Firenze

Prato contemporanea: anno zero per il #FAC2015

Articolo pubblicato il 29 settembre 2015
Articolo pubblicato il 29 settembre 2015

Un fine settimana alternativo nel comune di Prato per il primo Forum nazionale dell’arte contemporanea: dal 25 al 27 settembre esperti del settore e non si sono riuniti nel centro storico per interrogarsi sul sistema dell’arte in Italia.

Chi e come?

Organizzato dal Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, diretto da Fabio Cavallucci e promosso insieme al comitato formato da Ilaria Bonacossa, Anna Daneri, Cesare Pietroiusti, Pierluigi Sacco, venerdì scorso ha preso il via una tre giorni di discussioni con 42 tavoli di partecipazione, oltre 400 addetti e più di mille iscrizioni.

Dove?

Quartier generale è stato il Teatro Metastasio dove pubblico e relatori hanno ritirato il proprio pass di accesso e si sono tenute le relazioni conclusive dei coordinatori dei tavoli, compresi gli interventi di alcuni ospiti speciali. Sono stati la Monash University e il Palazzo Banci Buonamici ad ospitare invece al loro interno le "tavole rotonde" di discussione su sei macroaree: Formazione [F], Proposta di riforme politiche [R], Discussione, analisi, approfondimento, denuncia [A], Comunicazione e rapporto con i media [M], Rapporto pubblico/privato [PP], Proposta di strategie interne [S].

Ognuna di queste ha sviluppato sottotemi specifici con il contributo dei vari operatori del settore (artisti, critici, storici, galleristi, docenti, direttori, eccetera), in sessioni di discussioni aperte. Non c’è stata una vera distinzione tra chi parlava e chi ascoltava, perché tutti potevano prendere parte con le proprie riflessioni.

Cosa e perché?

Tanti e vari sono stati gli argomenti affrontati in questa tre giorni di domande e tentativi di risposte in uno scenario italiano, per lo più desolante, in cui l'arte e la cultura contemporanee recitano la loro parte. Perché tutto ciò? Perché continuano a nascere nuovi musei in Italia, con la precisa vocazione di essere dei "contenitori dell’arte del XXI secolo" (ad esempio il MAXXI), quando in realtà l’utenza media italiana considera arte solo ciò che è datato prima del '600?

Manca qualcosa in Italia, ma non è circoscrivibile ad una sola delle macroaree individuate nel Forum. Le più importanti e utili sono state le tavole sui temi della formazione e della comunicazione, che in realtà toccano in maniera trasversale anche un po tutti gli altri aspetti.

Formazione?

Ci si è chiesti quanto peso abbia in tutto ciò l’assenza dell’insegnamento della storia dell’arte contemporanea nelle scuole, dovuta anche allo scarso interesse e alla difficile comprensione che essa trova in Italia. Ma si è riflettuto anche quanto sia importante ripensare dei percorsi di formazione che iniettino nuova linfa all’interno delle accademie e degli istituti d’arte, e che seguano e introducano i nuovi talenti all’interno del mondo crudele e patinato di gallerie, fiere, Biennali. L'obiettivo è per cercare di rimanere a galla e trovare spazio e apprezzamento anche oltre i confini nazionali.

Non solo artisti, ma anche critici e curatori hanno bisogno di essere formati e preparati per gestire al meglio il potere e il ruolo che assumono all’interno della sfera sociale. Perché sono loro che decidono "chi va e chi non va", di chi parlare e chi esporre. Mai come ora quindi si dimostra necessario fermarsi a riflettere su come l’insegnamento rivesta un ruolo fondamentale per la presa di coscienza dell’esistenza dell’arte contemporanea.

Comunicazione?

Ed è qui che gioca un ruolo fondamentale la comunicazione ed il rapporto con i media: lo strumento, il tool giusto, usato nella maniera migliore rende la comunicazione efficace, anche se non è mai garanzia di successo. Per quanto esistano esempi di best practice, sia nel settore dell’editoria che dei media, rimangono delle questioni nodose che difficilmente possono trovare soluzione nell’immediato. Come diffondere e far sì che il pubblico apprezzi l’arte contemporanea?

Ma poi: esiste l’arte contemporanea? C’è stato chi sosteneva che parlare oggi di arte contemporanea non ha senso perché l’arte è sempre contemporanea. Sono rimasta molto colpita da quest’affermazione, tanto da rifletterci su tutto il resto della giornata. Se fosse veramente così, che senso avrebbe davvero questo forum?, che senso avrebbe distinguere tra arte moderna, arte medievale, arte antica se in fondo tutto è contemporaneo? E se così fosse, perché proprio ora l’arte sta vivendo il suo peggior momento di stallo in Italia?

E ora?

Vi lascio con tante domande e nessuna risposta. Di sicuro prendere parte a tanti tavoli di discussione con così tanti temi da affrontare, personalmente, è stato davvero utile e "formativo". Essere a contatto diretto con tante personalità del settore, artisti compresi, con cui altrimenti non avrei mai avuto a che fare, mi ha aperto gli occhi su tante cose. 

Di sicuro sono stati tre giorni votati alla costruzione di qualcosa, e non alla dissacrazione del discutibile mondo elitario (almeno in Italia) dell’arte, con tante idee e proposte per cercare un nuovo punto di contatto tra arte, pubblico, artisti e tutto quello che li accompagna. 

Voto per la prima edizione: 8