Lifestyle

Des Simones: criticare il sistema con delle T-shirt "new vintage"

Articolo pubblicato il 02 ottobre 2015
Articolo pubblicato il 02 ottobre 2015

Un gruppo di femministe ha tappezzato le insegne e i muri di Parigi con i nomi di donne importanti, che ancora oggi ricevono troppa poca attenzione. Il progetto Des Simones di Julia, Esther ed Elsa fa entrare il femminismo nel mondo della moda: un brand franco-spagnolo ha ridisegnato i volti di donne-simbolo e ha iniziato a stamparli su vecchie T-shirt.

L’idea è venuta a Julia lo scorso Natale, perché non aveva intenzione di comprare i soliti regali: «Se uno fa qualcosa da sé, secondo me ha più valore. Quindi l’anno scorso pensai di prendere le vecchie T-shirt, ridecorarle e regalarle». Il nome Des Simones è dovuto alla grande ammirazione per due grandi "Simone": la politica francese Simone Veil, che ha dato il nome alla prima legge sull’aborto in Francia, e la filosofa e femminista Simone de Beauvoir.

Insieme ad altre due socie, Esther ed Elsa, ha già "ri-prodotto" 80 T-shirt: i volti di donne-simbolo che hanno fatto la storia sono stampate esclusivamente su magliette di seconda mano. Il vestiario finora raccolto è arrivato tramite donazioni di privati, ma con il coinvolgimento di un ente sociale dovrebbero riuscire a raccoglierne molte di più.

Per la nuova collezione le stiliste hanno potuto attingere anche a "nuovi" volti, come quello di Malala, l’attivista pakistana premio Nobel per la pace che si batte per i diritti delle ragazze e delle donne, e quello della cantante americana di blues e jazz, Nina Simone. «Abbiamo scelto queste donne perché sono conosciute nell’arte e nel campo dei diritti umani. D’altro canto le loro facce non si vedono spesso, dato che non rispecchiano i canoni di bellezza occidentali: pelle chiara, alta e magra,» dice Julia.

Femminismo "sostenibile" e molto altro

Il progetto Des Simones si è prefisso molti obiettivi oltre al femminismo. Potrebbe suonare strano sentir dire da Esther e Julia che la principale finalità del loro progetto è quella di «focalizzare l’attenzione sulla situazione dell’industria tessile».  Ma la gente capisce che si tratta di un progetto di moda femminista ed eco-sostenibile? Esther spiega che «la produzione industriale, l’ambiente e la rappresentazione delle donne» hanno un certo peso nel progetto. «Elenchiamo tutte questi temi perché ci sembrano tutti molto importanti. E se ci si addentra nell’industria tessile per capire come funziona, allora ci si accorge che questo progetto dovrebbe inglobare ancora tanto altro, ad esempio la protezione degli animali».

Finora ci sono stati due eventi promozionali nelle città in cui vivono le ragazze: Amsterdam e Parigi. All’inizio di settembre ce ne sarà uno anche a Madrid. Inoltre Des Simones è in contatto con organizzazioni che condividono gli stessi obiettivi, come la Clean Clothes Campaign, una campagna che si adopera affinché il settore tessile garantisca condizioni di lavoro più giuste, o l’associazione francese Ethique sur l’étiquette (letteralmente: "Etica sull'etichetta", n.d.r.).

Dopo il secondo evento organizzato a La REcyclerie parigina, non si sa se cambierà qualcosa. Il profitto economico non è il primario interesse del gruppo, come spiega Esther: «Sarebbe davvero bello se anche il progetto avesse successo. Ma il nostro primo obiettivo è attirare l’attenzione. Ovviamente speriamo che il nostro impegno sortisca un impatto sociale».

Nonostante la sua dimensione internazionale, è difficile affermare se le tre ragazze riusciranno a coinvolgere un gran numero di persone. Forse sarebbe necessario un approccio più netto. Fino a che l’obiettivo sarà catalizzare l’attenzione dei più su tematiche sociali, e non quello di fare concorrenza a H&M e Primark con la vendita delle magliette, le ideatrici dell’iniziativa e il loro pubblico sembrano essere soddisfatti. Ma ben presto gli hipster delle metropoli europee potrebbero precipitarsi su queste T-shirt colorate dalle stampe limited edition.

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