La Parisienne di cafébabel

La voce fuori campo dei migranti di Parigi

Articolo pubblicato il 02 giugno 2015
Articolo pubblicato il 02 giugno 2015

Il 18 maggio, il consiglio della municipalità del decimo arrondissement ha chiesto l'evacuazione (e il ri-alloggio degli occupanti) dell'accampamento del ponte della Chapelle, nato nell'estate 2014. Il voto è stato sottomesso al consiglio di Parigi e l'operazione potrebbe avvenire già nei prossimi giorni.

Il centinaio di tende strette le une alle altre potrebbe quasi far pensare ai campeggi dei festival se non fosse che, in questo caso, siamo nel cuore di Parigi, sotto al ponte della Chapelle, al confine fra il decimo ed il diciottesimo arrondissement.

«Un rischio d'epidemia»

È quasi un anno che circa 200 migranti vivono sotto il ponte che collega le fermate della metropolitana di Barbès e la Chapelle, bloccati fra il rumore della metro, il passaggio dei treni sotto ai loro piedi e gli andirivieni incessanti delle macchine. Quando si arriva sul luogo, è difficile farsi strada in mezzo alle piccole tende verdi e blu, strette le une alle altre. Due uomini discutono lungo le barriere, mentre da lontano s'intravede un gruppo di persone che gioca a carte: l'atmosfera è relativamente tranquilla quel sabato mattina. Ma per quanto ancora?

In effetti, da quando sono state presentate la domanda d'evacuazione dell'accampamento – che dovrebbe essere seguita da un ri-alloggio di tutti i suoi occupanti – e la proposta della richiesta alla municipalità di Parigi, corre voce che lo sgombero avrà luogo nei prossimi giorni. La richiesta proverrebbe dalla municipalità del decimo arrondissement e sarebbe stata appoggiata anche dal prefetto che, per giustificarsi, ha evocato un «rischio d'epidemia». Rischio che le associazioni presenti sul posto, come France Terre d'Asile o Emmaüs, ritengono difficilmente credibile.

Dall'estate del 2014, l'accampamento si è allargato fino a contare oggi diverse centinaia di migranti: Sudanesi, Eritrei o ancora Libici per la maggior parte. All'inizio, il ponte della Chapelle era un punto d'incontro fra migranti e trafficanti. La sua posizione, a fianco della Gare du Nord, permetteva d'organizzare le partenze per Calais, nella speranza di riuscire a raggiungere la Gran-Bretagna tramite la Manica.

Delle procedure che durano

Omar, jeans e scarpe sportive nuove di zecca, è un giovane sudanese sui 25 anni, approdato in Francia più o meno due mesi fa. Quando gli chiedo qual è la sua situazione, mi spiega che aspetta notizie della domanda d'asilo presentata all'OFPRA, l'ufficio francese di protezione dei rifugiati.

Da diversi anni si assiste a un incremento delle richieste d'asilo in Francia, che si piazza al secondo posto subito dopo la Germania con più di 50.000 richieste solo nel 2014. Di fronte a quest'abbondanza, l'OFPRA impiega sempre più tempo nel trattare le domande, e bisogna contare diversi mesi fra l'inizio di una procedura e la risposta.

Tempi d'attesa che possono scoraggiare e che spiegano perché alcuni preferiscano avviare le pratiche in altri paesi come Regno Unito e Svezia. A questi si aggiunge il fatto che la Francia, statisticamente, è il paese europeo che offre il minor numero di risposte positive: 30,1% mentre l'Italia, lo stesso anno, ne ha accettate il 58,6%.

Quanti campi in Francia?

Sfortunatamente, il caso della Chapelle non è isolato e, passeggiando sulle rive della Senna (verso la stazione di Austerlitz, per esempio), incrocerete probabilmente lo stesso tipo di tende strette le une alle altre. Quante persone sono in questa situazione a Parigi? E in Francia? Difficile contarle ma certi hanno comunque provato a farlo. Il sito Migreurop si è cimentato nell'impresa e, secondo i suoi dati, si conterebbero in questo momento in Francia almeno una ventina di accampamenti "ufficiali", la cui maggioranza si trova in Ile de France. A livello europeo, poi, il numero di accampamenti sarebbe letteralmente raddoppiato.

In seguito alla decisione di evacuare l'accampamento, la prefettura ha indicato che sarebbero state fatte «delle proposte di alloggio individualizzate». Concretamente, le (poche) donne e i bambini dell'accampamento otterranno l'aiuto sociale all'infanzia della città, mentre i richiedenti asilo saranno presi in carico da un dispositivo d'accoglienza specifico, a seconda del loro luogo richiesto. Agli altri – in transito verso un'altra destinazione – verrà proposto un «riparo temporaneo».

Questa evacuazione rivela pubblicamente sia la precarietà dei richiedenti asilo in Francia, sia la difficoltà di trovare una soluzione a questo tipo di problema dato che i poteri pubblici, nel cercare di gestire alla meglio il contesto, si trovano davanti a un bivio: rendere la vita degli abitanti dell'accampamento più vivibile (grazie all'istallazione di bagni, per esempio) prendendosi il rischio che questo possa trascinare un perpetuarsi della situazione.

La Francia e l'Europa non hanno finito di cercare soluzioni alla questione migratoria.