Cultura

Vassalli o nemici: quale destino per i vicini della Russia?

Articolo pubblicato il 27 agosto 2008
Articolo pubblicato il 27 agosto 2008
Il conflitto tra Russia e Georgia ha mostrato, una volta di più, la mancanza (e la necessità) di una politica estera coesa per l’Unione europea. Le contraddizioni a Est.

Per riassumere la storia della regione cade a pennello l’osservazione di George Kennan (1904-2005, diplomatico e storico statunitense, ndr): «Russia only has vassal or enemies on its borders» (la Russia ai suoi confini ha solo vassalli o nemici). A maggior ragione per il fatto, che la politica estera dell’Unione europea è ancora sul nascere.

Le posizioni in Europa

Alla manifestazione Tbilisi del 12 agosto 2008 i leader dei Paesi ad ovest della Federazione Russa – Polonia,Ucraina e dei Paesi Baltici – hanno mostrato il loro sostegno ai georgiani, cui territorio nazionale è stato aggredito dall’esercito russo. Assente solo la non democratica Bielorussia. L’appello del Presidente polacco di frenare l’imperialismo russo non fu tanto rivolto ai 150.000 georgiani presenti, quanto all’opinione pubblica europea. Per fermare gli scontri armati tra la Georgia e la Russia, i leader dell’Europa orientale si sono recati personalmente nella pericolosa capitale Tblisi, nonostante nel medesimo luogo e con le medesime intenzioni il Presidente francese (attuale Presidenza europea, ndr) Nicolas Sarkozy stava conducendo una missione di pace. Il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha gestito personalmente i negoziati con Dmitri Medvedev per il ritiro delle truppe russe dal territorio georgiano. Un ulteriore supporto è arrivato dal capo della diplomazia svedese Carl Bildt, che ha paragonato la Politica estera russa a quella di Hitler, che portò allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. L’intervento russo in Ossezia del sud fu paragonato all’invasione della Cecoslovacchia da parte dell’Armata Rossa nel 1968 e all’annessione tedesca dei Sudeti, alla quale l’Europa diede il suo consenso. Il conflitto armato georgiano-russo ha fornito una prova dell’atteggiamento dell’Unione. La conclusione? Di nuovo siamo di fronte ad un fatto: l’Ue non ha una diplomazia in grado di proteggere e promuovere valori comuni.

A Est la Russia fa paura

Come nell’ex–Jugoslavia, le eventuali forze di pace disporranno di un mandato europeo. L’accordo di accettare la Georgia nella Nato – promesso dalla Germania – influenzerà molti in Europa. Il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer, appoggia la Georgia in nome dell’Alleanza Atlantica. Nel frattempo, i leader dell’Ue stanno portando avanti le loro politiche nazionali. A causa della mancata ratifica della Costituzione europea, il sogno di un Ministro degli Esteri europeo e di una politica comune resteranno tali. Detto questo: non sarebbe già sufficiente la volontà coesa dei politici europei per una soluzione pacifica del conflitto georgiano-russo? Le parole del Presidente polacco Kaczyński, che descrive la Russia, come qualcuno che annette «oggi la Georgia, poi l’Ucraina, poi i Paesi Baltici e poi (…) la Polonia», disegnano così l’immagine di una Russia imperialistica alla quale l’Ue non sa dare una risposta precisa. L’Europa è, dal punto di vista energetico, dipendente dalla Russia: lo ha capito la Germania (la realizzazione della pipeline Nord Stream sul fondo del mare Baltico si avvicina sempre di più) e lo sanno bene i leader del’ex-blocco comunista (ai quale la Russia minaccia di chiudere il rubinetto). Le dichiarazioni critiche dei leader dell’Europa orientale sulla guerra in Georgia sono atti di supporto nei confronti dei georgiani, ma soprattutto atti di coraggio. Inoltre, esse sono la dimostrazione del fatto che nella politica estera nessun Paese dell’Unione rappresenta l’Ue nel suo insieme. L’Europa orientale, in conflitto la Russia indebolisce l’Ue. Un intervento comune e coeso dell’Unione europea sulla pace nelle province separatistiche della Georgia sarebbe un passo efficace e tattico.