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Il coinquilino di merda: due anni di convivenze disagiate

Articolo pubblicato il 09 aprile 2015
Articolo pubblicato il 09 aprile 2015

Il primo post risale all'ottobre 2012. Dall'altra parte del pc, quel giorno, c'è Giuseppe Angelo Fiori, studente sardo trapiantato a Roma. Oggi - un libro, mille presentazioni e due calendari dopo - Giuseppe fa un bilancio di quelli che sono stati i primi 2 anni e mezzo del "coinquilino di merda". Sporchi e disagiati come non mai.

Grazie a lui abbiamo visto nascere funghi sulle spugne della cucina, piccioni affogati nella tazza del cesso e anche un pezzo di prato (vero) preso in prestito per rimpiazzare lo zerbino mancante davanti al portone di casa. Da lì sono nati tanti spin off ma la pagina originale è ancora lì e resiste con più di 480mila fan. E un motto: Il coinquilino di merda? Se non ce l'hai, sei tu.

Avremmo potuto pensare a un'astuzia, a una manovra commerciale acchiappa like e invece no. È nato tutto in modo spontaneo, come per la maggior parte delle pagine Facebook. Chi è stato fuorisede, anche per un periodo limitato della propria vita, lo sa. E lo sa perché ha avuto dei coinquilini. E prima o poi sì, c'è stato anche quello insopportabile che portava i malcapitati a riunirsi per decidere cosa fare e soprattutto come cacciare il famigerato individuo. Quindi, senza indorare troppo la pillola, i coinquilini di merda sono reali e vivono in mezzo a noi. Non conoscono nazionalità né lingua, solo il disagio

«O la uccido o mi invento qualcosa»

Io e Giuseppe ci sentiamo una mattina, verso le 9, via Skype. Mentre lui mi racconta di essere in Cambogia per lavoro, a me sorge spontanea una domanda: l'avrà già incontrato il tipico coinquilino di merda del sud-est asiatico? Per mia sfortuna, la risposta è no. Così, delusa dalla risposta, decido di fare un tuffo nel passato e di 'interrogare' Giuseppe sulla genesi della sua fortunata pagina Facebook. «Hai presente quei piccoli comportamenti che di per sé non sono niente ma sommati ti fanno impazzire? - mi dice - Ecco, la mia coinquilina di merda, quella che ha dato il via a tutto questo, era così».

Il tutto si svolge in una casa per studenti romana tra extension che si staccano, pentole personali (nonché intoccabili) e una buona dose di incompatibilità. «Io sono uno preciso - ammette Giuseppe - così una sera mi sono detto: o la uccido o mi invento qualcosa. È così che ho lanciato il mio primo grido di dolore via Facebook». E lei? Lei non se n'è mai resa conto, per quanto ne sa Giuseppe, anche se a me pare improbabile visto il successo della pagina. Un successo dovuto al fatto che il coinquilino di merda - ribattezzato "cdm" - è una creatura diffusa.

Il problema delle pagine Facebook, dice Giuseppe, è oltrepassare i 1.000 like. Un numero che sembra non arrivare mai. Poi giunge il momento in cui la pagina inizia a funzionare e subito dopo il boom: il fenomeno è virale. Ovviamente i primi ad iscriversi sono stati gli amici di Giuseppe, tra cui una buona percentuale di ex-coinquilini. «È così che ho scoperto di essere stato, a mia volta, un coinquilino di merda!», mi spiega, ridendo.

Dopo appena due mesi, è arrivato il calendario. «È nato tutto dall'idea di un'amica. Poi però sono arrivate le prime noie. Le persone mi scrivevano perché, vendendo il calendario, stavo 'guadagnando' grazie alle loro storie. Così ho caricato la versione PDF, da scaricare in modo gratuito, mentre finivo di vendere le copie cartacee (circa un migliaio, ndr) comunque prodotte a spese mie». E dire che deve essere stato difficile scegliere le storie per quei dodici mesi dato che, nel giro di poco, Giuseppe ha ricevuto talmente tanto materiale da non sapere come fare a smaltirlo. «Era come se le persone non aspettassero altro. Avevano un sacco di foto, un sacco di storie, anche di vecchia data». Come vi abbiamo già detto, ogni casa che si rispetti ha il suo coinquilino di merda.

Un compendio di assurdità

Il cuoco, il genio, il principe, il greenpeace: ecco alcune delle categorie che si possono incontrare nel blog. Insomma, sono tutte storie vere. E chi le reputa assurde, non ha mai avuto un coinquilino, parola di Giuseppe Angelo Fiori. Così, decido di chiedere al massimo esperto quale sia la peggior categoria di "cdm".  «Io non sopporto i precisi, preferisco i cinghiali». Ma come, ribatto io, tu non fai parte dei precisi? «Esatto, sai, è quello che succede quando vedi qualcosa di tuo che non va in un altro. La maggior parte dei precisi ostenta una finta gentilezza, non so, ha una maniera viscida di dire le cose». E poi ovviamente ci sono gli "estremi", ovvero quello che passano di appartamento in appartamento perché sono semplicemente "troppo" per ogni essere umano.                                                                                                   E per quanto riguarda le storie? «Poco tempo fa mi  è arrivata una foto assurda: una doccia completamente piena di acqua rossa. Un tipo, mentre andava a rispondere al ragazzo della pizza, ha rotto un tavolo con il piede e, siccome non sapeva dove altro mettere il piede, lo ha immerso sanguinante nella vasca. Schizzi di sangue ovunque, non ti dico». Ma sulla storia più assurda di sempre siamo d'accordo: si tratta del piccione morto nel water. Quello no, non lo batte nessuno.  

Il coinquilino di merda non ha rivali, nemmeno all'estero, sebbene Londra sia ampiamente rappresentata sul blog con una buona percentuale di storie assurde, subito seguita dall'Australia e dalla Francia. Mentre in Italia i più attivi abitano tra Roma, Milano, Napoli e Bologna. Città studentesche, certo, ma anche meta dei giovani in cerca di un'opportunità. 

Un trattato di antropologia

A novembre, è arrivata la pubblicazione del libro. «L'idea c'era sempre stata - racconta Giuseppe - Le storie erano tantissime e, ti dico, io un editore l'ho cercato fin da subito. Beh, ci sono riuscito dopo un anno e mezzo». E dire che tutto è partito grazie ai fumetti che per un certo tempo sono comparsi anche sul blog. Fumetti che, spiega Giuseppe, non avevano funzionato granché dato che «le persone volevano vedere le foto vere, non un disegno». Eppure è stato proprio questo ad attirare la Mondadori. Così, nell'aprile 2014, Giuseppe si è messo all'opera insieme all'illustratore Dario Campagna.

Ne è uscito fuori uno studio diviso in tipi con tanto di descrizione, illustrazione, storia e, perché no, dei consigli su come riconoscere ogni particolare categoria di coinquilino di merda. «Lui (Campagna, ndr) è un tipo tranquillo e io gli ho subito rotto le palle anche con le cose più inutili come un ciuffo di capelli, che a me piaceva più dall'altra parte, per dire». Il resto, è storia (è proprio il caso di dirlo).  

«Di racconti bizzarri ne avrò letti 40mila - continua Giuseppe - e, più continuavo a leggere, più mi rendevo conto che certi comportamenti erano frequenti. E' così che sono nate le categorie del "cdm" con le relative sottocategorie. Questo per dire che no, il libro non è certo un 'meglio di'». Ora, dice Giuseppe, il progetto è pronto per continuare a camminare con le proprie gambe. Così lui, che covava da tempo il sogno di diventare uno scrittore, ha iniziato a guardarsi intorno e, in vista di un nuovo libro, ha deciso di partire verso nuovi orizzonti.