Cultura

Von Trier, Bier, Mikkelsen: la Danimarca trionfa agli European Film Awards 2011

Article published on 08 dicembre 2011
Article published on 08 dicembre 2011
La European Film Academy (EFA) ha conferito il 3 dicembre 2011 gli European Film Awards, giunti alla loro 24esima edizione. A fare il pieno sono stati Melancholia e The King's Speech.

Sabato scorso a Berlino, in occasione della consegna degli European Film Awards, son state pronunciate parole combattive e appassionate. Dopo che registi, produttori, direttori del montaggio, sceneggiatori, compositori delle musiche e attori provenienti da tutta Europa hanno preso posto nel Tempodrom di Berlino, con la consueta passerella sul tappeto rosso e i sorrisi alle telecamere, il regista Wim Wenders ha fatto appello ad un'Europa unita che esiste "lontano dalle banche, dalla crisi finanziaria e dalla burocrazia". L'ideale europeo dovrebbe essere sentito con emozione; ed è questo lo scopo del cinema.

Quando l'European Film Academy fu fondata a Berlino, nel 1988, un gruppo di artisti cinematografici da tutta Europa, da est a ovest, si riunirono in un momento di radicali cambiamenti politici per promuovere una cultura cinematografica europea e creare un'alternativa agli Oscar americani. Claude Chabrol, Ingmar Bergman, Stephen Frears, Wim Wenders furono i primi a essere scelti da oltre 2.500 addetti ai lavori dell'industria cinematografica.

Il mistero del cinema danese

Il 2011 è stato l'anno delle produzioni danesi. Lars von Trier ha vinto il premio come miglior film europeo con il suo dramma senza tempo di forte impatto estetico Melancholia; i suoi colleghi Manoel Alberto Clara e Jette Lehmann si sono aggiudicati i premi rispettivamente per la miglior fotografia e la migliore scenografia. Dopo le critiche subite al Festival di Cannes per le sue esternazioni inopportune su Hitler, Lars von Trier non si è presentato a ritirare il premio a Berlino. Ha mandato invece la moglie che lo ha degnamente sostituito e, seguendo le sue disposizioni, non ha portato esplicitamente alcun messaggio, ma si è limitata a salutare amichevolmente il pubblico con un cenno della mano e a prendere il premio. Manoel Alberto Clara spiega così il successo di Melancholia: "Lars è molto bravo nel tirare fuori il meglio da ogni persona". Il lavoro di squadra è tutto.

La regista danese Susanne Bier all'inizio dell'anno aveva già vinto l'Oscar per il miglior film straniero con il suo In un mondo migliore(Heavn) e ora si è aggiudicata anche il riconoscimento come miglior regista europea. E' stata tra i firmatari del Manifesto Dogma 95, con cui alcuni registi danesi si sono riconosciuti in un cinema "puro": cinepresa vacillante, niente luci artificiali, niente prologhi o flashback, perciò storie, sentimenti e personaggi molto forti. "In a better world" è una messinscena filmica che con una vicinanza quasi documentaria racconta in modo diretto i protagonisti, i loro sentimenti, le loro paure e preoccupazioni.

Come si spiega il successo dei film danesi? "La Danimarca è un piccolo paese con un'identità culturale molto complessa, sempre alla ricerca di una molteplicità culturale", afferma Susanne Bier. E l'attore danese Mads Mikkelsen, vincitore del premio per il contributo europeo al cinema mondiale, aggiunge: "Noi non abbiamo dei grossi problemi politici o sociali e ci concentriamo maggiormente sulle storie interpersonali e sulle relazioni. Ed hanno un'elevata intensità".

Accanto ai successi dei danesi, il regista britannico Tom Hopper ha ricevuto tre riconoscimenti per il suo film storico "The King's Speech". Il film ha vinto nella categoria "people's choice award", miglior montaggio che è andato a Tariq Anwar e miglior attore europeo. Il premio è andato a Colin Firth, che non era presente personalmente ma ha lasciato il suo saluto dicendo che dentro di sé "ballava di gioia".

"Alle armi, soldati del cinema europeo!"

"Noi amiamo i film europei", hanno esclamato i belgi fratelli Dardenne, che per Le Gamin au Vélo ("Il ragazzo in bicicletta") hanno vinto il premio per la miglior sceneggiatura. In fondo una storia locale può essere compresa da qualsiasi spettatore in Europa e nel mondo: "Il bello della cinematografia europea è che i film girati nelle nostre città di origine possono arrivare in tutto il mondo. Ogni film mantiene le sue particolarità, ma la storia è universale."

Ma nonostante tutte le rassicurazioni dei cinefili, alcuni dei film premiati non sono stati distribuiti in Europa e hanno avuto visibilità solo nei propri paesi d'origine. Il regista tedesco Volker Schlöndorff conosce il problema: "I film europei lottano sempre per essere venduti e visti al di fuori dei confini nazionali." Il conferimento degli European Fim Awards potrebbe essere una fatica di Sisifo senza fine. Secondo il regista quest'Europa non è solo un movimento, l'Unione Europea non è solo un progetto ideale, ma il vissuto quotidiano di milioni di europei. Perciò gli sforzi per la cinematografia europea devono andare avanti: "Alle armi, soldati del cinema europeo!" ha gridato al pubblico.

Illustrazioni: Foto ©Franziska Krug/Action Press per EFA; Video: Youtube