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Per un’Europa delle reti europee

Articolo pubblicato il 28 luglio 2008
Pubblicato dalla community
Articolo pubblicato il 28 luglio 2008
Alain Lamassoure Come stupirsi della distanza tra l’Unione europea e le opinioni dei suoi cittadini? Abbiamo cancellato tutte le frontiere che ci separano, tranne … quelle dei nostri dibattiti politici. Lo spazio politico europeo resta diviso in ventisette forum, che funzionano come altrettante camere sorde.
Uno studio pubblicato qualche settimana fa ha mostrato che, nel 2007, nei canali televisivi francesi hanno consacrato appena il 2% del tempo alla politica europea e alla vita delle istituzioni comunitarie. E, ancora, l’essenziale dei reportage e dei commenti sono fatti da un punto di vista nazionale. Così, durante gli ultimi giorni, il Presidente Sarkozy ha pronunciato due importanti discorsi europei per inaugurare la Presidenza francese dell’Ue. Di quello del 5 luglio, davanti al Consiglio nazionale dell’Ump (il partito di Sarkozy, ndr) la stampa ha riportato solo la frase che commentava la politica nazionale. Di quello, invece, del 10 luglio, pronunciato davanti a un Parlamento europeo affascinato, le tv francesi e le prime pagine – con l’eccezione di France 3, una rete nazionale francese – hanno titolato sulle relazioni franco-cinesi, evocando brevemente il dibattito. Quando le telecamere s’interessano a “Bruxelles” non mostrano uno spazio, né un luogo di potere, ma solo uno scenario in più per ammirare il solo soggetto apparentemente degno di interesse: il proprio ombelico. In questi condizioni, perché i nostri politici dovrebbero parlare d’Europa visto che, in primo luogo, i mezzi di informazione sembrano essere allergici al termine e che, in secondo luogo, non devono rendere conto agli elettori sul loro operato in Europa?

Alain LamassoureCome uscire da questo circolo vizioso? Secondo me in due modi

Prima di tutto, poiché l’Europa è diventa un luogo di potere e, soprattutto, di potere legislativo, bisogna dare alle sue istituzioni un carattere pienamente democratico. È l’oggetto del Trattato di Lisbona: il Parlamento meriterà il suo nome, esercitando il potere legislativo, congiuntamente ai rappresentanti dei governi e, eleggendo il Presidente della Commissione che diventerà il capo dell’esecutivo europeo. Il Ppe si organizza da questo momento per essere in misura di presentare agli elettori un vero programma legislativo, identico nei ventisette Paesi, cosi come il suo candidato per la Commissione. Lui o lei farà la campagna, non solamente nel suo Paese, ma anche negli Stati membri. Se gli altri partiti politici fanno lo stesso, le televisioni saranno obbligate a organizzare dei dibattiti: i muri diventeranno più leggeri, poi trasparenti e poi svaniranno. Prenderà del tempo: due o tre legislature? Ed ecco l’interesse di altri percorsi, di cui cafebabel.com è pioniere. Le iniziative “dal basso”, tra tutti coloro che credono nell’Europa e che hanno scelto di vivere nello spazio europeo e che vogliono viverlo senza frontiere di vetro. Lavoratori, studenti Erasmus, impiegati di imprese multinazionali, pensionati dell’Europa del nord attratti dal dolce vivere del sud, amministratori e lavoratori delle Ong che lavorano con l’Ue, sportivi, artisti, ricercatori impegnati nella cooperazione trans europea, eletti delle città gemellate e famiglie binazionali hanno la vocazione ad essere il nocciolo duro di questa rete. Ci sarà bisogno anche di qualche manifestazione federatrice. Perché non pensare, da questo momento, al lancio di una petizione collettiva di un milione di cittadini appartenenti a più paesi europei secondo le possibilità offerte dal Trattato di Lisbona? Cerchiamo un argomento sufficientemente coinvolgente dare il via a un’iniziativa europea senza precedenti che segnerà la vera nascita della cittadinanza europea.

Journalistes au parlement EuropéenAlain Lamassoure è eurodeputato dal Partito Popolare Europeo Traduzione: Francesca Barca (Parigi) Foto Alain Lamassoure (webtissimo/Flickr) Foto Giornalisti nel Parlamento Europeo (eumiro/Flickr)