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Io, la Norvegia e appena 40 euro nel portafoglio

Articolo pubblicato il 18 maggio 2015
Articolo pubblicato il 18 maggio 2015

Tre settimane in Norvegia. Chi avrebbe mai pensato che avrei dormito su una spiaggia, visitato la grotta di una strega, immerso i piedi nella neve, dormito sul divano di un rifugiato, pulito il sedere a 30 galline,  accettato il passaggio di un pulmino, guardato giù da una scogliera alta 604 metri e passato tutto questo tempo nel secondo paese più costoso al mondo con meno di 30 £ (circa 40 euro)?

Sto scivolando sulla neve. Il freddo entra nei buchi delle mie vecchie scarpe da ginnastica mentre la pioggia ha già bagnato completamente me e tutto ciò che ho con me. Eppure canto a pieni polmoni, inventando una canzone per pregare che la montagna ci faccia scendere sani e salvi. Abbiamo deciso di arrampicarci un po' troppo tardi, sapendo che le condizioni meteo sarebbero peggiorate molto presto.                                                                                                                                               Quando abbiamo iniziato la nostra ascesa, alle 15, gli ultimi visitatori stavano scendendo, equipaggiati con impermeabili, bastoni da trekking e alcuni indossavano scarpe da neve. Eravamo patetici con le nostre borse e la tenda, fradice come noi. Julian cammina dietro di me e mi urla: «Sei pazza, Ronja!». Cercando di sopraffare il vento gli rispondo «Sì, ma ancora felice!». Questo è il motto dei nostri viaggi: pazzi, incredibili, incantevoli.                                                                                                       Al nostro arrivo non avevamo ancora una vera e propria idea della Norvegia, a parte qualche vaga immagine di fiordi e foreste. Mentre ero ancora nel Regno Unito avevo cambiato 100 sterline in corone norvegesi e questi sono stati gli unici soldi disponibili per entrambi durante tutto il viaggio. L'unico pensiero rassicurante era che Julian aveva già esperienze di viaggi economici. Dopo aver lasciato la sua casa in Messico, aveva vagato per sei mesi per Irlanda e Regno Unito. Ci siamo incontrati quando l'ho ospitato a casa mia mentre era in Galles.

Pozzanghere calde nella neve

La nostra avventura inizia vicino al confine con la Svezia. Stiamo facendo l'autostop. Dopo la tempesta di neve della notte precedente le condizioni delle strade sono pessime. Solo quando non ho più vestiti da mettere per combattere il freddo, un anziano norvegese si ferma per darci quello che è stato il nostro primo passaggio durante il viaggio.

Nonostante questo inizio difficile, alla fine riusciamo a visitare tutta la costa meridionale grazie all'aiuto di estranei, chiedendo solo un po' di cibo e due biglietti per il traghetto. Ce la siamo cavata principalmente grazie al  couchsurfing scegliendo le nostre mete a caso e nella campagna. Uno dei primi ad ospitarci è un giornalista eritreo che ci fa vedere cibo tipico dell'Africa dell'est e organizza la cerimonia tradizionale del caffè con i suoi amici. Finiamo con incontrarlo qualche giorno più tardi in una città al sud dove si trova in visita a un amico, che ci invita a passare la notte a casa sua.

Siamo sorpresi e grati di poter dare un'occhiata inaspettata alla cultura africana mentre siamo al centro della Scandinavia. Fare l'autostop diventa più facile una volta che raggiungiamo le autostrade del sud. Spesso la prima persona che incontriamo a una stazione di servizio ci da il passaggio: sembra quasi di volare attraverso il territorio. Gli autisti si lamentano spesso delle autostrade ventose e strette ma per noi non è altro che un viaggio spettacolare. Piano piano la nostra immagine della Norvegia diventa sempre meno incompleta.

Vediamo piccole città costiere che in estate sono piene zeppe dei turisti di Oslo, e avventurarsi nelle aree selvatiche è qualcosa presente nei cuori di molte persone. Quasi tutti fanno sci, trekking, vanno a pescare o a caccia e ci dicono che in estate la maggior parte delle persone che vivono vicino ai fiordi e ai fiumi usano le barche invece che le macchine. Nelle nostre escursioni scopriamo terre inesplorate dietro ogni collina, laghi desolati circondati da paludi dove si trovano le tracce delle passeggiate degli alci.

Galline pasquali

Durante la Pasqua passo il mio tempo in un pollaio. Io e Julian abbiamo deciso di fare volontariato in una fattoria in cambio di vitto e alloggio, le galline avevano bisogno urgente di una ripulita. Mi trovo dunque a reggere imponenti galline per le gambe mentre gli pulisco il sedere da croste e pidocchi vari.  Mi consolo in qualche modo vedendo agnelli appena nati e pulcini. Inoltre l'ambiente è fantastico. Usiamo i nostri pomeriggi per esplorare i dintorni e scendiamo anche nella grotta che una strega norvegese usava come dimora prima di essere bruciata sul rogo.

Dopo una settimana nello stesso posto i nostri piedi scalpitano e siamo pronti a riprendere la strada. Lasciamo la fattoria camminando nella foschia del mattino. Solo il canto degli uccelli lontani e il battere dei bastoni da escursione di Julian sull'asfalto penetrano l'aria spessa e umida a cui, alcune volte, si unisce il ronzio dei pali dell'alta tensione. Racconto una favola tedesca sugli elfi che portano i bambini nella nebbia delle foreste quando all'improvviso si ferma una macchina. O meglio, un pulmino della scuola. L'autista ci propone, da quello che posso capire del suo norvegese, di portarci in centro città. Quindici minuti dopo siamo nella valle dove i bambini si affrettano per andare a scuola.                                                                                                                                                               Ci mettiamo altre due ore di camminata per raggiungere il prossimo posto dove fare autostop in autostrada con niente da mangiare se non una piccola scatoletta di salmone regalataci da qualcuno che ci ha ospitati. Nonostante ciò siamo calmi, a parte quei momenti in cui ci mettiamo a cantare e urlare contro le montagne silenziose. Quando raggiungiamo la stazione di servizio vicino alla E39, che segue tutta la costa ovest della Norvegia, è quasi vuota. Solo una macchina va nella nostra direzione ed è guidata da una ragazza sulla ventina che non ha mai dato un passaggio in vita sua. Le chiedo un passaggio ma risponde: «Non lo so. Sono un po' restia ad avere estranei nella mia macchina». Parliamo per un po' e le promettiamo che ci comporteremo bene. Dieci minuti dopo ci fa segno di entrare. Nonostante le sue paure iniziali, dimentichiamo presto di essere sconosciuti e parliamo di calcio, scacchi e industria petroliera.  Quando inizio a parlare della musica norvegese chiama un amico per stilare una playlist di artisti dei quali non abbiamo mai sentito parlare e ci da consigli su cosa fare una volta arrivati a  Stavanger.

Spiagge? In Norvegia?

Poco dopo esserci lasciati, un po' di chilometri più a est, accettiamo un passaggio da Rune, un ingegnere che controlla la qualità dell'acqua in Norvegia (evidentemente facendo un buon lavoro) e, possiamo dire, un angelo. Quando sente il nostro piano che prevede di prendere il traghetto fino a Haugesund senza rimanere a  Stavanger, dice: «Ma non avete visto le spiagge, la città, le scogliere!».

Ovviamente noi non conosciamo la zona e il suo consiglio finisce per cambiare rapidamente (nonché completamente) i nostri piani. Sulla via per il centro ci mostra una collina con un bunker e ci illustra la sua idea: «Allora, vi do il mio numero di telefono e voi andate a visitare la città. Quando torno indietro vi chiamo e andiamo insieme in spiaggia».  Siamo senza parole, gli chiedo se possiamo lasciare i bagagli in macchina durante la visita e quando mi risponde «certo, se vi fidate» mi viene in mente che lo conosciamo solo da un'ora ma, per quanto mi riguarda, non mi interessa.

Con la luce alle nostre spalle camminiamo per la città e assaltiamo il primo supermercato che troviamo. Siamo affamati. Siccome non capiamo le scritte in norvegese sui pacchetti, Julian chiede aiuto a un altro cliente. Scopriamo così che neanche lui lo parla, essendo un rifugiato iraniano. Entrambi si tuffano in un'animata discussione dato che il lungo viaggio di Julian dovrebbe portarlo alla fine in Iran. Due ore dopo ci incontriamo di nuovo e ci scambiamo i numeri, «in caso aveste bisogno di aiuto qua intorno». Poi Rune ci viene a prendere, ci porta alla spiaggia e ci lascia una coperta in più per la notte. Accendiamo un fuoco, ascoltiamo le onde e il vento e ci chiediamo come mai non abbiamo mai sentito parlare di spiagge in Norvegia. La notte è fredda ma abbiamo una tenda e dei sacchi a pelo, in più usiamo il trucco di mettere delle borse di plastica sotto a vari strati di calze per tenere i piedi al caldo.

Su per la scogliera, per poi tornare in Iran

Il giorno dopo, ci dà un passaggio un ragazzo che organizza gare di aquiloni. Dopo un altro giro turistico ci lascia al porto da dove partirà il nostro traghetto. Il nostro piano prevede di arrivare a Preikestolen, le fantastiche scogliere dei fiordi. Ci scoraggiano i pacchetti turistici, biglietto di traghetto e pullman a circa 25 sterline a persona. Soldi che non siamo disposti a spendere. Troviamo un traghetto per conto nostro e ci affidiamo al futuro invece che ai trasporti pubblici.

Sul traghetto chiediamo in giro ma nessuno deve raggiungere il sentiero con la macchina, perciò decidiamo di incamminarci a piedi. Dopo un quarto d'ora si ferma una macchina, sbuca fuori una nonnina dicendo, con un accento così marcato che quasi non capisco il suo inglese: «Aspettate qui. Portiamo a casa la spesa e torniamo tra 10 minuti».  A quanto pare Julian aveva chiesto il passaggio a una coppia sul traghetto la quale non aveva accettato perché non andava nella nostra direzione. Apparentemente la loro gentilezza ha avuto la meglio e hanno deciso di darci un passaggio comunque su per la montagna. Prima di lasciare la macchina, la signora ci scrive il suo nome e il numero di telefono su un pezzo di carta così possiamo chiamarla in caso di perdessimo sulla montagna.

Quattro ore, un'avventura incredibile e un sacco di pioggia dopo, ci rendiamo conto che siamo così fradici da non poter dormire fuori la notte come avevamo sperato, e non ci sono più escursionisti che ci possano dare un passaggio a valle.  Judith and Bjarne vengono in nostro soccorso, ci portano indietro al porto e ci lasciano il loro indirizzo in caso volessimo tornare all'isola o mandare una cartolina di auguri. Presto abbiamo un'altra occasione di cui essere grati: quando spieghiamo la situazione al nostro amico iraniano ci invita immediatamente a passare la notte nel suo appartamento. Ci prepara la cena e si rifiuta di usare il nostro cibo per prepararla. La serata diventa magica, veniamo rapiti dalla poesia persiana, dalla musica iraniana e dalla sua ospitalità.

Sono state tre fantastiche settimane, e mi sento molto fortunata ad aver conosciuto tutte queste persone, ad aver esplorato la terra dei troll,e ad aver provato che a nessuno servono molti soldi per esplorare il secondo paese più costoso del mondo.