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Isabel Soares: frutta "brutta" per bella gente

Articolo pubblicato il 26 novembre 2015
Articolo pubblicato il 26 novembre 2015

Anche le persone di bell'aspetto mangiano la frutta "brutta". Questa con questa idea che Isabel Soares, una giovane ingegnere ambientale portoghese, spera di sensibilizzare la popolazione sullo spreco alimentare dovuto a ragioni estetiche. Il suo progetto Fruta Feia, al secondo anno di attività, è già riuscito a cambiare l'opinione di molte persone.

Isabel Soares, 33 anni, ingegnere ambientale di Lisbona, è la mente che ha ideato l'iniziativa Fruta Feia, un progetto che si batte contro gli sprechi alimentari in Portogallo.

Le belle persone mangiano la frutta "brutta"

Nel 2013, quando viveva a Barcellona, assiste ad una serie di documentari sulla questione dei rifiuti alimentari in Europa. Le cifre annunciate la stordiscono e la preoccupano. Ma la goccia che fa traboccare il vaso è quando suo zio, un agricoltore portoghese, le dice che ha dovuto buttare via il 40% delle sue deliziose pere perché non rispettavano il calibro voluto dalla grande distribuzione: non corrispondevano al "canone estetico" delle pere. Così, Isabel ha deciso di mettere fine a questa storia.

La sua idea ha preso forma e oggi, due anni dopo, è pienamente operativa. Fruta Feia (letteralmente "frutta brutta" in portoghese, n.d.r.) è il nome della cooperativa senza scopo di lucro fondata da Isabel insieme ad altri due soci. Il suo motto è accativante: "Le belle persone mangiano la frutta 'brutta'". Così come il suo funzionamento. Consiste semplicemente nell'acquistare il cibo dagli agricoltori che non riescono a distribuirlo per motivi estetici, e nel venderlo a persone che apprezzano i prodotti freschi e locali, ad un buon prezzo e senza dover sacrificare la qualità.

Secondo la sua ideatrice, «Fruta Feia è una cooperativa che cerca di risolvere un problema che non si verifica solo in Portogallo, ma in tutti i Paesi europei». La proposta di Isabel per il prossimo vertice mondiale sul clima, la COP21 a Parigi, va in questo senso: «Ci piacerebbe vedere un dibattito sulla necessità di cambiare i criteri di qualità relativi all'aspetto del cibo, imposti dalla legislazione europea e nazionale, o dalle aziende e dai supermercati stessi. Queste norme sono la causa alla base dell'inutile smaltimento di frutta e verdura fresca, e tutto ciò innesca un aumento dei rifiuti alimentari».

Benefici per tutti

In questi due anni di attività, Fruta Feia ha recuperato più di 168 tonnellate di cibo, con la partecipazione di 45 agricoltori e grazie alla fedeltà di circa 800 clienti. Un risultato inaspettato e più che soddisfacente, che incoraggia Fruta Feia ad espandersi in altre città del Portogallo e forse, più in là, in altri Paesi.

Isabel ci racconta con orgoglio dei progressi del suo progetto: «Gli agricoltori ne traggono vantaggio perché ottengono una maggiore produttività e un reddito supplementare, vendendo frutta e verdura che in passato erano considerate inutilizzabili. I consumatori hanno la possibilità di mangiare cibo locale e fresco ad un prezzo più basso; sul Pianeta si ha così un risparmio di risorse, e si riducono i gas serra emessi nella fase di decomposizione organica».

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Questo articolo fa parte del progetto #21Faces: abbiamo raccolto 21 storie di 21 giovani per raccontare un'Europa "verde", originale e innovativa in vista della COP21, la grande conferenza mondiale sul cambiamento climatico, organizzata a Parigi dal 30 novembre all'11 dicembre 2015.