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Erika Lust, la regista porno che mette gli uomini al guinzaglio

Articolo pubblicato il 07 maggio 2012
Articolo pubblicato il 07 maggio 2012
Suonano alla porta. La ragazza esce dalla doccia, si copre con un asciugamano e corre ad aprire la porta al ragazzo delle pizze. Potrebbe essere l'inizio di un tradizionale film porno, ma non lo è. Le protagoniste de "La brava ragazza" hanno personalità e le immagini esplicite di sesso sono l'esito di una storia coerente.
Questa è la ragione per la quale la regista Erika Lust preferisce chiamare i suoi film "nuovi film per adulti", invece di porno. La parola porno parola ha in se delle connotazioni che lei cerca di modificare attraverso i suoi lavori.

Porno è una parola forte. Se dici a qualcuno "pornografia", "violento", "sciovinista" e "macho" nella sua mente appaiono immagini inumane. "Per queste connotazioni 'porno' è diventata un'espressione così sporca che vorrei prendere, buttare nella lavatrice e pulire usando un lavaggio profondo".

Ascoltando Erika mi sembra di esser stata buttata anche io dentro la lavatrice assieme a questa parola. Lei inizia a parlare in modo così appassionato della pornografia, della sessualità femminile e maschile che l'aria inizia a vibrare attorno a lei. Parlare con questa donna in jeans e scarpe Converse rosse mi da l'impressione di aver incontrato una ricercatrice del dipartimento degli studi di genere e non una regista porno. Non ho torto, dopotutto.

"Nei miei film le ragazze non sono accessori"

Prima di arrivare a Barcellona dalla Svezia nel 2000, Erika studiava Scienze Politiche e Femminili all'Università di Lund. Un giorno il suo ragazzo la sorprende davanti ad un film porno. "Mi sono sentita in imbarazzo come tutte le donne che guardano questi film. Fisicamente mi eccitava, ma non mi piaceva. Quella è stata la prima volta che mi sono chiesta: perché il porno deve essere così?".

All'inizio non capivo la differenza tra il porno tradizionale e quello fatto da Lust. Lust si alza, esce dalla stanza e torna con un DVD del suo ultimo film, Cabaret Desire, e una copia del suo libro Good Porn. Li tiene in mano con un gran sorriso. "Spero che ti piacciano". Beve un sorso dal bicchiere d'acqua e si prepara per la chiacchierata. "Parlo sempre tanto" dice ridendo, bagnando il suo maglioncino grigio. "Il porno femminista è un cambiamento dei ruoli delle donne che recitano nella pornografia tradizionale, che è quello di essere gli attrezzi per il piacere degli uomini. Quei film sono fatti da uomini per uomini e i loro protagonisti sono sempre uomini ricchi e potenti, mentre le donne hanno il ruolo di prostitute o dominatrici. Nei miei film le ragazze non sono accessori ma personalità complesse, come nella realtà, e come tali vivono la loro sessualità".

Ma c'è voluto un po' per arrivare alla prima ripresa. Inizialmente voleva lavorare per le Nazioni Unite e per questo ha iniziato a studiare spagnolo. Mentre faceva un corso a Barcellona si è innamorata della città e ha deciso di rimanere per lavorare nell'industria cinematografica come assistente. Ha seguito così un corso serale di direzione cinematografica e il risultato finale del suo progetto è stato The good girl, che ha vinto il premio per il miglio cortometraggio al Festival Internazionale del Film Erotico nel 2005.

"Mia madre sarebbe più contenta se lavorassi in una organizzazione internazionale, ma mi sostiene comunque". La cosa più difficile deve essere quella di spiegare alle persone quale è la professione di sua figlia. "Viviamo in una società radicalmente sessista. Quando una donna si relaziona pubblicamente con la sessualità viene considerata come un qualcosa di marcio".

Impresa coraggiosa per le donne

Fin dal successo del suo primo film, l'agenzia di produzione di Erika e suo marito Pablo, la Lust Films, ha prodotto cinque film, due libri e vinto molti premi internazionali. Il loro è un normale ufficio, eccetto per una sex-sedia usata in Cabaret Desire e due stanze dove si trovano centinaia di libri e film new porno. Una delle mensole è piena di giocattoli erotici che vendono nel loro negozio online: dal vibratore lillà alle corde bondage fatte a mano.

Il viso di Erika è illuminato mentre mi fa vedere l'azienda familiare. Il suo sorriso mi fa capire che a lei piace quello che fa. "Sono una persona terribilmente positiva", dice.

Non solo positiva, ma anche coraggiosa. Il porno è un business difficile nel quale le donne non sono bene accette, eccetto se sono attrici o truccatrici. Lei stima che solo il 2% delle persone che lavorano nell'industria del porno sono donne, non contando i ruoli tradizionali. Ai suoi colleghi non piace quello che lei fa, non distribuiscono i suoi lavori, la chiamano "feminazi" e alcuni le chiedono addirittura perché non sta dall'altra parte della camera.

Nonostante tutto questo, la Lust Films è una società redditizia. Erika prende un altro sorso d'acqua e si distende sulla poltrona in pelle. Un raggio di sole entra nella stanza e dalla finestra si vedono i tetti rossi di Barcellona. Dice in tono un poco timido che non si considera un direttore al top della sua carriera, ma una ragazza che vuole mostrare al mondo la sua prospettiva.

Tra qualche giorno presenterà i suoi lavori al Museo del Sesso a New York e agli Oscar per il Porno Femminista a Toronto. "E' qualcosa di veramente importante per me e la cosa di cui mi piace parlare. Per me la pornografia è un tema che non può non essere discusso. Fa parte della nostra cultura e se le donne non prendono parte in questi discorsi è come se a loro non importasse. Ma a noi importa e abbiamo tanto da dire. Per questo motivo c'è bisogno di più donne registe di quante ce ne siano adesso". Sicuramente ce ne saranno. Ho l'impressione che, se dipendesse da lei, la pornografia femminista sarebbe presto una corso di studi nelle università.

Foto: ©Mireya de Segarra e ©Lust Films; Video: erikastube/YouTube.