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Görlitz, una città risorta dall'oblio

Articolo pubblicato il 27 aprile 2015
Articolo pubblicato il 27 aprile 2015

Negli ultimi due decenni GörlitzZgorzelec, come molte città polacche dopo il 1989, hanno subito dei rapidi cambiamenti. Sul lato tedesco del confine, diverse zone della città sono disabitate. Ora i giovani stanno pensando a come utilizzare questi spazi vuoti.

Zgorzelec, come qualsiasi altra città polacca, sembra un misto di vecchi e bei palazzi in mezzo a orrendi manifesti. La strada principale è popolata da piccoli negozietti di tabacco e conduce al ponte intestato a papa Giovanni Paolo II, che attraversa il fiume Nysa. Si tratta del classico misto polacco di sacro e profano. Appena attraversato il ponte che conduce a Görlitz, confine ideale, si percepisce una differenza. E non si tratta solo dell'amore tedesco verso l'ordine e delle lettere gotiche sui cartelli stradali: le strade di Görlitz sono perlopiù zeppe di pensionati e bambini, la strada principale sembra il set di un film western e le vetrine dei negozi senza finestre sembrano esser state saccheggiate dai cowboy. 

La ragione di tutto ciò risale alla caduta del Muro di Berlino di 25 anni fa. «Te ne accorgeresti senza dubbio di circa 10 mila persone che se ne vanno via all'improvviso», dice Daniel Breutmann, presidente dell'associazione goerlitz21. Durante il periodo comunista, molte persone sono andate via per cercare una vita migliore ad ovest. Ma dopo la fine del comunismo, il numero degli immigrati è salito di colpo, e Görlitz non fa eccezione. La Germania dell'est ha perso quasi due milioni di abitanti, il 13% della popolazione. Nel momento in cui l'industria e le infrastrutture crollano, molte vecchie fabbriche ed edifici del comune cadono in uno stato di abbandono. «A volte le persone irrompono in edifici abbandonati solo per rubare le cornici di vecchie porte», dice Daniel. Zgorzelec, sul lato polacco del confine, se la passa leggermente meglio e non deve combattere contro la fuga dei cervelli e l'immigrazione nella stessa misura dei vicini tedeschi. 

Spazi vuoti come parte del futuro? 

Per fermare il vandalismo, le irruzioni e la fatiscenza a Görlitz, Daniel Breutmann e la sua associazione hanno preso parte al progetto online Leerstandsmelder (letteralmente: "rilevatore di posti abbandonati", n.d.r.) diffuso in tutta la Germania. La piattaforma online permette alle persone non solo di segnalare gli spazi vuoti, ma anche di cercarli. Goerlitz21 funziona come un'agenzia che invia delle richieste formali per utilizzare e affittare gli spazi. Alcune richieste provengono dal canale TV franco-tedesco ARTE o dai Babelsberg Filmstudios, uno degli studi cinematografici più vecchi del mondo. Ma su Leerstandsmelder si ricevono anche delle richieste commerciali per negozi e depositi. «Oltre ai ben noti spazi abbandonati di Görlitz, come il Municipio, i binari della stazione dei treni RAW a Schlauroth o la fabbrica dei condensatori, ce ne sono tanti altri nascosti a cui si aggiungono gli immobili di privati», spiega Daniel.

La Kühlhaus, per esempio, è stata costruita negli anni '50 ed è stata ristrutturata dopo la caduta del Muro di Berlino. L'imponente edificio, che era impiegato per refrigerare gli alimenti, è diventato una rovina. Recentemente, però, la Kühlhaus è ritornata in vita. Nel 2008, dei giovani della zona stavano cercando un posto dove organizzare eventi. A differenza di città come Berlino, Varsavia o Vienna, Görlitz non ha quel genere di luoghi di incontro che attirano ad artisti, hipster e party-goer. La Kühlhaus sembrava il posto perfetto: fuori dal centro cittadino, ma collegato dai mezzi pubblici. Lo spazio è enorme e c'è un ampio giardino esterno, perfetto per eventi all'aperto. L'interno però era in condizioni disastrose, con il pavimento pieno di erba e piante, e le finestre e il tetto a pezzi.

«Utilizziamo il passato per creare un qualcosa di nuovo — afferma Nadine Mietk. — Al momento sto riparando e verniciando le cornici delle finestre». Ci sono circa sedici volontari come lei, persone che stanno aiutando con il rinnovo della Kühlhaus. L'aria è satura dell'odore di pittura e solventi. Una mensola appoggiata al muro è stata portata qui da una scuola locale. Con il suo arredamento retrò e una vecchia postazione radio, l'intero posto sembra il sogno di qualsiasi collezionista vintage. 

Paradossalmente, edifici abbandonati come questo potrebbero rappresentare l'occasione per la rinascita di Görlitz. «Questi edifici vuoti sono enormi punti di partenza sia per l'economia creativa che per i giovani», afferma Juliane Wedlich, una dei manager della Kühlhaus. «Ci sono abbastanza luoghi economici e gratuiti qui che possono essere utilizzati per progetti alternativi per la cultura e il business». Nel 2012, il team ha organizzato il primo MoxxoM-Openair, una tre giorni di musica elettronica. E nel 2015 ha ricevuto un'importante sponsorizzazione dalla Robert Bosch Foundation.  

La gioventù diventa urbanista 

Con il loro progetto Jugend.Stadt.Labor Rabryka (Gioventù, città, laboratorio), l'organizzazione locale Second Attempt ha lo stesso impatto positivo sul paesaggio urbano di Görlitz. Grazie ai suoi laboratori culturali, artistici e ai suoi progetti, Second Attempt punta a contenere la disillusione sperimentata dalla gioventù della Germania orientale. «Crediamo di poter guidare i giovani ad intraprendere le loro proprie iniziative  spiega Erik Thiel, uno dei volontari del progetto — hanno bisogno di partecipare al rimodellamento dei loro spazi quotidiani e di vedere concretizzati i loro sogni per la società, oltre che essere semplici consumatori». Il progetto Rabryka è stato sviluppato da un gruppo di giovani al Fokus Festival, dove i giovani tedeschi e polacchi — non solo provenienti da Görlitz e da Zgorzelec, ma da tutta la Polonia — si riuniscono insieme. 

Rabryka ha ora la sua sede all'Energiefabrik, una vecchia fabbrica usata per produrre lievito a livello industriale. Anche se i barili industriali e i binari del treno richiamano il passato della fabbrica, i suoi grandi ed elaborati graffiti testimoniano il suo utilizzo attuale. Attraverso il suo rinnovamento, l'orticolutra o i progetti musicali, Rabryka punta a sviluppare nuove idee per lo sviluppo urbano. «È un laboratorio sperimentale attraverso il quale vogliamo riportare in vita la città», dice Erik. Per ottenere questo risultato, lavorano con giovani, sponsor e comuni locali. Ma esiste anche una cooperazione con delle organizzazioni che si trovano oltre il confine, a Zgorzelec. «Molti degli eventi sono bilingui», dice Inga Dreger, che è un membro del direttivo di Second Attempt. «Comunque, il principale impegno non dovrebbe essere messo sulla relazione tra tedeschi e polacchi, perchè essa dovrebbe già essere data per scontata». 

Comunque, per quanto possano essere entusasti i project manager e i volontari di Leerstandsmelder, Kühlhaus e Rabryka, riportare in vita un'intera città non è una cosa facile. La quantità di ostacoli organizzativi e burocratici può sembrare scoraggiante, ma questi non sono insormontabili. «Negli ultimi anni, la collaborazione con i Comuni locali è decisamente migliorata — riferisce Juliane Wedlich —. Ci sono alcuni riesami in corso, anche se a volte sembrano metterci un'eternità. Speriamo chi guida le città comprenda il grande potenziale che questi spazi vuoti possiedono, e come essi rappresentano una possibilità, soprattutto per i giovani, che deve essere colta al volo».

Erik Thiel è d'accordo: «Lo spazio racchiude sempre delle possibilità, ma presenta anche dei problemi come, per esempio, la riqualificazione edilizia, la riduzione delle emissioni acustiche o le norme antincendio». Nonostante ciò, Erik, Juliane e gli altri stanno facendo del loro meglio per far risorgere Görlitz dall'oblio. Forse un giorno, in un futuro prossimo, la strada principale della città non sembrerà più uno di quei fantasmi da selvaggio West. Se si ascolta attentamente, si possono quasi iniziare a sentire le porte del "saloon" Kühlhaus aprirsi e chiudersi al passaggio dei vari festaioli.

Questo reportage è stato originariamente pubblicato sull'e-mag Beyond the Curtain. Puoi leggere la rivista integrale qui.

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