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Corsi universitari on-line, addio professori?

Articolo pubblicato il 06 marzo 2014
Articolo pubblicato il 06 marzo 2014

Sul­l'e­sem­pio ame­ri­ca­no, da quasi 2 anni, le uni­ver­si­tà e le scuo­le eu­ro­pee si sono ag­gior­na­te: i  MOOC (Mas­si­ve Open On­li­ne Cour­ses) sono arrivati anche nel Vec­chio Con­ti­nen­te. Rivoluzione o buco nell'acqua?

I MOOC, corsi on-li­ne ac­ces­si­bi­li a un gran nu­me­ro di per­so­ne, stan­no cam­bian­do il mondo del­l'in­se­gna­men­to da qual­che tempo. Il pro­fes­so­re da­van­ti la sua web­cam, lo stu­den­te con­nes­so dal­l'al­tra parte del mondo. Una "ri­vo­lu­zio­ne MOOC" avreb­be ad­di­rit­tu­ra già col­pi­to l'Eu­ro­pa. Al­cu­ni paesi, come la Spa­gna, of­fro­no già 150 corsi di­ver­si, 3 volte in più ri­spet­to alla Fran­cia. Nella Scuo­la po­li­tec­ni­ca di Lo­san­na (EPFL), una delle prime scuo­le eu­ro­pee a lan­ciar­si in que­sta av­ven­tu­ra, il suc­ces­so è stato in­cre­di­bi­le: in un anno e mezzo, 400 000 stu­den­ti si sono iscrit­ti ai 14 corsi on-li­ne pro­po­sti dalla scuo­la.

Un be­ne­fi­cio per le uni­ver­si­tà

L'i­scri­zio­ne è già una pic­co­la vit­to­ria, poi­ché, anche se i corsi non sono fi­na­zia­ria­men­te red­di­ti­zi per le uni­ve­ri­si­tà (la mag­gior parte dei MOOC sono gra­tui­ti), con­sen­to­no loro di avere un con­si­de­re­vo­le van­tag­gio: la no­to­rie­tà. Se Stan­ford o Yale non hanno bi­so­gno di lan­cia­re dei corsi on-li­ne per es­se­re co­no­sciu­te in tutto il mondo, molte uni­ver­si­tà eu­ro­pee be­ne­fi­cia­no della con­di­vi­sio­ne dei loro pro­gram­mi sco­la­sti­ci. Que­sti corsi ne rin­for­za­no la vi­si­bi­li­tà e di­mo­stra­no la loro ca­pa­ci­tà di adat­tar­si alle nuove tec­no­lo­gie.

Per Mat­thieu Cisel, primo dot­to­ran­do in MOOC in Fran­cia, il pro­fes­so­re ha co­mun­que un ruolo da gio­ca­re in que­sta "ri­vo­lu­zio­ne": "I MOOC stan­no per cam­bia­re la pro­fes­sio­ne di in­se­gnan­te, dan­do­gli più va­lo­re" poi­ché, in quan­to au­ten­ti­ci at­to­ri di que­sti video pe­da­go­gi­ci, i pro­fes­so­ri non si ri­vol­go­no più a un'au­la uni­ver­si­ta­ria di 300 per­so­ne, ma a un pub­bli­co di 30.000 stu­den­ti. Pier­re Dil­len­bourg è il do­cen­te di nuove tec­no­lo­gie pres­so la Scuo­la po­li­tec­ni­ca di Lo­san­na e in­si­ste sul ruolo del pro­fes­so­re in que­sto nuovo ap­proc­cio, pre­ci­san­do che la qua­li­tà del­l'in­se­gna­men­to è una con­di­zio­ne in­di­spen­sa­bi­le per la riu­sci­ta dei MOOC: "Anche senza l'e­ti­chet­ta di un'u­ni­ver­si­tà pre­sti­gio­sa, al­cu­ni corsi on-li­ne si di­stin­guo­no da altri per­ché sono te­nu­ti da spe­cia­li­sti del set­to­re".

Addio Pro­fes­so­ri?

L’in­se­gna­men­to on-li­ne può rim­piaz­za­re quel­lo in clas­se? Gli esper­ti man­ten­go­no un pro­fi­lo basso: i MOOC non sa­ran­no mai i so­sti­tu­ti dei corsi tra­di­zio­na­li.

In primo luogo, per­ché non per­met­to­no di ot­te­ne­re un di­plo­ma: alla fine del corso se­gui­to, viene con­se­gna­ta solo una cer­ti­fi­ca­zio­ne, prova che lo stu­den­te ha su­pe­ra­to i test e ac­qui­si­to le co­no­scen­ze pre­vi­ste. In se­con­do luogo, per­ché in ge­ne­ra­le gli stu­den­ti iscrit­ti ai MOOC se­guo­no pa­ral­le­la­men­te un corso tra­di­zio­na­le. I pro­fes­so­ri che hanno adot­ta­to que­sto nuovo si­ste­ma li con­si­de­ra­no come sup­ple­men­to e in nes­sun caso come un'al­ter­na­ti­va. Pier­re Dil­len­bourg con­si­de­ra que­sti corsi on-li­ne come un'op­por­tu­ni­tà per mi­glio­ra­re la qua­li­tà dei corsi al­l'u­ni­ver­si­tà, ap­pro­fon­den­do­li. In que­sto caso, essi rap­pre­sen­ta­no un reale sup­por­to al­l'i­stru­zio­ne tra­di­zio­na­le.

Altri pro­fes­so­ri ve­do­no in que­sti corsi l'oc­ca­sio­ne per ini­zia­re una ri­fles­sio­ne su un sog­get­to e poi  ap­pro­fon­di­re le co­no­scen­ze ac­qui­si­te in aula. Uno di que­sti è Al­ber­to Ale­man­no, che in­se­gna Po­li­ti­ca Eu­ro­pea all'HEC Paris ed è a capo di un MOOC in­ti­to­la­to "Un­der­stan­ding Eu­ro­pe", il primo sull’"Eu­ro­pa in Eu­ro­pa". Ale­man­no pro­po­ne di ri­con­si­de­ra­re al­cu­ne idee sul­l’U­nio­ne eu­ro­pea e mo­stra­re ai suoi stu­den­ti come il cit­ta­di­no può es­ser­ne un au­ten­ti­co at­to­re. "Si trat­ta di un ap­proc­cio umano, dal basso verso l'al­to, per ri­met­te­re il cit­ta­di­no nel cuore del pro­get­to eu­ro­peo", af­fer­ma Ale­man­no. Il suo obiet­ti­vo è di for­ni­re loro degli stru­men­ti per far va­le­re le pro­prie idee e mo­stra­re che "l’Eu­ro­pa è un mondo di op­por­tu­ni­tà".

– "Un­ders­tan­ding Eu­rope", primo MOOC sull'"Eu­ropa in Eu­ropa" pro­posto dal pro­fes­so­re di di­rit­to eu­ro­peo Al­ber­to Ale­man­no –

in eu­ro­pa, uno svi­lup­po di­so­mo­ge­neo

La sfida delle uni­ver­si­tà e scuo­le eu­ro­pee è evi­ta­re che i MOOC "fi­ni­sca­no nelle mani del­l'e­ge­mo­nia ame­ri­ca­na", spie­ga Mat­thieu Cisel, che ha par­te­ci­pa­to anche al­l'i­ni­zia­ti­va pub­bli­ca della piat­ta­for­ma fran­ce­se dei MOOC, Fran­ce Uni­ver­si­té Nu­mé­ri­que, FUN. Dal gen­na­io 2014, una doz­zi­na di  isti­tu­zio­ni hanno pro­po­sto 21 corsi on-li­ne. Sulla stes­sa scia, ma con fondi pri­va­ti, nel­l'ot­to­bre 2013 il Regno Unito ha svi­lup­pa­to la sua piat­ta­for­ma Fu­tu­re­learn che com­pren­de 26 uni­ver­si­tà. Tut­ta­via, le più pre­sti­gio­se, come Ox­ford o Cam­brid­ge, ne re­sta­no lon­ta­ne e snob­ba­no il pro­get­to. "Pro­po­nia­mo già dei corsi on-li­ne e i MOOC non ci fa­ran­no cam­bia­re il no­stro mo­del­lo", ha di­chia­ra­to Sally Map­sto­ne, vi­ce-pre­si­den­te del­l'u­ni­ver­si­tà di Ox­ford. Que­ste ini­zia­ti­ve si svi­lup­pa­no in Eu­ro­pa, ma a li­vel­lo na­zio­na­le e in ma­nie­ra dif­fe­ren­te.

L'Eu­ro­pa do­vreb­be quin­di unire le forze per crea­re una sola piat­ta­for­ma eu­ro­pea e con­tra­sta­re la lea­der­ship ame­ri­ca­na? Pier­re Dil­len­bourg, che ha col­la­bo­ra­to con la Scuo­la po­li­tec­ni­ca di Lo­san­na al­l'or­ga­niz­za­zio­ne del gran­de sum­mit eu­ro­peo EMOOC di que­sto mese, non la pensa così: "Ciò che è spia­ce­vo­le è l'as­sen­za della Com­mis­sio­ne eu­ro­pea in que­sto di­bat­ti­to, ma non penso che serva fon­de­re in­sie­me i pro­get­ti, ma crea­re si­ner­gie e una mag­gio­re in­te­ra­zio­ne tra le piat­ta­for­me na­zio­na­li".

In ge­ne­ra­le, le uni­ver­si­tà eu­ro­pee non at­ten­do­no il so­ste­gno delle isti­tu­zio­ni sulla que­stio­ne dei MOOC, ma dal ver­ti­ce del­l'Ue è emer­sa una nota po­si­ti­va: il di­scor­so degli at­to­ri ha rag­giun­to una certa ma­tu­ri­tà. "Non si parla più dei MOOC come di un mi­ra­co­lo: ormai è qual­co­sa di con­cre­to"si ral­le­gra Pier­re Dil­len­bourg. Allo stes­so modo Mat­thieu Cisel, che ha anche as­si­sti­to alla con­fe­ren­za, ha pub­bli­ca­to sul suo blog: "Tanti feed­back da crea­to­ri di MOOC molto in­te­res­san­ti"Inol­tre, Cisel ha svi­lup­pa­to un MOOC su "Come crea­re il pro­prio MOOC" per la piat­ta­for­ma fran­ce­se FUN. Cosa c'è di più con­cre­to?