La comicità e le elezioni

Francia, Presidenziali 2017: ritorno alle radici

Articolo pubblicato il 29 aprile 2017
Articolo pubblicato il 29 aprile 2017

Un Presidente francese che non conosca e non sappia apprezzare i prodotti della sua terra non può essere un buon Presidente: ecco perchè abbiamo assistito a una campagna elettorale di veri e propri proclami d'amore di tutti i candidati alle elezioni presidenziali per formaggi, vacche e calvados.

Il 7 maggio si vota per il secondo turno delle presidenziali francesi che vede battersi al ballottaggio Marine Le Pen e Emmanuel Macron, ma servirsi dell'argomento agricoltura per acchiappare voti non è una prerogativa solo dei due arrivati alla sfida pià importante. Tutti gli undici cadidati si sono appassionati come non mai alla campagna negli ultimi mesi. Scelta strategica?

Jean Lassalle (candidato centrista con il suo movimento Résistons!, N.d.T.) risale una collina con un basco in testa mentre dall'alto un drone inquadra un paesaggio verdeggiante e rigoglioso. E' la scena finale del suo video ufficiale: completano il quadro una colonna sonora dai toni epici alla Braveheart , lo slogan urlato "ÉGALITÉ pour tous les Français du territoire", (uguaglianza per tutti i francesi), un po' forzato in realtà, e  il suo accento dei Pirenei Atlantici.

Lassalle non è riuscito a superare il turno e a raggiungere i ballottaggi, avendo ottenuto poco più dell'1% dei voti. Tuttavia la sua indiscutibile qualità, necessaria per aspirare all'Eliseo, è stata indubbiamente quella di ostentare il suo legame speciale con il terroir, che lui simboleggia risalendo a torso nudo la collina mentre spinge un tosaerba (qui un altro video)

Il terrore del terroir

Il terroir è quello che rende le elezioni francesi speciali e diverse da ogni altra consultazione europea. Ogni cinque anni arriva il momento in cui, durante le consultazioni, ciascun candidato diventa un contadino amante della Natura: proprio come ha fatto Jean Lassalle che, dopotutto, è figlio di pastori.

Il termine terroir descrive il legame che i francesi hanno nei confronti della loro terra, intesa sia in termini produttivi che di concetto identitario. E' una parola piuttosto recente: non è stata introdotta dai Galli, bensì nel 1920 e, da quel momento in poi, è stata sempre utilizzata come efficace strategia di marketing. Anche in Germania i produttori vinicoli hanno introdotto negli anni '90 il concetto di terroir per descrivere l'origine di alcuni vini.

Ogni politico francese che voglia considerarsi perfetto per il ruolo deve dimostrarsi proche du terroir, ovvero legato alla natura, al buon cibo, alla terre. I francesi, come ogni altro popolo, hanno tratto e continueranno a trarre arricchimento da essa; anche se in alcuni casi tale appartenenza viene utilizzata a fini strumentali per costruire su di essa una forma malsana di orgoglio nazionale, come nel caso della candidata di estrema destra Marine Le Pen.

Senza dubbio l'esempio più fulgido di campione del terroir è stato Jacques Chirac. De Gaulle idolatrava il nord della Francia di cui era originario, Mitterrand amava la CharenteGeorge PompidouGiscard d'Estaing l' Auvergne. Nessuno ha però mai mostrato tanto attaccamento ed entusiasmo per la petit Cidre, la piccola mela francese dalle forme perfette e per les bovins (i bovini) quanto Chirac. La sua retorica era ricca di termini mutuati dal terroir; il suo sito  Chirac Machine raccoglie ancora brevi podcast di alcune tra le migliori citazioni gastronomiche pronunciate dai suoi predecessori. Chirac sarà anche nato a Parigi, ma nella regione della  Corrèze è venerato come un dio.

Il mini-zoo del Presidente

Nessuna campagna presidenziale può dirsi degna di questo nome senza un'apparizione dei suoi candidati al Salon de l’Agriculture, che si celebra a Parigi ogni anno. Un sorso di calvados, una foto con una mucca Charolais e, per finire, del buon formaggio di capra. Questo non è un passaggio da sottovalutare: nel mini-zoo delle consultazioni si disputa con gli elettori una vera e propria partita a scacchi.  Ed ecco allora Marine Le Pen (FN) che si fa fotografare accanto a banane d'oltreoceano; Benoît Hamon (PS) sorseggia un Pastis; Emmanuel Macron (En Marche!) affetta una baguette in abito gessato blu scuro. Sullo sfondo, l'immagine di un basco calato sulla fronte e un sorriso smagliante: vada come vada, un'istantanea di questo momento non può mancare nel portfolio di un futuro Presidente.

Di solito i sostenitori di Fillon, Macron & Co. non si interessano di allevamenti, tranne quando si tratta di mangiarne la carne. Ma in campagna elettorale tutto diventa di fondamentale importanza. Ciascun candidato sconfina dai suoi territori per presentarsi come ammiratore di tutto ciò che offre il terroir.

(François Hollandes)

Abbiamo visto Macron intonare un canto di montagna assieme agli abitanti di un villaggio tra i Pirenei e dichiarare alla rivista Terre des Vins  che "il vino è l'anima della Francia". Francois Fillon si vanta in ogni occasione di essere un uomo del terroir, un "contadino occidentale", di aver voltato le spalle alla vita parigina e di "non aver mai vissuto in luoghi con più di 2000 abitanti".

Soltanto uno tra i candidati si è defilato da questa passerella, rifiutandosi di presenziare: si tratta di Jean-Luc Mélenchon (La France Insoumise), "il candidato della quinoa" (per le sue preferenze alimentari dichiarate in campagna elettorale, N.d.T.), il quale, amante del Comté e del vino giallo del Jura le ha preferito una fattoria biologica.  A Marsiglia, tuttavia, si è presentato ad un comizio sventolando un ramoscello d'ulivo, simbolo della regione. Senza un gesto ad effetto sul terroir, le campagne elettorali sono perse in partenza.

Corsa per la Presidenza e pranzi luculliani

In Germania sarebbe difficile immaginare Angela Merkel degustare del vino bianco in campagna elettorale o Martin Schulz alla conquista dell'elettorato nella sua regione brandendo un piatto di asparagi; oppure ancora, veder sfilare mandrie di bovini lungo i viali dell'Unter den Linden a Berlino, paragonabile agli Champs Elysées, per permettere ai berlinesi di immergersi  nell'atmosfera del terroir. Di certo sarebbe piaciuto molto a  Marie Antoinette.

I nostri vicini sono sempre andati fieri della loro cucina eccellente e la difendono con forte intensità emotiva, con un pathos forse un po' sdolcinato. Secondo Jean-Marc Quaranta, autore del libro Houellebecq aux fourneauxHouellebecq ai fornelli, N.d.T.), il concetto di terroir è in tutto e per tutto di origine parigina, anche se è soltanto al di fuori della capitale che i prodotti della terra riacquistano la loro essenza reale. Chi altri allora, se non il Presidente della Repubblica, quale loro migliore ambasciatore?