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"I have eaten at you a fool": i capricci della traduzione automatica

Articolo pubblicato il 23 settembre 2015
Articolo pubblicato il 23 settembre 2015

Con la diffusione della traduzione automatica, a rimetterci è la qualità. Nonostante le traduzioni approssimative che ne derivano, l’UE ha messo a disposizione MT@EC, un servizio di traduzione automatica gratuito. Ma questo non fornisce nessun aiuto nell'ambito del pluringuismo.

Come si dice in inglese "sono pazzo di te"? Traducendo questa espressione idiomatica dal tedesco (Ich habe einen Narren an Dir gefressen) all’inglese, secondo Google Translate si dovrebbe dire "I have eaten at you a fool". E leggendo tale risultato non può che scapparci un sorriso. Che Google prometta troppo, annunciando di poter tradurre parole, testi e siti web in 90 lingue? Oppure sono gli utenti a pretendere troppo dalla traduzione automatica?

Entrambe le domande sono pertinenti, perché tutto quello che Google Translate può fare è: riconoscere una lingua e mettere in ordine le singole parole. Insomma, potrebbe tradurre in maniera più o meno efficace soltanto un menù. 

Quando le traduzioni approssimative incontrano l'UE

La Direzione generale per i servizi di traduzione della Commissione europea si è mostrata ben disposta al compromesso tra praticità e qualità, mettendo a disposizione online MT@EC, un servizio gratuito di traduzione automatica (TA). Questo programma lavora unicamente sulla base dei testi dell'UE ed è il risultato di un progetto costato 3,5 milioni di euro, sviluppato tra il 2010 e il 2015. I suoi destinatari sono principalmente le autorità europee e l'amministrazione. La Direzione, tuttavia, avvisa l’utente che il risultato finale sarà una traduzione approssimativa delle idee principali del testo, che dovrà essere in seguito revisionata da un traduttore qualificato

Ma far abituare i cittadini europei all’utilizzo, in ambito amministrativo, di una imprecisa TA è effettivamente utile per lo sviluppo delle competenze linguistiche?

Può essere rassicurante sapere che, nonostante non si possieda sufficienti competenze linguistiche, si ha comunque la possibilità di comprendere (più o meno bene) un testo. Ma se si riflette sul fatto che uno degli obiettivi comunitari è che tutti i cittadini conoscano almeno due lingue straniere (in aggiunta alla loro lingua madre, è il cosiddetto obiettivo di Barcellona 2002), questo investimento nella TA appare una vera e propria contraddizione.

Da un lato, l’UE investe circa 50 milioni di euro l’anno per lo sviluppo dell’insegnamento delle lingue straniere e di materiale didattico; dall’altro, propone all’utenza di utilizzare mezzi tecnici imprecisi, dunque carenti in contenuti linguistici che escludono ogni forma di apprendimento attivo.

Plurilinguismo, vero obiettivo delle politiche UE

L’ultima indagine Eurobarometro del 2012 mostra che, per raggiungere l’obiettivo del plurilinguismo, i cittadini UE hanno principalmente bisogno di corsi più mirati e qualificanti. Cioè corsi linguistici per scopi specifici nei diversi ambiti di vita, invece di "ausili automatici".  

In particolare, secondo il sondaggio, il 77% degli intervistati ha risposto che il miglioramento delle competenze linguistiche dovrebbe essere una priorità politica. Nel 2012, la percentuale di studenti e studentesse davvero competenti nella loro prima lingua straniera andava dall’82% di Malta e Svezia (dove l’inglese è la prima lingua straniera) al 14% di Francia (per l'inglese) e 9% del Regno Unito (francese). Alla domanda sull'uso che si fa della lingua straniera su internet, il 36% ha risposto che la utilizza regolarmente, ad esempio sui social media.

Di certo Google e ogni altro mezzo automatico forniscono risultati sì veloci ma imprecisi e grossolani. A lungo termine, non sono di nessun aiuto né per migliorare le proprie competenze linguistiche, né per avanzare verso l'obiettivo del plurilinguismo.