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Euro 2012, alla larga dagli hooligans

Articolo pubblicato il 08 giugno 2012
Articolo pubblicato il 08 giugno 2012
Per la prima volta nella sua storia, l’Uefa ha scelto di affidare l’organizzazione dell’Euro 2012 a due paesi dell’Europa dell’Est: Polonia e Ucraina. Questa scelta esprime una tendenza in linea con la politica portata avanti dalla Fifa circa la conquista di “nuovi territori”.
Ma, aldilà degli effetti indesiderati oltre alla competizione (alloggi, prostituzione, opacità…), è in agguato un altro problema. E non è nuovo, da queste parti: gli hooligans.

Oltre alla capacità di fornire le infrastrutture necessarie (stadi, trasporti ecc.…), i paesi organizzatori devono essere in grado di garantire la sicurezza di tutti durante le gare. La Polonia e l’Ucraina saranno all’altezza?

Durante la trasmissione d’inchiesta Panorama, la BBC ha diffuso lunedì 28 maggio un reportage intitolato “Gli stadi dell’odio”. Il giornalista Chris Rogers ha passato un mese in Polonia e in Ucraina per assistere a delle partite di campionato. E, onestamente, il risultato è inquietante.

La polizia resta a guardare

In Ucraina il reportage mostra delle immagini di centinaia di tifosi mentre fanno il saluto nazista, urlando “sig Heil” per sostenere la loro squadra. Si vedono degli hooligans uscire dalla curva nord, andare in tribuna e aggredire un gruppo di tifosi di origine indiana - sebbene tifosi della stessa squadra. Il tutto incoronato da una mancanza evidente di reattività da parte degli addetti alla sicurezza. Cosa fa la polizia? Non molto, a quanto pare. Intervistato dal giornalista, il capo della polizia locale nega l’esistenza di comportamenti razzisti. Quando il giornalista gli spiega di aver visto 2.000 tifosi con il braccio teso, sostiene che non si trattava di gesti nazisti, ma di un semplice saluto alla squadra. Poco credibile…

La situazione non è migliore in Polonia: i simboli nazisti e razzisti sfoggiano su bandiere e sciarpe dei tifosi. E tutto ciò senza che la sicurezza negli stadi o la polizia muovano un dito. Nel 2007, durante una serie di documentari sulle gang, anche Ross Kemp aveva fatto un viaggio in Polonia per indagare sugli hooligans polacchi e i loro legami con i gruppi neonazisti. Aveva anche assistito agli scontri tra i suddetti hooligans e le forze dell’ordine. Poche cose sembrano esser cambiate in cinque anni. Allora in qualche mese…

Il ricordo dell'Heysel

È ben evidente quindi che né la Polonia né l’Ucraina hanno il copyright sul fenomeno hooligans. A lungo l’Inghilterraè stata un terreno fertile, ogni squadra aveva i propri tifosi ultras stretti gomito a gomito. E chi dimentica la catastrofe dell’Heysel, durante la finale di Coppa dei Campioni Liverpool-Juventus a Bruxelles il 29 maggio 1985? In quell'occasione, gli ultras del Liverpool massacrarono i tifosi italiani venuti ad assistere alla partita con le proprie famiglie. Bilancio: 39 morti (tra cui 33 italiani) e 600 feriti. Tutte le squadre inglesi furono bandite dalle competizioni europee per 5 anni (6 per il Liverpool) e 14 tifosi furono condannati a 3 anni di prigione per omicidio involontario. Le autorità britanniche adottarono quindi una legislazione estremamente rigida, con sanzioni che potevano arrivare fino alla reclusione. Oggi i tifosi condannati per "hooliganismo" continuano ad essere sottoposti a uno stretto controllo giudiziario durante le partite. Il problema non è ancora completamente risolto, ma questo irrigidimento ha avuto il merito di migliorare la situazione.

Boicottaggio, UEFA e Fred il furetto

In ogni caso c’è ancora di cui preoccuparsi. Nel reportage della BBC, il comportamento delle autorità in Ucraina è di un attendismo disarmante. Negare l’esistenza di un problema, o preferire la politica dello struzzo, non è in nessun caso il miglior modo di garantire la sicurezza ai tifosi. Dal momento in cui l’Ucraina sembra essere incapace di trovare una soluzione, si dimena per salvare le apparenze. E ce n’è di lavoro: oltre al razzismo e alla violenza negli stadi, l’Ucraina deve fare i conti con il boicottaggio di diversi governi (Francia e Germania tra i molti: nessun ministro francese assisterà alle partite dell’Euro per protestare contro gli abusi subiti da Juljia Timoshenko) e subire le critiche della UEFA circa i prezzi esorbitanti degli hotel.

Entrambi i paesi organizzatori hanno ad esempio presentato i loro animali in grado di predire i risultati delle partite: un elefante (Citta) per la Polonia e un furetto (Fred) per l’Ucraina. Paul il Polpo, se ci stai leggendo… Questo  probabilmente non basterà se ci basiamo sul numero dei biglietti venduti: l’8 maggio, 50.000 biglietti erano ancora disponibili. Altro esempio: la Federazione inglese beneficia di 24.000 biglietti per la prima fase. Ora, per le prime tre partite, sono stati venduti solo 3.000 biglietti ai tifosi britannici. E l’attuale situazione economica non aiuta.

Tutto questo può rimettere in discussione la tendenza alla ricerca di “nuovi territori”? Difficile da dire, vista l’imprevedibilità e la scarsa trasparenza delle assegnazioni delle gare (è il caso di Russia e Qatar per i mondiali di calcio).

Foto: © cortesia del sito allocine.fr per il film "The Football Factory"; testo: (cc) powazny/flickr ; video: (cc) BBC Panorama JewishNewsOne/YouTube e signorepolacco/youtube.