Firenze

UMANO - "Le Sacre" secondo Virgilio Sieni

Articolo pubblicato il 27 ottobre 2015
Articolo pubblicato il 27 ottobre 2015

Dal 14 ottobre al 31 ottobre la Firenze contemporanea è la Firenze della danza. Con il festival UMANO, la culla del Rinascimento si trasforma in un cantiere internazionale sui linguaggi del corpo e della danza, grazie alla collaborazione nata tra Cango e il Teatro della Toscana.

Una strada dorata

Per due settimane, sparsi in diverse location del centro storico (Cango, Teatro della Pergola) e dell’Oltrarno (come Palazzo Pitti, Museo della Specola, Sagrestia della Chiesa di Santo Spirito e le botteghe artigiane di quartiere) numerosi eventi, performance e spettacoli hanno animato la città di Dante. L'obiettivo è promuovere il dialogo tra il corpo, la danza, e le arti contemporanee tramite la ricerca e la sperimentazione a livello europeo, con la presenza di coreografi e danzatori di fama nazionale ed internazionale.

Una strada dorata costellata di evenements è quella che si offre a chiunque voglia addentrarsi nel fitto programma del cantiere: l’installazione che avrebbe dovuto aprire il festival il 14 ottobre (posticipata per motivi meteorologici a sabato 24) ha ricoperto via Santa Maria (la strada in cui si trova Cango), lastricata di una sottile foglia d'oro grazie alla sapienza degli artigiani doratori d’Oltrarno. Il richiamo è ad una nuova "età dell’oro", sperando in un futuro prospero di scambi tra antichi saperi e nuove visioni.

Le Sacre

Il corpo in tutte le sue possibilità e inclinazioni: è l’idea che fa da sfondo alle coreografie di Virgilio Sieni per la sua versione de Le sacre du printemps. Il balletto fu presentato per la prima volta a Parigi nel 1913, al Théâtre des Champs-Elysées, dalla compagnia dei Balletti russi su musica di Igor' Stravinskij. Le scenografie originali erano di Nikolaj Konstantinovič Roerich e la coreografia affidata a Vaclav Nižinskij.

Le cronache del tempo riportano le reazioni di sdegno ed incredulità del pubblico: la danza che proponeva Le sacre prendeva le distanze da ciò che fino a quel momento era stato il balletto: "rinunciare alla salsa" per ritrovare l’essenzialità del corpo e delle sue possibilità di espressione attraverso il movimento. Con la sua interpretazione, Sieni continua a tramandare questo spirito originario di Nižinskij.

Preludio

A tutto c’è una premessa. Anche lo spettacolo della Compagnia di Virgilio Sieni inizia così: il preludio al rito. Antecedente al sacrificio della prescelta, memoria di un cerimoniale propiziatorio che affonda le radici nella Russia pagana, la musica per violoncello di Daniele Roccato scandisce i movimenti delle sei giovani donne che, nude, si fondono nella danza, pur mantenendo ciascuna una partitura originale all’interno dell’armonia globale.

La luce fioca, l’assenza di scenografia fatta eccezione per il fondale nero su sui si stagliano le figure animate, trasfigura ulteriormente ogni gesto. Sei corpi tutti diversi che ricordano, nella rapidità dei gesti, le figure nei dipinti futuristi. Velocità, spigolosità che si susseguono all’unisono da anime risvegliate per cercare la verità primaria, l’origine della vita. La danza è l’espressione primordiale che accompagna l’uomo dalla sua comparsa sulla terra. Ce lo ricordano le baccanti di Dioniso quanto i soggetti nudi ne La danse di Henri Matisse, citata quasi alla lettera. 

Trenta minuti senza tirare mai il fiato, cercando di cogliere il frammento di autonomia portato da ciascuna danzatrice. Una visione unica che rimane impressa nella memoria.

Il rituale

Undici corpi seminudi sono stati capaci di danzare dal primo all’ultimo minuto, ciascuno con una delle differenti partiture musicali, come un fiume che scorre dalla sorgente alla valle passando per cascate e punti di secca. 

Marinetti nel Manifesto del Futurismo diceva: «Non v'è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro». Ebbene quella che vedrete è una lotta: di gesti, di spazi, di respiri, di resistenza. Contro quell’idea di sacro che è portatrice di morte, e che nella danza (qui più che mai) si fa portatrice di vita, di quella grazia come emanazione all’esterno di una necessità precisa, adattamento che si sviluppa solo dopo lunghe prove. Danzare per proteggerci dalla morte: è questo l’urlo collettivo che si leva dalla scena. Entrare in contatto con la divinità per conquistarsi la sua benevolenza, per assicurarsi la fertilità della terra, qui ridotta ad una superficie rossa. 

Una danza sediziosa, carnale, che rimanda agli istinti più profondi, alla necessità espressiva del corpo, creando disegni organici di gruppo e solitari, eco di memorie ancestrali. La sacralità pagana prevederebbe la morte della prescelta, unica figura segnata dal volto giallo e vestita di rosso nella versione di Sieni. Ma nella versione "uranica" del rito, il vorticare incessante tra le braccia "della sua gente" ricerca la perpetuazione dell’esistenza stessa. Poco più di un'ora per un ritorno alle origini primordiali, agli archetipi del linguaggio gestuale che lascia senza parole e con tante emozioni.

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Clip Vimeo con frammenti tratti dal balletto: https://vimeo.com/131405197

Le Sacre di Virgilio Sieni, al Teatro della Pergola di Firenze, 22 e 23 ottobre

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Ideazione, coreografia, scena Virgilio Sieni

Musica Igor Stravinskij, Daniele Roccato

Interpretazione e collaborazione Jari Boldrini, Ramona Caia, Claudia Caldarano, Vittoria De Ferrari Sapetto, Patscharaporn Distakul, Maurizio Giunti, Giulia Mureddu, Giulio Petrucci, Rafal Pierzynski, Sara Sguotti, Davide Valrosso

Luci Fabio Sajiz, Virgilio Sieni

Costumi Giulia Bonaldi, Virgilio Sieni