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Europa vs. Facebook: 1-0. Intervista a Max Schrems

Articolo pubblicato il 27 ottobre 2015
Articolo pubblicato il 27 ottobre 2015

Max Schrems, 28 anni, di Salisburgo, grazie al suo ricorso alla Corte di giustizia europea ha ottenuto che l'accordo "Safe Harbor" tra UE e Stati Uniti fosse invalidato: gli USA non sarebbero un "porto (abbastanza) sicuro" per i dati personali provenienti dall'Europa e trasferiti nei server americani. Intervista con il giurista e attivista per la privacy che ha osato sfidare il gigante Facebook.

cafébabelSei fiero di essere stato menzionato su Twitter da Edward Snowden dopo il verdetto della Corte di giustizia europea?

Max Schrems: Mi è sembrato fantastico. In genere queste cose non mi importano molto, ma in questo caso mi ha fatto davvero piacere.

cafébabel: Una volta hai detto che ci manca ancora l'istinto "digitale". La tua denuncia contro la violazione della privacy da parte di Facebook potrebbe portare ad una presa di coscienza?

Max Schrems: Credo che qualcosa sia già cambiato, soprattutto grazie al caso Snowden. Ognuno in qualche modo si è reso conto che queste cose (come i metodi di sorveglianza segreta e la mancanza di tutela della privacy, n.d.r.) accadono davvero. Resta però un sentimento confuso, che la maggior parte delle persone non riesce ancora ad articolare.

cafébabel: Credi che l'Europa abbia trascurato la messa a punto di una strategia digitale che protegga la privacy dei suoi cittadini?

Max Schrems: In ambito europeo, simili decisioni sono ancora nazionali, ognuno dei 28 Stati membri decide singolarmente. È sempre stato così, non c'è nessuna autorità UE che si occupi specificatamente della privacy. Il problema deriva dal fatto che, finora, molte persone nel vecchio sistema non hanno fatto assolutamente niente al riguardo. Forse il verdetto potrebbe aprire le porte ad una collaborazione in questo senso.

cafébabel: Strano. La difesa della Commissione della protezione dati irlandese (DPC) si è dimostrata debole davanti alla Corte di giustizia e ha dato l'impressione di volersi sbarazzare in ogni caso del "Safe Harbor".

Max Schrems: Sì, la Commissione non ha fatto una bella figura. E lì ho pensato: ma vogliono davvero difendere il loro accordo, o in realtà vogliono che sia fatto fuori? Da un lato mi sono semplicemente meravigliato che non abbiano fornito migliori argomentazioni.

cafébabel: Una delle tue preoccupazioni principali è dimostrare che anche le grandi compagnie tecnologiche devono rispettare la legge. Come pensi di continuare a sostenere pubblicamente questo tema?

Max Schrems: Non è la missione della mia vita. Ho altre cose da fare. In realtà anche le autorità hanno le loro responsabilità in questo settore, non solo i singoli cittadini. Le leggi sulla privacy sono regolate a livello nazionale, ma non sono davvero applicate. Il problema è che le autorità competenti, in questo caso Lussemburgo e Irlanda, dove la maggior parte delle aziende high-tech hanno la propria sede per ragioni fiscali, non fanno niente.

"Basically you can break the European law because nothing is ever going to happen". Max Schrems ha ascoltato questa frase durante il suo periodo di studio negli Stati Uniti, ed è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

cafébabel: Fino a che punto i semplici cittadini si sentono coinvolti sul tema della privacy?

Max Schrems: Tutti possono fare qualcosa, tra i 500 milioni di europei si possono trovare sicuramente delle persone che vogliono darsi da fare. Non sono l'unico che si è occupato di problemi legati alla privacy. C'è chi si è occupato per esempio del salvataggio dei dati. E non dimentichiamo quelli che se la sono presa con Google (il Commissario federale per la privacy in Germania, Peter Schaar, n.d.r.). Certe cose accadono a piccoli passi. D'altronde abbiamo assistito anche a dei processi: questo è un segnale che la gente sta facendo qualcosa.

cafébabel: Il sito che hai fondato, Europe vs. Facebook, negli ultimi anni è diventato un punto di riferimento importante. Lavoreresti per l'Unione europea in futuro?

Max Schrems: In teoria sì, ma non ho nessun programma concreto al riguardo. È interessante quello che succede a livello europeo. In generale le cose funzionano abbastanza bene. Ma d'altra parte, molte procedure sono troppo tortuose. E poi c'è una mancanza di trasparenza riguardo le lobby: gli Stati membri si riuniscono, se ne vengono fuori con qualcosa, e nessuno sa da dove arrivano le decisioni e perché sono state prese. Lavorare lì dev'essere molto frustrante. In ogni caso è affascinante vedere come si esercitano pressioni a livello unilaterale, semplicemente perché una parte ha più denaro e più possibilità dell'altra.