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Io, stagista italiana a Bruxelles

Articolo pubblicato il 22 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 22 febbraio 2015

Il tirocinio a Bruxelles è stata anche la mia prima esperienza di vita all’estero. Anche prima del mio Erasmus! Avevo 22 anni e mi ero appena laureata alla triennale. Ho deciso che, prima di continuare con la magistrale, avrei voluto prendermi una pausa e fare esperienza, così ho fatto domanda per il MAE-CRUI che permette di lavorare 3 mesi in uno degli uffici del Ministero degli esteri nel mondo.

Ero molto emozionata all’idea di vivere a Bruxelles e non mi sono mai sentita una straniera lì. La città non ha un’identità ben definita a causa delle circostanze storiche che hanno portato alla sua costituzione e alla grande quantità di stranieri che vi vivono. È la città di nessuno e per questo può essere la città di tutti.

Sfortunatamente il tirocinio non prevedeva una retribuzione ma ho lavorato nel settore comunicazione dell’Istituto italiano di cultura di Bruxelles, che promuove la cultura italiana all’estero. Il lavoro è stato impegnativo, a volte ho lavorato per 12 ore di fila e siccome quasi tutti i negozi chiudono alle 18, spesso questo ha significato non avere tempo per nient’altro, a volte nemmeno per la cena.  

Ricordo il primo tragico giorno di lavoro: dopo cinque minuti che ero arrivata il mio direttore mi ha chiesto delle fotocopie a colori fronte-retro, ma la fotocopiatrice aveva più impostazioni di uno shuttle. Comunque, da quel momento in poi, le cose sono andate sempre meglio. Ho stretto una solida amicizia con gli altri stagisti che per me sono stati come una seconda famiglia sia durante la mia permanenza, sia dopo. 

Bruxelles, però, è la città del potere politico europeo e le persone possono essere senza scrupoli. Ho sentito aneddoti e assistito più volte a dei momenti in cui qualcuno faceva le scarpe a un amico per mettersi in mostra sul lavoro. A parte ciò, che per fortuna non mi ha toccato personalmente, l’intera esperienza è stata stimolante: ho avuto la possibilità di incontrare famosi cantanti e scrittori ingaggiati dall’Istituto o di assistere ai loro spettacoli per lavoro e, siccome l’Istituto collabora con l’Ambasciata italiana, di incontrare anche membri del Parlamento europeo ed italiano.

Lo stage è andato oltre le mie aspettative: a Bruxelles i capi danno molte responsabilità ai tirocinanti. Questo causa una dose di stress non indifferente ma in fin dei conti è molto stimolante. È una strana sensazione: tutto era più grande e più importante rispetto alla mia vita a casa ma, allo stesso tempo, più a portata di mano come mai prima di allora. Di certo, la mentalità aperta del Nord Europa mi è stata d'aiuto in questo, così come la comunità di expat italiani. 

Ho avuto la fortuna di poter subaffittare la stanza di un’amica di amici che doveva partire per il Congo, vicino place Flagey, ad Ixelles. È una delle zone più belle di Bruxelles e, grazie alle circostanze, miracolosamente più economica rispetto agli standard della città. All’inizio non è stato facile vivere là. Le stanze erano in realtà Kots: avevamo i lavandini solo nelle stanze, con toilette e docce condivise. Non c’era nemmeno un soggiorno, l’unico spazio dove potersi incontrare era la cucina. 

Vivevo con 8 ragazzi fiamminghi ma in realtà, nessuno mi parlava perché non conoscevo il fiammingo! Non mi aspettavo che i belgi fossero così introversi e timidi e mi sono sentita abbastanza sola. Soprattutto avevamo opinioni diverse sul concetto di pulizia e alcuni giorni, proprio per quella cosa, sono stati un incubo.

Per fortuna, condividendo la mia esperienza con altri stagisti, mi sono resa conto di non essere sola! Mi hanno spiegato che le relazioni tra Vallonia e Fiandre spesso inaspriscono le relazioni tra le persone, rendendole talvolta asociali con chi è esterno al loro gruppo. Alla fine, dopo un po', mi sono spostata in un’altra casa con un’amica (una casa vera stavolta) a Matongé, il quartiere africano, e lì, con dei coinquilini belgi fantastici, sono stata benissimo.

Posso dire che qua la gran parte delle persone si incontra grazie al lavoro (il che non significa necessa-riamente lavorare nello stesso ufficio). Il resto sono colleghi che si incontrano a cena a casa di amici o anche tramite la comunità del Couchsurfing che organizza incontri settimanali. C’è anche un grande evento mensile, l’AntiTapas, organizzato da ragazzi italiani e spagnoli, durante il quale vengono montati 4-5 palchi con diversi tipi di musica oltre che stand di cibo, abiti e altre attività eclettiche.

Durante l’estate sono molto popolari gli Apéros urbaines, aperitivi dopo-lavoro che si tengono nei più famosi parchi della città. Ci sono una grande quantità di bei bar anche a Châtelaine (che una volta alla settimana ha un bellissimo ma ahimé caro mercato) e di caffetterie a Marolles (dove nel week end si tiene il mercato delle pulci). A me piace molto la Piola Libri dove ci si può godere un vero aperitivo italiano mentre si ascolta un concerto o un reading. D’inverno, invece, le persone solitamente organizzano cene in casa con gli amici.

Nonostante sia più economica rispetto ad altre citta europee, alcune cose sono inevitabilmente costose: ristoranti, cibo importato, abbonamenti ai mezzi pubblici e affitti. Per il resto, però, si tratta di avere la curiosità di esplorare e, magari, di ricevere qualche dritta. Difatti, data l’eterogeneità socio-economica della città, è possibile trovare attività e servizi ad un’ampia gamma di prezzi.

Comunque non posso dire che Bruxelles sia una città sicura. La povertà è molto visibile e può danneggiare le relazioni tra gli abitanti della città. Le molestie verbali per strada sono molto comuni e una ragazza può sentirsi sconfortata nel tornare a casa a piedi da sola la sera. Ma nonostante ciò, nel mio caso nessuno è mai andato oltre la semplice molestia verbale.

A parte questo, ho amato Bruxelles. È una città cosmopolita dove ogni giorno accade qualcosa di interessante. Allo stesso tempo è una città multietnica, come si nota dalla grande quantità di quartieri e di locali etnici nelle strade.  Ma soprattutto, è una città europea.

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Hanno background differenti, sono diversi e credono in cose diverse. La loro vita può andare in qualsiasi direzione, casa loro domani può essere ovunque. Ma una cosa è certa: ad un certo punto tutti quanti faranno un tirocinio. Meglio se all'estero. Intern Nation: i ritratti dei tirocinanti e delle loro esperienze in Europa.