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Bratislava: lavori in corso per i ricchi

Articolo pubblicato il 30 marzo 2015
Articolo pubblicato il 30 marzo 2015

Bratislava è una delle capitali europee più enigmatiche. Molti turisti vengono sedotti dai suoi moderni edifici e diversi locali sognano una città piena di grattacieli. Controcorrente, l’associazione M_P_BA invita a scoprirne i luoghi dimenticati. Dei posti che erano il fulcro della vita urbana quando ancora Bratislava si chiamava Pressbourg.

In genere, i paesi sviluppati proteggono il centro storico dalle eccentricità di certe megalopoli. La Cecoslovacchia del dopoguerra pensava, anch’essa, di seguire tale norma. Senza però tener conto del sogno comunista che, all’epoca, prometteva «un mondo nuovo, moderno e felice». Risultato: due quartieri storici,  Vydrica e Zuckermandel, sono stati presi di mira dallo slogan dei comunisti – saliti al potere nel 1948 – in base al quale «nuovo» è sinonimo di «migliore»

Quasi 70 anni dopo, un’associazione ha deciso di intraprendere il cammino inverso. M_P_BA e il suo fondatore, Ivor Švihran, hanno dato vita ad un singolare progetto, avvalendosi dell’aiuto di alcuni giovani appassionati di storia: creare una mappa dei luoghi più insoliti di Bratislava. Disponibile in diversi punti di informazione turistica, la cartina svela i posti più segreti della capitale slovacca. Abbiamo incontrato Ivor, che ci ha guidato in una visita alternativa della città.

Il percorso che ci propone non salta subito alla vista. Nascosto, comincia a qualche metro dal castello di Bratislava, nel centro storico della città. «Questo quartiere si chiamava Zuckermandel. Laggiù, si vedono tre edifici, frammenti di un nuovo quartiere che, alla fine, non è mai stato costruito», ci spiega Ivor. Portati a termine, i lavori ne avrebbero fatto uno dei quartieri più lussuosi di tutta la Cecoslovacchia. 

Un castello e delle gru

Ivor ci indica un cantiere con alcune gru in azione. Si tratta dei macchinari della società J&T Real Estate che, in diretta, mettono in pratica la sua «visione di una nuova capitale». Il progetto della società prevede la demolizione di circa 606 appartamenti, con un budget di 100 milioni di euro. La conclusione dei lavori è prevista per la fine del 2018. La trasformazione del quartiere Zuckermandel, tradizionalmente povero, avverrà quindi con tempistiche impressionanti. E, d’ora in avanti, saranno i ricchi a trasferirsi sulle rive del Danubio

«Il quartiere ai piedi del castello era probabilmente il più povero della città, sempre inondato. Rispetto al passato, oggi il suo livello è molto più alto. Il quartiere è stato collegato alla città a partire dal XVIII secolo. Il fatto che fosse insalubre, infatti, l’ha per molto tempo condannato a rimanere isolato da tutto il resto. D’altronde, in quel periodo, ci viveva una relativamente grande comunità ebraica»

E' nel 1850, quando il quartiere viene collegato a Bratislava, che ha inizio il suo progressivo deterioramento. Gli abitanti più abbienti si spostano verso il centro della città e diventa necessario adattare il quartiere alle esigenze degli inquilini meno facoltosi. Tale processo è amplificato dagli eventi della Seconda guerra mondiale, quando gran parte della popolazione ebraica viene sterminata. Poco a poco, il quartiere ai piedi del castello comincia a mettere a repentaglio l’immagine desiderata dai dirigenti della città, che iniziano a pianificarne la liquidazione. 

Ivor ci dice che l’idea di una vera e propria demolizione è nata durante la guerra ed è stata poi ripresa durante il periodo comunista. Negli anni ’50, alcuni architetti cominciarono pian piano a darle forma. «Per prima cosa demolirono la parte del quartiere che si affaciava sul Danubio, per costruirci un parco culturale. Negli anni ’70, il quartiere ebraico venne sacrificato per permettere la costruzione di nuovi ponti», spiega Ivor prima d’aggiungere che la demolizione fu stata realizzata in diverse fasi, durante un periodo di circa 40 anni. 

Per molti, la fine di Zuckermandel segna la morte definitiva di una cultura. Sbucciando delle cipolle, la nonna dello storico Walter Malaschitz, autore di un’opera sul quartiere, confida che «il Danubio perderà i suoi figli». Ma pochi sono gli imprenditori che leggono i libri di storia. Dopo J&T, un altro colosso del mondo della finanza ceca – Penta Investments –  ha di recente presentato il proprio progetto, battezzato, con certa originalità, New City Center. Si parla di investimenti di 70 milioni di euro e più di 600 appartamenti costruiti nel cuore della città, accanto ad un centro commerciale futurista. Non resterà più nulla di Zuckermandel e, del resto, il «nuovo centro» non lascia spazio a dubbi: Zahad Hadid, l’architetto del progetto, è un rappresentante del movimento decostruttivista.