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Euroscetticismo, come ti cucino il sondaggio

Articolo pubblicato il 19 settembre 2012
Articolo pubblicato il 19 settembre 2012
Si ritorna dalle vacanze. E la cifra è lì ad attenderci. Ed è pure simpatica. Dopo aver indirizzato male i giovani genitori alla ricerca di materiale scolastico nei corridoi dei supermercati, ecco qui che si esibisce nella prima pagina dei giornali, un po’ per esprimere la paura, un po’ per manifestare lo scetticismo. Diventa persino insolente la cifra.
E in tutto questo, il lettore dovrebbe anche decifrare. «Cosa?». No, niente.

Quello che non si dice abbastanza è quanto la vita possa essere a volte meschina. Leggete qui. L'altro ieri, un lunedì mattina, la prima pagina di Le Figaro è stata dedicata a un «sondaggio choc», con il titolo «I francesi e l’Europa: il disamore». Qual era l’informazione principale del sondaggio IFOP (Istituto francese d’opinione pubblica, ndt) per Le Figaro? 20 anni dopo la ratifica del trattato europeo di Maastricht, il 64% dei francesi voterebbe contro questo testo che prevedeva - non fa male ricordarlo – l’introduzione della moneta unica. Questa cifra si legge, secondo la stampa, come «un segnale d’allarme» dell’euroscetticismo nell’Esagono. Ma, sulla stessa pagina, il quotidiano francese annuncia: «il 65% dei francesi non vorrebbe che la Francia abbandonasse l’euro per un ritorno al franco». Insomma, cosa vogliono? Né l’euro, né il franco. La moneta alternativa Sol-Violette forse?

L’effervescenza del nulla

Le Monde ha anche il buon gusto di sottolineare che in questo sondaggio, il 67% degli intervistati pensa che l’UE sta andando nella direzione sbagliata. Una percentuale enorme. Sì, ma mai come i tedeschi che per il quotidiano francese sono «ancora più scettici dei francesi». In effetti, la cifra ha parlato per qualcun altro. Secondo lo studio della Fondazione Bertelsmann, il 65% dei tedeschi preferirebbe avere il deutschemark piuttosto che l’euro. «Waaas?». Il teutone, questo modello di rettitudine quasi matematica, questo modello di virtù, questo timoniere di grandi tempeste economiche, sarebbe pronto ad abbandonare la nave, a buttare via il bambino con l’acqua sporca? Niente affatto. Lo stesso studio ci dice, infatti, che un po’ più della metà dei tedeschi (52%) ritiene a titolo personale che l’appartenenza alla UE sia sinonimo di vantaggi, mentre appena un terzo (32%) vede solo gli inconvenienti. Ma allora va bene? Ma certo, ragazzi! Dal momento che la Fondazione Bertelsmann ci dice anche che i francesi (e i polacchi, già che ci siamo), riconoscono il ruolo protettivo dell’UE e il suo contributo alla pace sociale. «I francesi e l’Europa: L’AMORE?»

«I sondaggi sono fatti affinché le persone sappiano cosa stanno pensando»

No. Certamente no. Come gli studi menzionati supra, abbiamo preso quello che ci interessava per dimostrare quello che volevamo. È una verità ovvia, ci direte. Ma si tratta, ancora una volta, di sottolineare l’impostura e l’assurdità di una ricetta che ha come unico scopo quello di cucinare un’informazione. In che modo il sondaggio di Le Figaro è un «segnale»? Il livello di allerta era già rosso prima di oggi, no? Cosa lo rende un sondaggio «choc»? La cifra ha solo «quantificato» quello che dopo più 4 anni appare ora come un cataclisma. «L’ebbrezza da sondaggi» produce numerose boccette per i media che amano l’effervescenza del nulla. «I sondaggi sono fatti affinché le persone sappiano cosa stanno pensando», diceva il comico francese Coluche. Da parte nostra, preferiamo le cifre quando si tratta di scegliere tra quadernini o quadernoni.