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Io, stagista francese a Bologna

Articolo pubblicato il 18 marzo 2015
Articolo pubblicato il 18 marzo 2015

Processi, gite, ricorsi, uscite... Detto così, potrei sembrare una carcerata. Ma non spaventatevi! Sono una studentessa di diritto internazionale ed europeo, e quella che ho descritto non è che la mia vita di stagista in Italia, a Bologna

Benvenuti a Bologna, celebre per il suo ragù, per la mortadella e perché ospita la più antica università d'Europa. Siamo nel settembre del 2014, è l'ora della grande partenza. La storia, come tutte le altre, inizia con l'imprescindibile ricerca di una sistemazione: ci si può avventurare tra gli annunci pubblicati su internet o, se si è più folli, decidere di trovare qualcosa sul posto grazie ai brevi annunci affissi in via Zamboni, dove si trovano le Facoltà di Diritto, Lettere ed Economia. Dato che non sono pazza, ho scelto la prima opzione.   

Prendere le misure

In un primo tempo, fare i turisti permette di conoscere meglio la città in cui vivremo. Durante i primi giri a Bologna, rimango subito impressionata dalla sua architettura e dai portici che ne caratterizzano i marciapiedi. Sul mio cammino incontro le Due Torri, ovvero uno dei monumenti più conosciuti della città, e la non meno celebre Piazza Maggiore, ai piedi della basilica di San Petronio (una delle più grandi al mondo). Poi, quando ho voglia di viaggiare e di andare a Firenze, Venezia, Verona o Modena, non devo far altro che salire sul treno. Dopo essermi adattata alla città, arriva il momento di ambientarmi all'università. Durante le prime lezioni, rimango in particolar modo colpita da una cosa: mentre in Francia il 95% degli studenti prende gli appunti al computer, in Italia accade esattamente il contrario. Tutti scrivono a mano. E per quanto riguarda la lingua? Nessun problema, dato che l'ho studiata con passione fin dai tempi del liceo. D'altronde, è stato durante una gita scolastica in Toscana che mi sono innamorata a prima vista della lingua e della cultura del paese di Dante. 

Qui, per vita studentesca si intendono anche le uscite! E per i tanti studenti Erasmus di Bologna (circa un quarto della popolazione studentesca) associazioni come ESN e AEGEE organizzano numerose attività, oltre a proporre degli sconti per i viaggi o per le entrate in discoteca. Quando il cielo inizia a imbrunire, verso le 18, i bar della città organizzano degli aperitivi con un piccolo buffet. Costo? Tra i 6 e i 9 euro... praticamente un tocca sana per il conto in banca degli studenti. 

Con dicembre, arrivano anche i primi esami. E noi studiamo come (probabilmente) non abbiamo mai fatto prima: dobbiamo familiarizzare con questo nuovo vocabolario specifico, studiare diversi libri in tempo record, comprendere, apprendere. Fino alla vigilia degli esami, per lo più orali. Il programma? Stress, insonnia, poi i risultati positivi, le ricompense e la soddisfazione!

L'altra faccia della medaglia

Dopo le vacanze di Natale, passate (meritatamente) in famiglia, eccomi di ritorno in Italia. Con febbraio, arriva anche il momento di iniziare il mio stage di un mese presso un avvocato del Foro di Bologna. Una sopresa dopo l'altra: non sono la classica stagista che fa fotocopie tutto il giorno ma vengo quotidianament immersa nelle attività del mio capo. Assisto alle udienze in tribunale e a una mediazione. Riesco perfino a imparare come preparare i ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’Uomo e alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Tra l'altro, mi rendo pure conto di quanto sia indispensabile anche la lingua di Shakespeare dato che l'avvocato si occupa, tra gli altri, anche di un processo in corso in Romania. L'inglese, per comunicare con la controparte, è d'obbligo. 

Se il diritto italiano assomiglia decisamente al diritto francese – poiché gli italiani si sono ispirati al nostro sistema – i tribunali dei due Paesi non hanno niente a che spartire gli uni con gli altri. Io, per esempio, rimango impressionata dalle dimensioni strette dei corridoi dei tribunali italiani. Non è semplice muoversi. Inoltre, le indicazioni all'interno sono veramente poche e una stagista che non conosce affatto il luogo puo' avere delle serie difficoltà a orientarsi. Un'altra diferrenza è questa: in Francia le aule sono disposte intorno a un grande atrio mentre in Italia si affacciano sui corridoi, dove si trovano anche gli uffici dei giudici e quelli dell'amministrazione. 

È così che ho scoperto tutte le sfaccettature del mestiere, sia dal punto di vista professionale, sia dal punto di vista umano come, per esempio, i rapporti tra l'avvocato, i suoi clienti e i suoi colleghi. Contrariamente a quello che ci viene raccontato nei film e nelle serie TV, tra di loro non c'è una vera guerra. Ciononostante, malgrado tutti gli aspetti postivi di questo stage, adesso so che il mestiere di avvocato non è quello che fa per me. Quello che mi interessa veramente è riuscire a lavorare all'interno di un'istituzione europea o di un consolato.  

Cliché or not cliché?

Durante il mio soggiorno a Bologna ho apprezzato il lato accogliente degli italiani e li ho trovati davvero gentili. Per esempio, quando vi perdete, loro non esitano a fare quattro passi con voi per mostrarvi la giusta via. In Italia, poi, la pasta è una cosa sacra e una dose durante uno dei due pasti principali è a dir poco obbligatoria. Per restare nello stereotipo, pensavo che l'immagine dell'italiano che parla forte, facendo molti gesti, fosse una leggenda. Bene, è totalmente vero! 

Cara Italia, è certo, ci rivedremo!

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Hanno background differenti, sono diversi e credono in cose diverse. La loro vita può andare in qualsiasi direzione, casa loro domani può essere ovunque. Ma una cosa è certa: ad un certo punto tutti quanti faranno un tirocinio. Meglio se all'estero. Intern Nation: i ritratti dei tirocinanti e delle loro esperienze in Europa.