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Exit: dal movimento studentesco serbo a uno dei principali festival europei

Articolo pubblicato il 20 luglio 2015
Articolo pubblicato il 20 luglio 2015

L'Exit festival in Serbia, uno dei più grandi festival europei, ha celebrato questa estate il suo quindicesimo compleanno. Nonostante possa sembrare l'ennesimo festival musicale dell'estate, la sua natura vuole essere un'altra. Questa, perlomeno, è stata la sua intenzione nei suoi primi anni di vita.

L'Exit festival è stato fondato nel 2000, come evoluzione delle proteste studentesche avvenute in Serbia in quel periodo. Gli studenti universitari di Novi Sad protestavano allora contro il regime politico di Milošević, radunati in città al grido di "Usciamo da dieci anni di follia!". «Era cominciata come una protesta politica, un raggruppamento da parte di centinaia di migliaia di persone per allontanare un regime corrotto e impopolare,» scriveva una giornalista del Liverpool Daily Echo il 26 ottobre 2010.

Quell'unione giovanile del primo anno durò in totale cento giorni. Il tutto si concluse con un voto parlamentare che decretò lentamente la fine del longevo regime di Milošević, lasciando la Serbia nel mezzo di una guerra, con disuguaglianza sociale e politici corrotti. Fu questo il passo che portò i giovani serbi ad autorganizzarsi per produrre i primi cambiamenti a livello locale, nelle comunità d'appartenenza e all'interno dei nuclei familiari.

Una Exit door

Dalle manifestazioni si passati al festival, che (nonostante sia basato sulla musica) vuole continuare ad essere uno strumento politico attivo, o quanto meno una piattaforma per poter dialogare delle attuali questione politiche, in particolare quelle che riguardando i giovani e i problemi della regione. Una Exit door, una via d'uscita dalla situazione attuale, grazie all'attivismo, l'autorganizzazione e la creazione di qualcosa di positivo.

I membri dell'organizzazione di quest'anno hanno spiegato che «all'inizio, dopo i tragici anni novanta, Exit aveva il compito di occuparsi della Serbia, cosi come l'intera regione dei Balcani, in un processo di apertura al mondo. Un mondo da cui la maggior parte dei giovani erano stati tagliati fuori, e che avrebbero visto allo stesso modo dei loro genitori. La nostra generazione era insaziabile, ogni cosa, e questo desiderio fu l'ingrediente magico di quella folle atmosfera, che anche i tanti artisti stranieri presenti avevano raccontato ai vari media europei».

Oltre 2,5 milioni di visitatori

Oggi, dopo 15 anni di attività, più di 2,5 milioni di persone da oltre 60 Paesi hanno partecipato all'Exit festival 2015 di Novi Sad, realizzato nel centro cittadino all'interno della famosa fortezza medievale di Petrovaradin.

Gli organizzatori evidenziano come il grande punto di svolta per il festival sia stato il suo pubblico, rinnovato dalle nuove generazioni: oggi stanno iniziando a partecipare quelli che sono nati negli anni 2000. Cè anche un'altra novità rispetto al passato: «Nel corso di questi 15 anni, la situazione si è in qualche modo invertita, portando Exit a diventare la porta d'ingresso per il mondo intero verso la Serbia e l'intera regione. Ci confrontiamo sempre di più con tematiche sociali che hanno un'importanza centrale nelle società mondiali», spiegano gli organizzatori.

L'aspetto ideologico e sociale dei festival

Omar Moufakkir e Tomas Pernecky hanno analizzato i vari festival internazionali nel libro Ideological, Social and Cultural Aspects of Events (pubblicato in inglese nel 2014), dedicando una parte ad Exit.

«In tutto il mondo i festival offrono una possibilità d'intrattenimento per i giovani; al di là del divertimento, il progetto di Exit svolge un ruolo a livello locale, nazionale e regionale,» affermano gli autori. «Conservando ancora le sue fondamenta socio-politiche, Exit continua ad offrire numerose iniziative di sensibilizzazione, che consistono in workshops e tavole rotonde, oltre a promuovere campagne incentrate sui valori universali come la tolleranza, i diritti umani e le tematiche ambientali». Come detto, l'importanza a livello locale del festival è considerevole. Contribuisce a portare turisti in citta, migliora la percezione che si ha del Paese, interseca attività giovanili con tematiche di rilevanza sociale. 

Tuttavia, all'attivismo e all'impegno politico, dovrebbero seguire cambiamenti positivi concreti, nuove soluzioni e risposte efficaci agli interrogativi sollevati. È legittimo aspettarsi tutto questo da un festival in cui partecipano milioni di persone provenienti da ogni parte del mondo? Gli stessi visitatori sono almeno a conoscenza delle origini del festival?

Il rischio di eventi del genere è quello della mercificazione: un impulso caratteristico delle società contemporanee, dove anche le idee più nobili divevanto prodotti. Lo spirito nel momento della creazione iniziale è autentico, ma rischia di perdere quell'ispirazione e trasformarsi in un semplice prodotto in vendita. Da un certo punto di vista, lo stesso sta accadendo ora ad Exit. Nato spontaneamente a seguito di grandi movimenti di protesta, oggi basta semplicemente acquistare un biglietto se siete incuriositi dal programma, per sostenere una causa che non otterrà probabilmente risultati reali.