Cultura

Victor Ginzburg, regista di Generation P: "solo i più forti ridono di sé stessi"

Article published on 11 aprile 2012
Article published on 11 aprile 2012
In occasione del festival Europe autour de l'Europe, abbiamo incontrato per voi uno dei registi russi di maggior successo degli ultimi decenni. Vi presentiamo l'intervista a Victor Ginzburg, che ha lavorato per cinque anni all'adattamento cinematografico di "Generazione P", il romanzo di Viktor Pelevin sulla prima generazione post-sovietica. Nell'articolo, alcune immagini originali del film.

Neve, vodka, Tolstoj e comunismo sono le prime cose che vengono in mente quando pensiamo alla nostra fredda e lontana sorella dell'est, la Russia. Ma è probabile che questi stereotipi siano gli stessi che hanno dovuto affrontare i giovani che hanno affollato le proiezioni del film Generation P, del regista russo Victor Ginzburg, nei festival del cinema a Toronto, Mumbai, Mosca e Parigi.

«L'obiettivo più importante, per le nuove generazioni, è quello di sbarazzarsi degli stereotipi», è l’opinione del regista. L´hanno fatto sicuramente, perché il film è stato accolto con entusiasmo proprio da quella generazione arrivata tra i sedici e i trent'anni: «É stata la gioventù urbana e progressista a capirmi veramente».

Pubblicità e sostanze stupefacenti

Abbiamo accettato la sfida andando al festival L'Europe autour de l'Europe, organizzato da Evropa Film Akt, in collaborazione con istituti culturali e con numerose sale cinematografiche della capitale francese, tra le quali spiccano l'Entrepôt, dove il film è stato proiettato sabato 24 marzo alla presenza del regista. Ci siamo seduti tra francesi, italiani, brasiliani, americani e russi, questi ultimi entrambi compatrioti di Ginzburg, nato a Mosca nel 1959 ma emigrato negli Usa da quasi quarant'anni.

Ispirato dal romanzo omonimo del 1999 di Victor Pelevin, il regista racconta la storia di Vavilen Tatarskii (Vladimir Epifantsev), un giovane laureato in letteratura a Mosca che si ritrova nel capitalismo post-sovietico senza lavoro e senza speranze. Come altri della sua generazione, è assunto come copywriter, e si scopre un perspicace creatore di slogan pubblicitari per marche appena arrivate in Russia come la Sprite, le sigarette Parliament e le caramelle Tic-Tac. Comincia così una storia inquietante, che riesce ad unire sostanze stupefacenti, che hanno il potere di far scoprire al protagonista le più efficaci réclame, a un ritratto per nulla scontato della Russia contemporanea.

Un puzzle sperimentale

I lettori più scettici non credevano a un adattamento del libro, ma è stato proprio Ginzburg a lavorarci sopra, aggiungendo pure delle parti originali. «Anche se si trattava di un progetto sperimentale non volevo essere egoista e dimenticare la storia, è stata lei ad ispirarmi. Per me era come un puzzle che dovevo montare, fargli avere un senso era la mia vera sfida», dice Ginzburg. Ma la vera prova stava solo cominciando: come utilizzare prodotti pubblicitari in un film di critica? «Per quanto riguarda le marche, all'inizio mi sono detto che sarebbe stato impossibile metterle nel film. Con pazienza, sono riuscito a ottenere le autorizzazioni necessarie, i contatti giusti, e loro mi hanno appoggiato: solo i più forti riescono a ridere di se stessi», conclude, con un certo umorismo.

E sarebbe veramente impossibile pensare al film di Ginzburg senza la continua contrapposizione tra la Russia dell'era Eltsin e la feroce svolta capitalista, che donano il tono piuttosto ironico e unico di quest'opera cinematografica. «Se fosse stato ambientato in Europa o negli Stati Uniti, il film non sarebbe mai uscito. In questo senso la Russia è molto particolare, uno dei pochi paesi al mondo dove esiste ancora lo spazio per la sperimentazione con le marche pubblicitarie».

Sotto l'influenza della Lsd, il protagonista incontra Siruf, mitico guardiano della Torre/Zigurrat.

Nonostante ciò, Generation Pnon è un film considerato tipicamente russo dalla critica: «I miei film non sono legati alla tradizione cinematografica dei miei connazionali, come possono essere quelli di Tarkovski, per esempio», ci spiega Ginzburg, che attualmente lavora e vive a Los Angeles, dove realizza videoclip legati alla pubblicità e alla musica. «Il film ha una struttura aperta, non convenzionale: non parliamo del bene contro il male, o di sesso e amore. Generation P è una grande metafora del mondo contemporaneo, di questo ne sono sicuro». 

Leggi anche Coca Cola e Big Mac: l'eredità degli anni novanta per la Generazione P su cafebabel.com.

Se Ginzburg non sa dirci dove ha trovato le sue radici, è stata la sua carriera negli anni novanta a permettergli di sviluppare uno sguardo particolare: «Durante l'apertura capitalista, la mia vita tra i due paesi, la Russia e gli Stati Uniti, mi ha portato a un distacco critico: sono riuscito a vedere la transizione dal comunismo al capitalismo con estraniazione e ironia allo stesso tempo. La mia visione di quel periodo l´ho ritrovata nel libro di Pelevin».

Il film non è ancora uscito fuori dal ristretto circolo dei festival indipendenti, e non è presente nei circuiti cinematografici. La sua pubblicità è stata fatta esclusivamente online via Facebook e Youtube, dove ha già raggiunto più di settecentomila visualizzazioni. «Dopo il primo premio di Generation P ho ricevuto tante critiche positive. Sarebbe bello vederlo negli Stati Uniti oppure nelle grandi sale cinematografiche europee».

Lo speriamo anche noi.

Foto di copertina e dell'intervista: © Agata Jaskot. Foto del film: gentile concessione di © Victor Ginzburg.