ragazzo laggiù, è contento. La Bulgaria di lui non ne vuole sapere, allora lo riportiamo in Francia. Ma quello che non sa, è che dopo i giorni di fermo si farà beccare e rispedire in Afghanistan ».  Perplesso gli domando come fa ad esserne così sicuro. Lui prosegue « Succede sempre così. Gli avvocati gli voleranno addosso e gli faranno credere di poter salvare lui e la sua famiglia »,  una procedura legale impossibile secondo lui. Il poliziotto non ha dubbi sul destino riservato al rifugiato. Gli « spremeranno » 2000 euro e ritornerà al suo Paese. E conclude con una morale alquanto discutibile. « Si spara sempre a zero sulla polizia ma non si parla mai del resto. Chiunque vuole riempirsi le tasche, è il denaro la linfa vitale della guerra ».

In seguito a numerose negoziazioni con diverse compagnie, mi trovano un biglietto. Mi dirigo verso l'imbarco con i due poliziotti bulgari con cui alla fine avevo simpatizzato. Nel reparto duty-free domando loro il miglior prodotto tipico bulgaro. Con mia grande sorpresa mi rispondono che è il vino. Così dicono. Stringo la mano ai due poliziotti che mi augurano un buon ritorno in Francia, e a cuor leggero salgo sull'aereo.

Al mio arrivo una camionetta della polizia mi attende sulla pista, accanto all'aereo. « E' lei il giornalista che è stato espulso dalla Bulgaria?». La situazione mi sembra così imbarazzante che annuisco sorridendo. Mi trasportano alla stazione di polizia che si trova dall'altra parte dell'aereoporto Charles de Gaulle. Dopo aver verificato la mia fedina penale mi confermano che è tutto in ordine. Decido di raccontare la mia odissea bulgara all'amministrazione che non capisce perché mi è stato vietato l'ingresso sul territorio, nonostante il passaporto scaduto. Una volta libero di andare, mi dirigo verso la porta poi mi volto e annuncio la mia intenzione di scrivere un pezzo su questa mia avventura rocambolesca. Approvano. Un poliziotto allora mi dice : « Non dimentichi di parlare di noi nel suo articolo. Per una volta sentiremo qualcosa di nuovo» . Sorrido e chiudo la porta dietro di me. Resto immobile per qualche secondo davanti alla porta e ripenso a tutto ciò che mi è accaduto. Addirittura per la mia vita assurda, è stato qualcosa di inaspettato.

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