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Expresso: lo sguardo nazionalista dei media

Articolo pubblicato il 01 luglio 2015
Articolo pubblicato il 01 luglio 2015

La lettura in chiave nazionale di certe notizie secondo può rivelarsi utile e significativa. Allo stesso tempo, con questo approccio, i mezzi di comunicazione non rischiano di esasperare le differenze fra i paesi?

Nel giornalismoesiste una regola non scritta che dice: quanto ci è più vicina una notizia, maggior interesse sarà in grado di suscitare. È con questa norma che si spiega il successo dei media locali e regionali, poiché i cittadini – nonostante apprezzino di sapere quello che accade nel resto del mondo – vogliono conoscere in profondità le vicende del proprio Paese. Questo approccio a un'informazione fortemente "localizzata", se in linea teorica rappresenta un qualcosa di positivo, ha portato molti mezzi di comunicazione verso una dinamica pericolosa: trattare qualsiasi notizia come attraverso un "prisma nazionale" che rifrange la luce.

Seguendo questa logica, accade che una vittima in Francia faccia "più notizia" di cento morti in Siria, o che un attacco terroristico contro un gruppo di turisti a Tunisi risulti più allarmante di un altro nei confronti di cittadini tunisini. Cosa comporta per il nostro Paese?, si chiedono i media europei, inquadrando così la maggior parte dei titoli di esteri sotto una chiave prettamente nazionale. «Nessun spagnolo fra le vittime dell'attentato a Tunisi» o «Cosa implicherebbe per la Francia l'uscita della Grecia dall'Eurozona?», sono alcuni dei titoli che abbiamo visto sui quotidiani di questi giorni.

Se in certi casi possono risultare appropriati, dovrebbero quanto meno farci sorgere degli interrogativi. È questa la forma di informazione che vogliamo ricevere? Non rischiamo di contribuire a potenziare le differenze fra i paesi, invece di rafforzare quello che ci unisce? Non stiamo sbagliando nel momento in cui tiriamo in ballo costantemente le differenze fra "noi" e "gli altri"?