Cultura

World Press Photo Awards 2007, le foto più belle

Articolo pubblicato il 20 aprile 2007
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 20 aprile 2007
Gli scatti dei fatti più importanti del 2006 premiati ad Amsterdam il 22 aprile.

«Queste foto producono un effetto emotivo e psicologico che si imprime nella mente», dice Kari Lundelin, nell'organizzazione della World Press Photo. Ed è vero che l’edizione 2007 dei famosi “Awards” è ricca di immagini dall'impatto fortissimo. Che possiamo comprendere meglio con le parole degli autori. Eccole.

Photo: Spencer Platt, USA, Getty Images

Spencer Platt, statunitense, vincitore del 1° premio

«Era per me naturale presentare questa foto per un premio: possiede quel dinamismo che non tutte le foto scattate in scenari di guerra hanno. Le sue incongruenze e gli elementi surreali ci mostrano lo spessore delle culture, degli individui e l’ostinazione delle persone a perseverare nel conflitto. Molti media hanno mal interpretato la foto, che ritrae un gruppo di persone che, in auto, giravano per i quartieri (di Beirut in seguito ai bombardamenti israeliani ndr). Ma la foto non è stata manipolata. Per quanto ne so i libanesi della foto hanno perso la loro casa e alcuni anche i loro cari a causa della guerra. Non vi era altro posto al mondo in cui si potesse scattare una foto del genere. E' una cara, triste e surreale Beirut.»

Photo: Denis Darzacq, France, Agence Vu

Denis Darzacq, francese, vincitore della categoria “Arte e intrattenimento” 2007

«Questo lavoro appartiene alla serie di foto La Chute (“La Caduta”). La metafora che sta dietro questo lavoro riflette uno stato di emergenza circa la realtà dei giovani europei. L'immigrazione è un vero problema: ne abbiamo bisogno, certo... Ma oggi abbiamo paura di tutto: Cina, Islam, Stati Uniti. Ebbene, i giovani hanno la loro parte nella storia. Sono quelli che hanno più energia. Sono un uomo di 45 anni in grado di pensare e scrivere per esprimermi. Il linguaggio principale dei giovani è il corpo. Ho chiesto ad alcuni giovani atletici di saltare per me contro uno sfondo neutro: non si riesce a capire dove è stata scattata la fotografia, se in un quartiere ricco o povero, né tanto meno se sia Londra, Berlino o Parigi. Cadere esprime una situazione di emergenza quasi come la sospensione e l’attesa. L’immagine che ho rappresentato non è tanto un commento sociale quanto piuttosto l’espressione di un desiderio: essere più forti. Racchiude in sé valori estetici e politici, ma lascia libera interpretazione. Pone più quesiti che risposte. A differenza di molti vincitori del premio World Press Photo, che lavorano per quotidiani o magazine, i miei lavori sono per lo più esposti in gallerie. La giuria ha fatto un passo molto importante assegnandomi questo premio.»

Photo: Nicolas Righetti, Switzerland, Rezo

Nicolas Righetti, svizzero, vincitore della categoria “Ritratti” 2007

«Ho visitato il Turkmenistan diverse volte, l’anno scorso, quando ancora il dittatore e presidente Saparmurat Niyazov era vivo (è morto nel dicembre 2006). La persona che mi faceva da guida aveva nel bagno, proprio nel posto in cui di solito si trova lo specchio, la foto del presidente. Anche mentre si lavava i denti quest’uomo guardava il suo simpatico, affascinante re.

In precedenza avevo visitato la Corea del nord, altro Paese chiuso al mondo, dove non mi è stato possibile parlare con le persone. In Turkmenistan invece sono riuscito a superare le barriere linguistiche e la censura. Il fotogiornalismo è come il simbolismo. Una foto è un piccolo momento nel tempo, un’istantanea che racconta una storia. Oggi tutti possono scattare fotografie, ma pochi riescono a raccontare una storia attraverso di esse. Non è così facile.»

Photo: José Cendon, Spain

José Cendón, spagnolo, vincitore della categoria “Questioni contemporanee”

«Ero in missione in Ruanda, nella Regione dei Grandi Laghi per la Afp. Mi ha sorpreso constatare come in una regione con una percentuale così alta di morti e guerre, pochi operassero nel settore delle malattie mentali. In questa foto (scattata nell’ospedale neuro-psichiatrico di Kamenge, a Bujumbura, capitale del Burundi ndr) il paziente riposa di solito su una specie di letto fatto di pietra, all’interno di una cella di isolamento. Ho colto il momento in cui a fatica, cerca di alzarsi. Sembra una statua greca, le cui linee confluiscono tutte nella sua figura. Questa storia è parte di un lavoro più ampio che riguarda le persone affette da disturbi mentali, presenti nella Regione dei Grandi Laghi. Si intitola Fear in the Great Lakes (“Paura nei Grandi Laghi”, ndr). Ho cercato di mostrare la loro sofferenza in maniera del tutto personale. Il mio intento è quello di colpire le persone che guardano le mie foto. Non penso di poter cambiare il mondo attraverso il mio lavoro, ma almeno posso essere dove voglio e dire cosa penso.»

Dove e quando. Per vedere le foto vincitrici

dal 24 Aprile al 17 Giugno: Amsterdam, Oude Kerk

26 Aprile - 27 Maggio: Amburgo, Gruner + Jahr Pressehaus

dal 5 al 27 Maggio: Roma, Museo di Roma in Trastevere, Piazza S. Egidio 1/B

dal 6 Maggio al 21 Maggio: Milano, Galleria Carla Sozzoni

dal 12 Luglio al 2 Agosto: Bruxelles, Tour & Taxi, Avenue du Port 86C

Tutte le date della mostra qui

Un ringraziamento a Mariona Vivar Mompel. Per le immagini si ringrazia la World Press Photo. L'immagine in home page di Michael Bretherton.