La crisi sopra Berlino
Maksim pensa che a Berlino siano «tutti fuori di testa», Emil va in giro «vestito di robaccia, perché qui non importa come appari», e Paul pensa di essere in un «parco giochi per artisti». Insomma, a vederla così Berlino sembrerebbe un luogo fatato, ultimo avamposto libero d’Europa. Ma non è tutto così semplice: la povertà sarà pure sexy, ma resta sempre povertà, e in quanto tale rappresenta un problema sociale con cui bisogna pur fare i conti. Insomma, la creatività è certamente un marchio doc berlinese, ma altrettanto si può dire della disoccupazione. A tutto ciò si aggiunge la crisi greco - tedesca in versione berlinese, con due comunità che fanno fatica mettere la parola “fine” su questa antipatica diatriba. Cafebabel.com ha cercato di decifrare questa Berlino odierna, capitale europea dalla crisi facile.
Artisti irlandesi a Berlino: «una città troppo povera per sentire la recessione»
Con un tasso di disoccupazione al 13.7%, circa 40.000 persone stanno pensando di lasciare l' Irlanda quest'anno, in cerca di opportunità al momento impossibili da trovare nell'Isola. Secondo l'Economic and Social Research Institute of Ireland, altri 40.000 li seguiranno nel 2011. La Germania è una delle destinazioni europee più gettonate: la sola capitale, Berlino, ospita all'incirca 1.700 immigrati irlandesi.
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Greci e tedeschi, crisi a Berlino: un muro di differenze
Porto d’approdo per gli immigrati negli anni ’50, Berlino ha aperto le porte a numerose famiglie greche i cui figli oggi siedono oggi negli stessi banchi universitari dei giovani tedeschi. Nel momento in cui i giornali teutonici etichettano i greci come “poveri” e “nullafacenti”, colpevoli di non pagare i disastri causati dalla crisi ellenica, come va avanti la vita di un greco a Berlino? Incontro con i nuovi “capri espiatori” d’Europa.
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Berlino: «essere poveri non è cool, ma è ok»
Denaro e crisi non sembrano essere tra le priorità dei berlinesi, che in questo modo possono concentrarsi su altre cose, come l’arte. «Essere poveri non è cool, ma è ok»: è questa l’idea comune. Sembra molto promettente per chi viene dalla Bulgaria, ufficialmente il paese più povero dell’Ue, dove la mancanza di denaro, lungi dal glamour a buon mercato, non è di certo una virtù.
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Berlino, ritorno al presente: tre scrittori, tre storie, una città
«Seducente, grigia, tignosa, malandata, e tuttavia vibrante di vitalità nervosa, scintillante, fosforescente, animata, piena di tensione e di promesse». Così Klaus Mann descriveva Berlino nel 1923. Che la sua appassionata descrizione sia ancora attuale? Ho deciso di scoprirlo guardando la città attraverso gli occhi e i racconti di tre scrittori, tre forestieri che a Berlino ci sono capitati per scelta o per caso. Un punto d’osservazione privilegiato per cercare di decriptare un complesso mosaico di cliché.
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