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Cyborg, tecnologia e gli uomini del futuro

Articolo pubblicato il 03 agosto 2015
Articolo pubblicato il 03 agosto 2015

Stefan Greiner è uno scienziato di cibernetica residente a Berlino e cofondatore di Cyborgs e.V., una piattaforma di discussione scientifica. È inoltre conosciuto per aver osservato e “hackerato” il suo stesso corpo e le funzioni emotive, una pratica conosciuta come “hacktivismo”. Nell’intervista ci parla degli esseri umani, dei cyborg e del futuro.

cafébabel: Possiamo dire che il futuro è già qui?

Stefan Greiner: Il fatto che, in metropolitana, il 90% delle persone intorno a noi fissa lo schermo del proprio smartphone è un fenomeno che sta accadendo adesso. Si ha la sensazione che la maggior parte di noi stessi sia occupata e dominata dalla tecnologia. Penso che questa sia solo una fase di transizione verso un periodo in cui useremo la tecnologia in modo più cooperativo, paragonabile al modo in cui muoviamo le parti del nostro corpo. Ad esempio: non siamo distratti dai movimenti del nostro corpo mentre parliamo. Proviamo emozioni con il nostro corpo, non importa se i nostri corpi siano composti di sostanza "biologica" o "tecnologica". Con le estensioni tecnologiche ampliamo il raggio della nostra esperienza emotiva.

cafébabelHai detto che i cyborg sono umani che potenziano le loro abilità psichiche e mentali attraverso la tecnologia. I cellulari ne sono un esempio?

Stefan Greiner: Sì, sono un buon esempio. Con questi dispositivi, esterniamo i diversi aspetti del nostro essere secondo differenti modalità e livelli. Esistono semplici funzioni di memoria esterna: puoi ricordare uno o due numeri di telefono a memoria, il resto è conservato nella memoria esterna, quella del tuo cellulare. E non sono gli unici dati immagazzinati là sopra.

L'accesso costante a Internet e ai servizi di localizzazione ci fornisce una sorta di "esoscheletro" mentale con un'ampia gamma di funzionalità diverse, integrate senza soluzione di continuità nella nostra vita quotidiana. Finché questi dispositivi diventeranno meno ingombranti e sempre più comodi da portare con sé, la mia ipotesi per il futuro è che daremo più importanza alle informazioni organizzate e processate esternamente. Così facendo, viviamo un continuo scambio di informazioni tra le nostre parti "biologiche" e i nostri terminali  "tecnologici", che insieme formano un organismo cibernetico. In pratica, un cyborg.

cafébabel:Come immagini il futuro dell’interazione tra umani e computer e la sue principali sfide?

Stefan Greiner: Il modo in cui interagiamo con la tecnologia (basti pensare al fatto di sedersi di fronte al computer) è piuttosto, come dire, inappropriato. Premere pulsanti sulla tastiera e leggere piccole lettere sugli schermi costituisce oggi la maggior parte delle nostre interazioni con i computer. La maggior parte di queste sono visive e uditive e consumano una grande quantità di tempo e di risorse.

Nel futuro, non ho voglia di portarmi tutti i miei dispositivi al parco per lavorare da lì. Vorrei che queste funzioni fossero almeno parzialmente integrate nei miei vestiti, per ottenere dei feedback non solo visivi e uditivi, ma anche aptici (tattili, n.d.r.) e termici. Se tutto va per il verso giusto, avremo piccole lenti che potremo indossare per estendere le informazioni visive sull'ambiente circostante, così da non avere più bisogno di questi grandi schermi.

Come qualsiasi altra interazione, quella futura tra uomo e computer sarà più un dialogo caratteristico che una relazione tra servo e padrone. Si tratta di combinare il meglio delle capacità biologiche e di quelle tecniche, in un modo non invasivo ed "equo".

cafébabel:Credi che l’evoluzione tecnologica potrebbe cambiare le persone accompagnando ovunque le loro vite?

Stefan Greiner: Io credo che la parola "coevoluzione", riferita alla tecnologia e noi stessi, possa meglio caratterizzare quello che sta succedendo, proprio in conseguenza del fatto che abbiamo iniziato a chiamarci "umani". In verità, una delle capacità umane più straordinarie è quella di integrare le relazioni complesse con oggetti non biologici all'interno delle nostre identità e personalità. Supporto la nozione "natural born cyborg" coniata da Andy Clark, cioè: in quanto "umani" siamo fatti per adattarci costantemente all’ambiente, con l’aiuto di strumenti non biologici. Non c'è dualismo né competizione tra l’evoluzione tecnologica e umana, entrambe sono connesse. La plasticità dei neuroni riscrive costantemente la struttura del nostro cervello, anche se non ne abbiamo coscienza.

cafébabel:Come si pone l’etica a riguardo?

Stefan Greiner: Esiste un problema comune: l’etica si basa sulle convenzioni morali di un'epoca specifica, sulla concezione prevalente del genere umano. Opponendo a questo concetto il cambiamento rapido della tecnologia e i processi di coevoluzione umana e tecnologica, l’etica attuale non può tenere il passo.

In molte discussioni etiche esiste ancora la concezione dell'essere umano autonomo, dotato di autocontrollo, che è più o meno separato dagli oggetti e dalle altre forme di vita che lo circondano. Dal mio punto di vista questa idea, che trae origini dalla filosofia cristiana e kantiana, è sbagliata e pericolosa. Noi non condividiamo solo il nostro potere di controllo con la "tecnosfera" (il mondo tecnologico), ma condividiamo la nostra identità con un ambiente-natura enormemente più vasto. Come cyborg siamo "solo" un sottosistema di un sistema più grande, il nostro pianeta e l’universo nel suo insieme.

Siamo immersi in uno scambio continuo con tutto questo, pertanto siamo solo parzialmente padroni di noi stessi. Credo che questa nuova immagine di noi stessi come cyborg sia una delle sfide più grandi per l'etica; stabilire una nuova visione per un "futuro di cyborg", dove gli uomini non siano visti come essere biologici autonomi, e che invece condividono il controllo e le responsabilità con un'ampia gamma di altri attori.

cafébabel:Come credi che cambierà la medicina nel futuro?

Stefan Greiner: Da molto tempo gli impianti e protesi tecnologici ad uso medico sono stati accettati dalla società. Nessuno metterebbe mai in discussione un pacemaker, degli arti o degli organi artificiali. Molte applicazioni che stanno nascendo rendono meno chiaro il confine tra medicina, salute o evoluzione. Strumenti indossabili che rintracciano i valori fisiologici e prevedono le malattie aprono un'intera gamma di nuove applicazioni per la medicina preventiva e una riorganizzazione del nostro sistema sanitario.

Dal mio punto di vista, il futuro della sanità è profondamente coinvolto dai diversi dispositivi tecnici di assistenza. Esistono già i cosiddetti biosensori, tatuaggi elettronici che rilevano alcune alterazioni nel nostro sistema e ci avvertono se per esempio siamo carenti di vitamine o minerali.

cafébabel:Ci hai detto che gli uomini e le macchine sono già collegati. Quali sono gli aspetti positivi e negativi?

Stefan Greiner: Il processo di coevoluzione di per sé non è né positivo né negativo. Oltre agli effetti positivi che ci permettono di sviluppare un punto di vista più ampio su ciò che ci circonda, una nuova conoscenza della natura e nuovi approcci in campo medico; gli aspetti negativi sono chiaramente legati parte del nostro attuale sistema capitalistico. "Parti" di noi stessi non solo conterrebbero di per sé una "logica capitalistica", che prescrive la costruzione di nuove gerarchie e la competizione in una società orientata al successo, ma sarebbero anche "possedute" da aziende private. Potremo letteralmente finire in "bancarotta corporea" come le società che operano in quel sistema. Ciò va contro l’idea di una società "cyborg" ma inclusiva, dove chiunque, se vuole, può accedere alle nuove funzionalità tecnologiche in arrivo.

cafébabel: Al riguardo, vedi un futuro diviso tra i ricchi "fortunati" che possono permettersi simili dispositivi, e le persone più povere?

Stefan Greiner: Se consideriamo il cammino e le norme sociali che attualmente seguiamo, concordo in pieno che la futura simbiosi uomo-macchina allargherà il divario tra ricchi e poveri. Possiamo fare lo stesso discorso con l'educazione: se hai i soldi puoi permetterti un'educazione migliore.

La tecnologia di per sé non è solo un mezzo per accedere al futuro sistema educativo, è anche un modo per sviluppare la personalità e la percezione dell'ambiente. Pertanto garantire o meno l’accesso alla tecnologia avrà un impatto profondo sulle vite delle persone e sui nostri diritti di cittadini democratici.