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Il motto dei Mondiali di calcio femminile 2011: Kick it like Prinz!

Articolo pubblicato il 13 luglio 2011
Articolo pubblicato il 13 luglio 2011
2011. Non solo le vacanze di Barbara Berlusconi con Pato, i baciati rubati tra Géard Piqué e Shakira, o l'ultimo figlio  riconosciuto da Cristiano Ronaldo: le donne entrano prepotentemente nel mondo del calcio dalla porta principale.

Nel corso delle prossime tre settimane 16 squadre si contenderanno il titolo in occasione dei Campionati mondiali di calcio femminile 2011 indetti dalla FIFA. Ne sono cambiate di cose da quando, nel lontano 1984, le “British Ladies” segnarono la nascita della prima squadra ufficiale di calcio femminile in Inghilterra. Una situazione agli antipodi rispetto alla Germania, dove questo sport era stato ufficialmente vietato alle donne sin dalla metà degli anni Cinquanta perché “la lotta per il possesso palla svilisce la grazia femminile, il corpo e l’anima inevitabilmente ne risentono, mentre l’esibizione del corpo costituisce un’offesa alla decenza e al decoro.” Il divieto sarebbe poi stato abolito solo nel 1970.

Oggi la nazionale femminile di calcio tedesca è, insieme agli Stati Uniti, la squadra più forte del mondo. Ai due titoli mondiali e alle sette vittorie riportate agli Europei si aggiunge un altro primato: a tutt’oggi la Germania è l’unico Paese ad aver trionfato ai Campionati Mondiali ed Europei con la propria nazionale maschile e femminile. Star assoluta della squadra è la giocatrice dei record Birgit Prinz, la bomber che è stata capocannoniere ai Mondiali del 2003. Le due nazionali del calcio tedesco, entrambe attualmente detentrici del titolo mondiale e con alle spalle sette vittorie agli Europei, hanno dunque tutte le carte in regola per solleticare l’interesse degli spettatori, e non solo in Germania.

Sex sells

I progetti sono ambiziosi: in occasione dei Mondiali di quest’anno si punta ad accrescere la visibilità del calcio femminile. Per la prima volta tutte le partite verranno trasmesse integralmente dalla tv tedesca, la risonanza mediatica che ha preceduto l’evento è stata senza eguali, mentre esponenti del mondo della politica e dell’industria sono improvvisamente diventati dei fan accaniti di questo sport. Naturalmente continuano a levarsi delle voci contrarie: oltre agli slogan maschilisti, come quelli snocciolati da un celebre comico tedesco (secondo il quale “Gli uomini hanno 100 grammi di cervello in più rispetto alle donne – ovviamente anche quando si parla della regola del fuorigioco”), le critiche riguardano anche la maggiore lentezza dello stile di gioco. Persino le iniziative nate con le migliori intenzioni a volte possono rivelarsi alquanto infelici: ne è un esempio la scelta del partner mediatico, caduta sulla rivista femminile Brigitte, nota ai più per la “dieta Brigitte” e per le proposte di moda alquanto superate. La squadra tedesca pubblicizza inoltre una catena di negozi di elettrodomestici all’insegna del motto “I più bei Mondiali di tutti i tempi”, e per chiudere in bellezza cinque giocatrici hanno posato senza veli per Playboy. Sembra insomma che la consacrazione mediatica di questo sport debba comunque passare attraverso una certa pubblicità dai toni ammiccanti.

“Io non lo farei, ma credo che ognuno debba fare ciò che vuole.” Sabrina Großer non è tra coloro che condannano le foto sexy delle giocatrici. Il difensore della squadra berlinese di serie C 1. FC Union ha appena superato gli esami di maturità e gioca a calcio da quasi dieci anni. A vederla nella vita di tutti i giorni, di primo acchito non si direbbe che questo sport sia la sua passione. Troppo spesso infatti si associa il calcio all’idea della “macchina da guerra”, dalla connotazione prettamente maschile, a cui l’esile biondina non rimanda affatto. Finora le è capitato raramente di doversi sorbire commenti stupidi, ma quando questo accade, “allora dico semplicemente: vieni a vedere una partita. Poi la maggior parte della gente cambia idea.”

“Il calcio femminile non è altrettanto dinamico per evidenti ragioni fisiche e perciò il gioco si basa maggiormente sulla tattica."

Ai suoi occhi non è possibile nemmeno riconoscere una netta distinzione tra il calcio maschile e quello femminile. “Certo, soprattutto alla tv il calcio femminile a volte dà un’impressione di staticità. Lo stile di gioco è solo più lento di quello maschile, ma comunque sempre di calcio si tratta – del resto non ci alleniamo in modo diverso dai nostri colleghi uomini!” Le fa eco la sua compagna di squadra, il portiere Josephine Westphal: “Il calcio femminile non è altrettanto dinamico per evidenti ragioni fisiche e perciò il gioco si basa maggiormente sulla tattica. Inoltre a livello agonistico le donne giocano in modo meno aggressivo, infatti si registrano molti meno falli gravi”. Ai critici e agli scettici risponde senza troppi giri di parole: “Che provino loro a fare di meglio!”

1% dello stipendio di Schweinsteiger

Le differenze non sono riscontrabili soltanto tra il calcio maschile e femminile, ma anche tra i vari continenti. Negli Stati Uniti il guadagno medio delle giocatrici può raggiungere i 40.000 dollari (pari a circa 28.000 Euro) per una stagione della durata di sei mesi, laddove spesso le calciatrici professioniste europee devono accontentarsi di molto meno. Perciò diverse giocatrici affiancano un secondo lavoro all’attività agonistica. Al momento Sabrina Großer, in attesa di iniziare gli studi universitari presso la scuola di polizia, lavora in un supermercato, mentre Josephine Westphal esercita la professione di fisioterapista.

Il divario retributivo diventa impressionante quando si prendono in esame i giocatori e le giocatrici di serie A. Se il calciatore professionista Bastian Schweinsteiger, stando a quanto riportato dai mezzi di informazione, guadagna circa 13 milioni di euro l’anno, al suo omologo femminile, Birgit Prinz, non spetta neppure l’1% di questa somma. Un’ingiustizia? Forse, ma da un punto di vista puramente economico Schweinsteiger, mediante un’attività di merchandising, porta dei guadagni notevolmente superiori rispetto alla Prinz. Ciò che irrita Josephine è il fatto che i giochi maschili vengano pubblicizzati maggiormente rispetto a quelli femminili. “Per dirne una, non si parla quasi mai del nostro Campionato di serie A e la campagna pubblicitaria per i Mondiali femminili è stata avviata molto più tardi rispetto a quelli maschili, svoltisi in Sudafrica due anni fa”.

Alla luce di tutto ciò possiamo dunque dire che il motto di questa edizione non sarà “Kick it like Beckham”, bensì “Kick it like Prinz!”, stando almeno a quanto si dice in Germania. E se le squadre svedesi, francesi, norvegesi e inglesi sapranno battersi valorosamente, allora avranno dato un contributo importante al il calcio femminile di tutta Europa.

Illustrazioni: home-page (cc) visiticeland/flickr; WM-Song (cc) YouTube; Birgit Prinz © birgitprinz.de; Playboy © playboy.de; Video Liras Manifest (cc) YouTube