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Forchette, cucchiai e cravatte: il lessico internazionale del rugby

Articolo pubblicato il 07 ottobre 2015
Articolo pubblicato il 07 ottobre 2015

Conosciuto per essere uno sport in cui le regole cambiano di continuo, il rugby si è costruito nel tempo un vocabolario tutto suo. Per comprendere questo sport e godersi al meglio la Coppa del mondo 2015 bisogna tuffarsi nella mischia del suo linguaggio. Ecco una guida introduttiva in tre lingue.

I Mondiali di rugby sono iniziati il 18 settembre in InghilterraGalles. Non ne eravate a conoscenza? Molto probabilmente è perché non provenite da uno degli 8 Paesi europei che partecipano alla competizione. Lo sapevate già ma non vi importa? Forse è perché non riuscite a capire una sola parola che riguarda questo sport, che non solo si evolve velocemente, ma è anche caratterizzato da un lessico tanto complicato quanto necessario per apprezzarne le dinamiche. C'è ancora tempo sufficiente per prepararsi prima della finalissima a Londra del 31 ottobre

La meta e i calci

Il rugby è stato inventato (neanche a dirlo) a Rugby, una cittadina industriale nel centro dell'Inghilterra, dove un bel giorno, nella prima metà del XIX secolo, un giocatore avrebbe deciso di raccogliere una palla da calcio con le mani. Essendo uno sport d'origine inglese, questa disciplina include ancora oggi molte parole della lingua di Shakespeare: spesso sulla televisione italiana, francese e inglese sentiamo commentatori sportivi parlare di turnover (i cambi), up and under (un tiro a campanile) o di off-load (un passaggio dopo un placcaggio). Se questi termini sembrano resistere a una traduzione "latina", è perché illustrano dei gesti tecnici o delle fasi di gioco di più recente ideazione. Le regole attuali del rugby sono però legate anche ad altre fasi di gioco più tradizionali, che possono essere facilmente ed accuratamente tradotte in francese ed italiano.

Così la meta, l'essai in francese e try in inglese, indica l'obiettivo per il quale le due squadre stanno combattendo. Si raggiunge "la meta" solo schiacciando a terra la palla (ovale, per chi ancora non lo sapesse) sul prato dell'area di meta (zone d'en but o goal area), facendo arretrare o superando le linee avversarie. La meta, per essere valida, deve essere realizzata con la palla a contatto delle mani (o della parte alta del corpo) del giocatore. Niente rimbalzi o lanci. Una meta vale 5 punti. Si possono guadagnare altri 2 punti grazie al calcio di trasformazione (transformation in francese e conversion in inglese). Una squadra può accumulare altri 3 punti anche grazie al calcio di punizione (penalité in francese o penalty/drop in inglese), a cui si ha diritto a seguito di un fallo subito. I calci "piazzati", come sono definiti, consistono in un calcio libero e vanno a buon fine se la palla passa in mezzo ai pali della porta avversaria.

Là nel mucchio

Nel rugby a 15 (sì, ne esistono anche altre versioni, a 7 o a 13), le fasi di gioco più spettacolari sono la touche (stesso termine per italiano e francese, frutto di una traduzione piuttosto libera di line-out, cioè la rimessa laterale) e la mischia (mêlée e scrum). Quest'ultima coglie in pieno l'essenza di questo sport, che risiede nel contatto fisico. D'altronde il proverbio inglese "No scrum, no win" non lascia dubbi al riguardo.

Se l'ovale può essere calciato liberamente davanti a sé, con le mani lo si deve passare obbligatoriamente e solo all'indietro, in direzione opposta all'area di meta avversaria. Se ciò non accade si commette un fallo. La mischia ordinata serve appunto per riprendere il gioco quando al giocatore della squadra avversaria sfugge la palla (o la lancia) in avanti: è il cosiddetto knock on, tradotto semplicemente in italiano (inavanti e in francese en-avant.

Nel bel mezzo di un'azione, i giocatori possono anche raggrupparsi tutti insieme e avanzare formando una maul (una sorta di mischia di gioco). In Italia il concetto è riassunto con l'espressione "mettere la palla in cassaforte". Per i giocatori francesi equivale invece a "sporcarsi le mani": "aller au charbon", oppure "mettre le bleu de chauffe", che trasmettono l'idea di "fare il lavoro sporco", con il riferimento al "blu" della tuta degli operai. 

Forchette e placcaggi: occhio al "tamponamento"

Nonostante il rugby sia stato definito "un gioco da delinquenti giocato da gentiluomini" ("a ruffian's game played by gentlemen"), ovviamente è possibile commettere dei falli. È espressamente vietato mettere le dita nell'occhio dell'avversario. Pena l'espulsione per eye-gouging, in italiano chiamata "forchetta" (fourchette per i francesi). È proibito inoltre sollevare fisicamente l'avversario con un placcaggio inutilmente violento, che in francese diventa una cathédrale quando il giocatore placcato è capovolto capo-piedi e lasciato ricadere a terra sopra la propria testa.

Altra mossa proibita è quella della cravatta (cravatehigh tackle), una vera e propria stretta al collo. D'altro canto il gioco permette lo sgambetto, ma solo con le mani che vanno a colpire caviglie e polpacci: si tratta della cuillère, letteralmente "cucchiaio" ma che gli italiani preferiscono chiamare "la francesina". Celebre è anche l'australiano "don't argue" (chiamato frontinoraffût in francese), con cui si respinge un avversario che avanza attraverso il braccio teso in avanti.

Tuttavia, le espressioni rugbistiche più crude sono nate nel sud-ovest della Francia. Oltralpe è qui che che le persone respirano il gioco fin dalla nascita, è qui che le persone si scambiano le migliori châtaigne o marron (letteralmente "castagne") e le più grandi tube, cartouche e tampon, tutte creative declinazioni del termine "placcaggio". Ed è proprio qui che nessun linguaggio, neanche il più tecnico di tutti, potrà esservi d'aiuto.

Cos'è un "tampon"? Nemmeno i compagni di Jules Plisson gli sono stati d'aiuto per evitarlo.