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Attentati a Parigi: datemi dell'ipocrita domani

Articolo pubblicato il 23 novembre 2015
Articolo pubblicato il 23 novembre 2015

(Opinione) In seguito agli attentati di Parigi di venerdì 13 novembre, sui social network sono comparse miriadi di messaggi con opinioni e stati d'animo legati a questi attacchi. Molte persone hanno espresso solidarietà alle vittime, alle loro famiglie e agli amici. Altri, invece, non proprio.

Ricordo di aver chiamato i miei genitori, e un attimo dopo ho iniziato a ricevere messaggi sul cellulare. Ricordo il momento in cui ho dovuto pubblicare un messaggio su Facebook per far sapere a tutti che stavo bene. Ricordo anche la mia gratitudine nel vedere che un amico aveva già segnalato sul safety check di Facebook che io e tutti gli altri compagni in quel bar stavamo bene.  

E ricordo la mattina dopo, quando il telegiornale francese era l'unico rumore di sottofondo e i social network erano invasi da bandiere tricolore e messaggi di sostegno. Mi sono sentita di nuovo grata, perché continuavo a tremare ma sapevo che non ero sola. E all'improvviso eccovi, terribilmente numerosi, insopportabili. In centinaia di post avete accusato d'ipocrisia tutti quegli amici che si sono commossi per gli attacchi, tutti quelli che hanno manifestato sostegno.

Confesso che neanche a me è piaciuta molto l'iniziativa di mettere la bandiera francese come foto profilo su Facebook, ma so che la maggior parte della gente l'ha fatto perché, in quel momento, era il modo più veloce per esprimere solidarietà alle persone colpite dagli attacchi terroristici di Parigi.

Anche voi parlate di solidarietà, ma lo fate in modo diverso. Lo fate per rinfacciarci che, secondo il vostro parere, non siamo altrettanto solidali con gli altri Paesi che di recente hanno subito attentati. È a voi che mi rivolgo, perché voglio dirvi che mi sono sentita attaccata. Ed è stato un attacco per dei motivi che reputo falsi e che è arrivato in uno dei miei momenti più difficili.

Concorderete con me che tutti hanno il diritto di provare dolore, frustrazione e paura, e che ognuna di queste sensazioni arriva senza invito, senza prima avvisare. Quindi ritengo che non abbiate scelto il momento migliore per provare a convincerci che non siamo abbastanza "buoni" o solidali. Preferisco credere che non ci abbiate proprio pensato, che vi siate fatti trasportare dall'ignoranza di una situazione che sentite lontana. Ma dovete sapere che fa male.

Ipocrita a chi?

Adesso tocca a me. Perché vi assicuro che posso contare sulle dita di una mano chi, tra i miei contatti, si preoccupa costantemente delle tragedie umanitarie degli altri Paesi. E voi, che in questi giorni avete riempito i social network con la parola "ipocrisia", non siete tra quelli. Per fortuna verificarlo è facile, basta dare un'occhiata alle vostre bacheche. Ma io non vi chiamerò ipocriti né vi mancherò di rispetto, come invece avete fatto voi con me e con chi ha voluto darmi sostegno.

Non è una cosa ridicola arrivare a tanto? Non mi piace attaccarvi, perché è evidente che la pensiamo allo stesso modo. Sia io sia la maggior parte delle persone che ha messo la bandiera francese come foto profilo, speriamo che arrivi il giorno in cui le morti di tutti gli innocenti abbiano la stessa risonanza e ci colpiscano allo stesso modo. Indipendentemente da dove succeda. Onestamente credo anche che Facebook abbia commesso un grande errore, mandando un messaggio sbagliato. E trovo assurdo essere costretta a spiegarlo.

Tuttavia voglio far notare che la situazione attuale, come molti hanno suggerito, non è solo da attribuire al diverso trattamento che i media riservano alle varie notizie, e non c'è una soluzione semplice. Saremo sempre più colpiti da notizie riguardanti luoghi e persone vicini a noi, ed è per questa ragione che gli attacchi di Parigi ci hanno tanto scossi: erano persone giovani, della nostra età, che quella sera facevano quello che stavamo facendo noi. E magari può sembrare un atteggiamento ipocrita ma, se non vi dispiace, ne riparliamo domani. Adesso è ancora troppo presto.

A proposito: il 18 novembre, un attentato in un mercato della Nigeria ha provocato 32 vittime. È scandaloso dover andare a cercare questa notizia, ed è altrettanto scandaloso averlo visto passare a malapena sui social network. Non sul mio profilo né sul vostro.