Europe confidentiel

Il popolo di internet prende in ostaggio il pacchetto Telecom

Articolo pubblicato il 03 giugno 2009
Articolo pubblicato il 03 giugno 2009
Cohn-BenditDaniel Cohn-Bendit, il fotogenico leader della rivolta studentesca nel 68 parigino e co-presidente del partito europeo dei Verdi, dava salti di gioia ieri nei corridoi accanto alla sala stampa, attorniato da una calca di giornalisti. Eccitato come un bambino nel pieno di una partita di biglie, raccontava i dietro le quinte dell'ultima vittoria dei Verdi: un emendamento al pacchetto Telecom per evitare che i navigatori internet che scarichino contenuti illegali vengano sanzionati senza un'autorizzazione giudiziaria.

Si parla qui dell'emendamento Bono, sostenuto, contro ogni aspettativa, da 407 eurodeputati, quasi tutti facenti parte delle fila dei verdi, dei socialisti, liberali o della sinistra unitaria. I conservatori si sono astenuti o hanno votato contro. "Un giorno storico per la democrazia europea e uno schiaffo per Sarkozy", dichiarava Guy Bono, il socialista promotore dell'emendamento che ha beneficiato dell'appoggio e del seguito popolare dell'ecologista Cohn-Bendit. La questione ruota attorno agli interessi dietro il pacchetto telecomunicazioni, che vuole essere una riforma per modernizzare il mercato delle telecomunicazioni. Interessi importanti dei grandi attori del settore, che vogliono un nuovo quadro legislativo che permetta di investire, con sicurezza di ritorni economici. "Il rischio è che si vada a investire in Asia, lasciando indietro l'Europa", si lamentano i difensori del pacchetto. Inoltre questo pacchetto prevede mettere fine alla cosiddetta "neutralità della rete", ossia non tutti i siti internet avranno gli stessi diritti per quanto concerne il traffico web.

Una destra alquanto irritata dal congelamento del pacchetto

L'ex ministra conservatrice spagnola, Pilar del Castillo, una dei firmatari che hanno lavorato per due anni su questo pacchetto legislativo, si mostrava ieri costernata da questo impedimento. " È davvero deplorabile che abbiano paralizzato il pacchetto e i benefici che prevedeva per l'impiego in tempo di crisi", tuonava di fronte ai giornalisti.

Questa paralisi della direttiva sulle telecomunicazioni si deve, come segnalava la socialista Catherine Trautmann, relatrice del rapporto finale sul tema, ad un passo falso del presidente francese Sarkozy. "Se il pacchetto Telecom fosse stato una priorità della presidenza francese dell'Ue, Sarkozy non avrebbe dovuto lanciare un dibattito parallelo in Francia sul fatto che si debba o meno sanzionare senza autorizzazione giudiziaria i navigatori internet che scaricano contenuti illegalmente con programmi peer-to-peer". In effetti si tratta di una questione che non ha di per se molto a che vedere con il pacchetto Telecom, ma per evitare che la proposta di Sarkozy si propaghi in altri paesi desiderosi di mettere fine alla "pirateria in internet", la maggioranza della sinistra, dei liberali e dei socialisti ha preso d'ostaggio il pacchetto Telecom. Hanno introdotto questo emendamento sull'obbligo di autorizzazione giudiziaria per sanzioni ai "navigatori pirata", con precisa consapevolezza del fatto che il Consiglio europeo, che ora deve decidere se accetterà o meno questo cambiamento, è in corsa contro il tempo. La riforma potrà essere rimandata di altri tre anni, a meno che l'Unione faccia pressione su Sarkozy affinché ritiri dalla sua legge nazionale la possibilità di sanzionare i navigatori pirata senza necessità di un'autorizzazione giudiziaria. Il parlamento non si sottomette più agli interessi nazionali dei governi

Fino ad ora, il Consiglio europeo contava sul fatto che si sarebbe potuti sempre giungere ad una conciliazione con il Parlamento. Ma questa settimana, per la prima volta nella storia dell'Ue, non vi è stata conciliazione sulla direttiva delle ore lavorative, che pretendeva dare la possibilità agli Stati di allungare la giornata lavorativa fino alle 65 ore settimanali. Si tratta di un precedente che lascia il Consiglio inquieto rispetto al Pacchetto Telecom emendato, e che potrebbe addirittura costringerlo a far pressione su Sarkozy per favorire una conciliazione con il Parlamento. In Europa, per la maggior parte delle leggi, il Consiglio europeo deve ottenere l'appoggio della maggioranza del Parlamento. Tutto si deciderà nel Consiglio europeo del 18 giugno, dopo le elezioni.