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A casa del compagno Stalin

Articolo pubblicato il 21 gennaio 2015
Articolo pubblicato il 21 gennaio 2015

In un grottesco museo nel cuore della città natale di Josif Stalin, Gori, si rende ancora omaggio a questo nativo georgiano. Un vero e proprio mausoleo su due piani.

Tra i musei più assurdi e affascinanti della Georgia, la mia guida segnala il museo dedicato a Stalin, costruito nel 1957, quattro anni dopo la sua morte. Alla stazione della capitale georgiana, Tbilisi, i taxisti mi propongono direttamente di andare a Gori senza nemmeno chiedere dove dovrei recarmi. All'apparenza, non sembro la sola turista attratta dal presunto culto di Stalin che caratterizza la sua città natale. 

A Gori - città banale, calda e dominata da delle piccole case a un solo piano, tutte uguali - il museo, col suo parco, rappresenta il centro della città. All'entrata vengo subito accolta da una foto del dittatore. Tutto intorno un sorridente gruppo di turisti cinesi, pronti a scattare una foto ricordo del loro viaggio in terra georgiana. 

La visita del museo dura due ore e mostra uno Stalin giovane e comunista, un rivoluzionario capace e di successo, proprio come Hitler se non di più. Ma io preferisco soffermarmi suoi suoi mobili, un regalo dello Stato, e sul suo vagone personale, climatizzato e con tanto di vasca da bagno. Pare proprio che lo scopo di questa mostra sia impressionare i visitatori con gli stravaganti effetti personali di Stalin visto che, dal lato delle "conquiste", oltre al primo trattore sovietico ci sono ben poche cose. Sulle Grandi purghe, che ebbero luogo anche Gori, non si riesce a trovare nulla.

Rinnovato, non modificato!

Nella mia guida c'è scritto che il museo è stato rinnovato e che, tra le altre cose, è possibile vedere (e leggere) il testamento politico di Lenin dove egli stesso metteva tutti in guardia sulla sete di potere di Stalin. Ora, dato che tutti i cartelli del museo sono scritti in georgiano o in russo, non so dirvi se la guida trovasse queste informazioni poco interessanti, e quindi non meritevoli di essere condivise col suo pubblico, o se, semplicemente, non fosse minimamente a conoscenza della faccenda.

Dopo il tour, i visitatori hanno l'opportunità di acquistare dei piccoli souvenir tipo un servizio da the o una t-shirt con l'effige di Stalin. Ma io, piuttosto che fermarmi lì, preferisco andare dalla guida e chiedergli come mai il museo non parli anche dei lati più controversi del leader comunista. Secondo lui, grazie al criterio dell'oggettività, sono presenti sia i lati buoni, sia i lati cattivi di Stalin.

A quel punto mi rassegno, almeno per quanto riguarda i lati cattivi. All'improvviso lui mi chiede se io abbia mai visto "lo spazio di repressione". Una volta arrivata lì, capisco perché questa parte dell'edificio, nascosta da una porta anonima, senza alcun segno di riconoscimento, non mi sia subito saltata all'occhio. Là dietro c'è una piccola stanza (di circa 10 metri quadrati) col tetto basso. Sul muro ci sono un vestito da sera e un completo. «I proprietari di questi vestiti sono morti in un gulag» mi spiega la guida. «È tutto?». «È tutto». In men che non si dica, mi ritrovo nel parco davanti al museo dove, sotto un pomposo baldacchino, si trova la casa di Stalin.

Se Stalin alimenta il turismo

Il fatto che gli abitanti di Gori si rifutino di contestare questo omaggio a Stalin potrebbe avere a che fare con le ondate di turismo che la sua figura continua ad attirare nella piccola città. Ma non è soltanto a Gori che si evita di criticare la divinizzazione del georgiano più conosciuto dell'epoca moderna. È una cosa che riguarda tutta la Georgia. Infatti, nonostante i 72mila georgiani uccisi (e i 200mila deportati) tra il 1921 e il 1941, il 45 per cento della popolazione si vanta ancora oggi di avere un'opinione positiva di Stalin. D'altra parte, per quanto il culto del leader comunista risulti molto diffuso, la maggior parte dei georgiani si dice anti-sovietica.

Allo stesso modo, la quasi totalità della popolazione non riesce a distinguere la Federaziona russa dall'Unione sovietica. L'ultimo conflitto con i grandi vicini risale al 2008. Una guerra dove la Georgia ha perso l'Ossezia del sud, poi dichiaratasi indipendente. Quindi non c'è da meravigliarsi se i tratti tipici dell'opinione pubblica georgiana sono il desiderio di emancipazione da Mosca e l'orgoglio nazionale.

Nel paese dove la nostalgia dell'era sovietica è più unica che rara, si ha l'impressione che Stalin venga onorato non tanto per essere stato un politico dell'Urss, quanto per essere di origini georgiane. Il fatto che basti questo a non far tramontare il culto nato intorno alla sua persona fa subito arrivare alla conclusione che l'era staliniana, almeno in Georgia, non è mai finita. Negli anni '90, il paese ha dovuto confrontarsi coi dei problemi fondamentali e ora non c'è più tempo per pensare al passato. Oggi, a distanza di vent'anni, la maggior parte dei georgiani ha una situazione economica migliore. Questo miglioramento, mi spiega uno dei miei conoscenti georgiani, ha avuto un effetto positivo sul loro rapporto con la loro Storia. Quasi tutti i georgiani che conosco hanno meno di 30 anni. E, proprio come me, la maggior parte di loro trova il museo di Gori grottesco. «In Georgia è cambiato tutto» mi spiegano. «E anche questo museo non rimarrà lì per sempre».