Eurogeneration

[Blog action day] Siamo o non siamo una generazione impegnata?

Articolo pubblicato il 15 ottobre 2007
Articolo pubblicato il 15 ottobre 2007
Siamo o non siamo una generazione impegnata? La domanda nasce spontanea quando si pensa, da un lato, al crescente impegno per il Pianeta tra i giovani e, dall'altro, al paragone con la generazione dei nostri genitori. Il Blog action day, quest'anno dedicato all'ambiente, è l'occasione di fare il punto sull'impegno, anche al di là delle cause ecologiste.

Il proliferare di ong, appelli, manifestazioni, concerti (da ultimo il Live Earth), al giorno d'oggi, non basta. Quel che cambia tra i giovani d'oggi è la maggior coscienza dei problemi del pianeta, che rispetto al '68, è più concreta. Certo manifestare nel maggio '68, magari mettendosi in posa per un fotografo (come accadde per la foto qui sopra) o partecipare a un raduno di figli dei fiori, è molto più sexy che andare a fare volontariato in Africa, impegnarsi nell'associazionismo o ancora partecipare ad iniziative civili on-line come questo Blog action day (il cui logo è provocatoriamente affiancato all'icona sessantottina).

Certo scagliare sampietrini contro la polizia a Boulevard Saint-Michel risulta sempre più trendy che essere consumatori responsabili, non lasciare il caricabatterie del cellulare nella presa o, ancora, battersi per il diritto di voto degli immigrati residenti. E non mi riferisco solo ai piccoli gesti quotidiani in contrapposizione con i massimi sistemi dei nostri genitori. Penso anche, in un altro registro, ad iniziative per l'Europa federale o alle tante associazioni che cercano di avvicinare e (re)mixare i paesi del Vecchio Continente. O a fare dell'Erasmus un'occasione per ridisegnare la mappa della tolleranza e dell'apertura.

Perché non è vero che siamo la generazione X, che non crediamo in niente, che siamo individualisti e punto. La generazione precedente era senza dubbio più politicizzata ma non per questo più impegnata della nostra.

Post Scriptum (sulla politicizzazione). Sul mio comodino in questo momento c'è Cuori neri, un bel volume di Luca Telese sui morti “neri” degli anni di piombo. Nella sola Roma a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta ci furono ben cento delitti politici, vittime della tensione tra estremisti fascisti e comunisti. Nella capitale un terreno di lotta tra i più infuocati fu proprio il quartiere Trieste-Salario, dove ho studiato per tre anni. La memoria corre alle serate passate di fronte alla gelateria di Piazza Trieste (indimenticabile il gusto aranciotto, cioccolato con scorze d'arancio). E solo ora capisco il senso di quella scritta campeggiante in cima alla gelateria sul muro del palazzo: “Paolo vive” seguita da una croce celtica. “Paolo” era “Paolo Di Nella”, il militante – fascista ed ecologista (!) – barbaramente ucciso il 9 febbraio 1983 mentre attaccava manifesti per il recupero di un giardino pubblico. Adesso quei tempi di politicizzazione estrema e, spesso, estremista, di barbarie e terrore sono finiti. E sotto quella scritta è successo anche che, nel 2000, con Nicola Dell'Arciprete si parlasse di come scuotere le menti addormentate dell'opinione pubblica italiana creando un media transnazionale che desse spazio alla nostra generazione. Oggi quel giornale esiste e lo state leggendo. A chi scrive piace pensare che anche questo è impegno.