Cultura

"Venite in Romania": Bucarest tenta di rifarsi il look

Articolo pubblicato il 20 luglio 2010
Articolo pubblicato il 20 luglio 2010
Creare una cultura dello skate, ridisegnare il lei, la moneta ufficiale della Romania, e offrire delle storie ai turisti, oltre a sfruttare l’attrazione per antonomasia, il Palazzo del Parlamento, imponente costruzione che fu causa della demolizione, voluta dal ex dittatore Ceaucescu, di un terzo della città durante l’era comunista.
Queste sono solo alcune delle idee per dare nuova vita all’immagine e al PIL di un paese colpito dalla crisi.

Il 6 luglio, il trentaseienne Ministro del Turismo, Elena Udrea, sfoggiava un abito tradizionale durante una visita nella città nordoccidentale di Satu Mare. I suoi spot del 2009, per il marchio “one country, so many experiences” ("un paese, tante esperienze"), mostrano night-club e campi da beach volley, accompagnati da immagini di zebre galoppanti di fronte alla Palazzo del Parlamento (un tempo noto come la "Casa del Popolo"), e da visioni di donne poligame…

Luglio 2010 segna la nascita ufficiale della nuova immagine nazionale della Romania, grazie al finanziamento europeo di circa 850.000 euro, alla società THR, con base a Barcellona, che recentemente ha ritoccato il marchio ufficiale della Spagna, e alla TNS, azienda inglese, leader nelle ricerche di mercato. Quest’ultima ha riportato che, su 10.800 intervistati, solo il 35% dei visitatori ha trovato la città «molto o abbastanza interessante». Quando si è in crisi, si promuovono le proprie risorse, ma data la mancanza di sviluppo urbano, rinnovare Bucarest resta un’impresa ardua.

Iniziare con il “non-centro” di Bucarest

Un'immagine simbolo del centro di BucarestGli abitanti di Bucarest accettano la situazione. Molti la identificano con la “Parigi dell’Est”, come era conosciuta negli anni tra le due guerre. La sua crisi d’identità è intrappolata nell’eredità socialista: strade dissestate e un centro storico logoro e decadente. A Lipscani, zona alla moda della capitale, la gente viene servita nel bel mezzo di vie in cui i lavori in corso sono la normale quotidianità. «”Nessun centro” significa “nessuna città”», dice Sorin Tranca, cofondatore dell’agenzia pubblicitaria Friends Advertising. L’architetto Justin Baroncea, 36 anni, spiega come il problema del centro storico sia la sua mancanza di piazze che, come parchi e giardini, sono praticamente inesistenti. «Le nostre piazze sono piuttosto degli incroci percorsi da macchine, con quadrati verdi al centro, circondati dal traffico», dice con una smorfia

Questo segna una certa distanza tra Bucarest e il sentimento europeo di comunità. A Barcellona, la gente fa del Cafe Zurich in Placa Catalunya un punto d’incontro. L’identità qui, dice Sorin Tranca, è costruita per poter compensare l’accesso minimo ai vari servizi. «Per educare la gente al senso di comunità, è necessaria la presenza di un centro. - afferma convinto il trentacinquenne romeno, - La voglia di andare in centro mi sorprende. I martedì sera è sempre pieno. Dipende molto da dove è situato, perché la gente non cammina tanto per camminare. Andare in bicicletta non piace, ognuno vuole poter parcheggiare le proprie macchine. Compriamo un sacco di automobili perché non abbiamo molti altri modi per mostrare chi siamo. Andare in un bar alla moda significa non dover più comprare una macchina. Sentire un senso di appartenenza al posto, può voler dire poterci andare in bicicletta».

Ryanair, destinazione Kusturica

«Gli stranieri che conosco passeggiano qui fuori pensando di essere in un film di Kusturica»

Corrispondente per un periodico di archittetura con sede a BarcellonaVietare le macchine dove non vi è metropolitana dopo mezza notte? Justin Baroncea critica il fatto che la gente “non lo pretenda”. Aiuterebbe «gli skater a colonizzare la città». Gli stranieri che conosce hanno «passeggiato qui fuori pensando di essere in un film di Kusturica». Baroncea elogia la Barcellona che ha lasciato un decennio fa come «modello per gli spazi pubblici in tutta Europa. Noi abbiamo buoni esempi di architettura e frammenti urbani, ma non una città», dice scarabocchiando una serie di scorci della capitale: l’aeroporto, il nord. Verdi corridoi, una rete di parchi. Un minuscolo centro storico. Una piatta cortina di blocchi comunisti, si apre su due scorci grandi assi tipicamente hausmanniani (il Calei Victoriei e il Boulevard Magheru, dell’inizio del XIX secolo). Intorno al centro, un tessuto storico che la fa sembrare una città-giardino. A sud dormitori a forma di ferro di cavallo, quartieri residenziali, popolati dal 70% della popolazione e senza servizi, il che significa che bisogna tornare al centro per poterne usufruire.

Bucarest ha bisogno di rimodellare il suo spazio fisico, per renderlo utilizzabile dalla gente, ma le autorità non afferrano il punto e si concentrano su altre questioni. Justin dichiara che i rapporti tra il suo ufficio e le autorità sono “normali”, ma qual è la mentalità ufficiale? Nessuna delle ultime quattro competizioni internazionali di design (1991-2002) ha dato i frutti sperati, dice Augustin Ioan, professore di architettura. «Il settore privato ha bisogno di un gruppo di gente in grado di istituire un programma turistico alternativo, creare un portfolio di esperienze innovative a Bucarest, col supporto pubblico», consiglia Jörn Gieschen, direttore di strategia di marketing alla THR, che ha completato 6 mesi di ricerca sul progetto “Branding Romania”.

Le differenti fasi storiche hanno profondamente segnato l'immagine di Bucarest

«Piccole gruppi di persone stanno creando delle cose buone», conferma Sandra Ecobescu, presidente della Calea Victoriei Foundation, che organizza viaggi culturali verso le “architetture nascoste” per giovani, turisti ed espatriati. Scappiamo alle piogge torrenziali per rifugiarci nell’edificio dell’Università di Bucarest, datato XIX secolo. Il principio della fondazione sono le Ted Talks (conferenze sull’innovazione), ispirate a Bucarest. Iniziati senza fondi nel 2007, sulla Calei Victoriei, da Sandra, insieme alla sorella Irene, oggi i corsi, che si tengono tre volte al giorno, e sono aperti a un massimo di 25 persone, e sono famosi per essere piuttosto cari. Con 3.000 iscritti e borse di studio per gli studenti, si sono rivelati un successo.

Puntare sul kitsch

«Spendere denaro brutto rende infelici»

Giovani impegnati alla ricerca di una nuova BucarestLa compagnia di Sorin Tranca ha cercato di dare una nuova immagine alle cose che i romeni hanno intorno. «Rinnovare l’immagine delle cose che sono continuamente sotto gli occhi di tutti. Spendere denaro brutto rende infelici», sottolinea, mischiando banconote vecchio stampo, datate 1999, su entrambi i lati di un enorme posacenere; è l’unica moneta europea fatta in polimero. «Il vero problema è che nessuno vuole veramente cambiare il prodotto».

«Il potere in Romania è la normale continuazione del potere precedente, sono tutti nipoti di amici di leader passati, - dice Sandra. - La storia della città non viene affatto sfruttata quando si ha un ministro che pubblicizza la Casa del Popolo». La creatura dell’ex dittatore, oggi sede del Museo nazionale di arte contemporanea, è in parte vuota. Per Sandra è la versione rumena delle Piramidi. «È kitsch, è un luogo triste per noi. È interessante per la storia del comunismo, ma la gente vi moriva ogni giorno! Non ci sono placche a commemorare le loro morti. Solo un pazzo può fare questo».

Come dovrebbe essere il nuovo logo romeno? Si potrebbe cominciare dal creare un ufficio per le informazioni turistiche a Bucarest? Apparentemente ne esiste uno vicino all’Università, ma chi si reca nel quartiere universitario appena arrivato in una nuova città? Jörn Gieschen dice che la mancanza di attrazioni turistiche nella città la rende priva di “sorrisi commerciali” ed “esperienze kitsch”, a differenza di Parigi o Barcellona, con le quali la capitale rumena non può competere per bellezza o eventi. «Questa è una metropoli europea dove si fanno esperienze uniche attraverso incontri reali con persone mosse dalla curiosità, realmente interessate al luogo, perché non ancora infastidite dal fattore turismo». Non ha tutti i torti. In una tabaccheria sul Villacrosse passage, in stile parigino, caposaldo dell’influenza francese del tardo XIX secolo, comprando un pacchetto di Kent americane si ha in regalo la storia di queste sigarette: apprendiamo così come fossero usate come merce di scambio durante la guerra.

Foto: Prepelita Alexandru/flickr; dororai/flickr; HILLS GO 400/flickr; jupitterg400.be/index2.htm; patres.eu e facebook.com