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Conferenza LeWeb: si va verso una Silicon Valley europea?

Articolo pubblicato il 13 gennaio 2012
Articolo pubblicato il 13 gennaio 2012
Come ogni anno a dicembre a Parigi si svolge la conferenza Le Web, un’occasione d’incontro e dialogo per i più grandi nomi di Internet sulle tendenze del futuro. Sul palcoscenico, si assiste al trionfo dei grandi gruppi. Dietro le quinte, la conferenza diventa un'occasione per colmare i ritardi dell'Europa nel settore del digitale.

Le parole più significative per il nostro caro vecchio continente sono arrivate dagli americani.

Schermo gigante, cuffiette, luci spettacolari , grande palcoscenico… no, non si tratta di un nuovo evento in stile Apple ma dell’ottava edizione della conferenza LeWeb, che si è tenuta a Parigi dal 7 al 9 dicembre 2011. I partecipanti sono stati più di 3.000, pubblico d'eccezione per i principali protagonisti del settore hi-tech nell'ultimo anno. Tutto ha avuto inizio nel 2004, quando l’imprenditore e blogger francese Loïc Le Meur ha inaugurato questo geek-party. La conferenza, a periodicità annuale, è stata l'occasione per discutere delle principali tendenze della Rete e anticipare gli strumenti hi-tech del futuro prossimo. La presenza dei guru americani di internet (Eric Schmidt, di Google, Sean Parker, fondatore di Napster) non ha impedito a LeWeb di mettere alla prova le ambizioni dell’Europa nella corsa all’innovazione digitale.

"I francesi sono più sofisticati degli americani"

L’Europa è costretta a inseguire, e se vogliamo crearci una nicchia in questo vasto ecosistema, il Vecchio Continente dovrà mettere rapidamente in atto una serie di provvedimenti fondamentali. La buona notizia è che queste misure sono state discusse. Seduti allo stesso tavolo, Nicolas Princen, consigliere del presidente francese Sarkozy per l’informatica ed Eric Van der Kleij, direttore di Tech City Investement Organisation, un ente incaricato di sviluppare a Londra la "City del digitale", hanno illustrato iniziative utili ad attrarre nel nostro continente imprenditori e investitori per il settore del digitale. Iniziative che rimangono poco convincenti: si è parlato di "aiuti pubblici", "infrastrutture" e "messa a disposizione dei dati raccolti dallo Stato". In pratica, parole al vento. Nulla di concreto, dunque, sulle scelte che consentirebbero all’Europa di collocarsi stabilmente sul mercato del digitale. Le parole più significative per il nostro caro vecchio continente sono arrivate, infatti, dagli americani. Con il suo motto "Don’t be evil with the other" (Non essere cattivo con gli altri), Eric Schmidt, presidente esecutivo di Google, ha condiviso con la platea il proprio desiderio: vedere l’ Europa tra i prossimi concorrenti della Silicon Valley. Ecco perché, a quanto pare, a Parigi ha aperto i locali nuovi di zecca del "Googleplex", in rue de Londres, inaugurato alla presenza del presidente della Repubblica francese.

In quell’occasione Schmidt ha coccolato la Francia: in un’intervista apparsa suLibération il 7 dicembre 2011 ha affermato che "abbiamo investito in Europa prima dei nostri concorrenti e i francesi sono più sofisticati degli americani". Mosso dalla volontà di attenuare i passati malintesi tra Google e i francesi (nella stessa intervista, Schmidt dice che "dopo l'arrivo di Google in Francia, nel 2004-2005, il governo  e il ministro della cultura non erano soddisfatti di noi. Pensavano che sottraessimo lavoro ai francesi, senza investire nello sviluppo della cultura"), l'amministratore delegato di Google non si è limitato ai complimenti. Durante il convegno, infatti, ha più volte elencato i principali problemi di cui soffre attualmente la Silicon Valley, e che potrebbero quindi rendere più facile l’emergere dei concorrenti europei .

Il declino dell’Impero americano

Il settore tecnologico americano fatica a trovare nuove risorse umane: i laureati in informatica sono oggetto di una vera contesa tra le nuove imprese e i grandi gruppi (Facebook, Google e Microsoft). In pratica , il problema maggiore sta nella carenza di cultura d’impresa: i grandi gruppi sono alla ricerca del massimo profitto, e così mettono subito in vendita le nuove aziende per partire con un nuovo progetto. Il risultato? Un’enorme perdita in termini d’ innovazione, come sottolineato dallo stesso Sean Parker, fondatore di Napster e ora principale azionista di Facebook.

Insomma, le crepe nella Silicon Valley possono aprire nuovi scenari nella sfida digitale. Al Vecchio Continente manca solo la volontà di mettere giù le proprie carte, traendo ispirazione dall’unica azienda europea riuscita ad imporsi nel mercato americano: la svedese Spotify.

Tutte le foto: leweb3/flickr; Video: Le Web/flickr