Cultura

'True detective' e 'Utopia': quando la serie tv diventa capolavoro

Articolo pubblicato il 05 febbraio 2015
Articolo pubblicato il 05 febbraio 2015

Breaking Bad, la serie rivelazione del regista e sceneggiatore Vince Gilligan andata in onda a partire dal 2008, ha dato il via al boom delle "serie tv". Cosi, negli ultimi anni, il successo di questo non certo nuovo format televisivo ha conosciuto una crescita esponenziale.

Non che prima di allora non ci fossero state serie tv degne di nota, sia chiaro, ma l'offerta delle emittenti televisive sembra essere cresciuta notevolmente negli ultimi dieci anni, sia dal punto di vista numerico sia della differenziazione del prodotto.

Ma c'è un'altra cosa che colpisce particolarmente: l'ottima qualità di alcuni di queste produzioni, che le porta ad essere non più semplici passatempi per chi è alla ricerca di una facile evasione dallo studio o dal lavoro, ma dei veri e propri gioiellini del piccolo schermo. Vedendone alcune mi è venuto da pensare che il loro livello tecnico fosse tale da non avere nulla da invidiare ad alcune produzioni cinematografiche. È come se lo spettatore cominciasse ad apprezzare un prodotto che, oltre ad essere piacevole per via di una trama che si protrae nel tempo e lo accompagna per mesi o anni, riesce a offrire ciò che solitamente si cerca in un buon film d'autore: regia, sceneggiatura, colonna sonora e fotografia degne di nota.

Due di queste mi hanno colpito particolarmente. Due produzioni molto diverse tra di loro ma accomunate dall'elevata cura dei dettagli: True Detective e Utopia.

True detective

                                                                                      

La serie, opera dello sceneggiatore Nic Pizzolatto, è andata in onda sul canale HBO nel gennaio 2014. True Detective, è inutile dirlo, ha ricevuto ampi consensi sia dalla critica, sia dal pubblico, dato che durante l'ultima puntata ha fatto saltare lo streaming dal sito dell'HBO per l'enorme richiesta. Ed effettivamente questo prodotto merita, merita veramente. Ma agli affezionati dell'ottimo Matthew McConaughey ricordiamo che si tratta di serie antologica, perciò il luogo e i protagonisti saranno diversi per ogni stagione.

A tratti angosciante, talvolta macabro e malsano, il racconto si caratterizza per i paesaggi tanto affascinanti quanto desolati. Siamo tra le paludi del più profondo sud degli Stati Uniti, in Louisiana, tra specchi d'acqua e vegetazione bassa: una natura i cui figli sono agricoltori, veri bifolchi sudisti con la passione per le armi e i rapporti incestuosi, in pieno stile redneck. Su questo sfondo, il regista costruisce un thriller malato, che prende piede da un omicidio dai tratti inquietanti: una commistione di violenza e riti religiosi, corna di cervo e segni tribali, alberi maestosi e depravazione umana.

True Detective - Trailer ufficiale (2014)

In realtà il racconto è ambientato nel 2012: i due detective si ritrovano a dover tornare indietro nel tempo per raccontare a due agenti federali ciò che successe nel 1995. La storia è quindi un susseguirsi di flashback che rendono la trama frammentata.

I due detective, due personaggi controversi e diversi, ci trascinano nei meandri più bui della mente umana, tra digressioni filosofiche e alcolismo. Tutta le serie è un susseguirsi di immagini e racconti sulla natura dell'uomo, il suo inesorabile destino. È una strana commistione, quella di True detective: il regista ci regala momenti di forte introspezione e momenti di autentico squallore sociale. Oltre all'incredibile prova di Matthew McConaughey, le cui perle di saggezza si perdono tra i racconti sfuocati della sua vita, sono due le parole magiche: “Yellow king” e “Carcosa”, i due tasselli mancanti, il punto di arrivo del racconto. In realtà, qualcosa non torna, c'è come l'impressione del non-finito. La violenza cruda sembra rubare spazio alla 'logicità' nel finale di questa serie capolavoro, ma questo non per forza rappresenta un difetto. L'eccellente fotografia e colonna sonora fanno il resto. Non ci resta che sperare in una seconda stagione, stavolta girata in California, altrettanto coinvolgente.

Utopia

«Where is Jessica Hyde?»: ecco la domanda che vi martellerà per tutta la durata della prima puntata, sino al punto che anche voi vi chiederete «Dov'è Jessica Hyde? E soprattutto... chi è?».

Siamo a livelli alti, altissimi. Lasciamo la tetra Louisiana di Pizzolatto per andare in Regno Unito, anno 2013. Dennis Kelly confeziona un giocattolo, un cubo di Rubik sotto tutti i punti di vista. Allo spettatore non resta che giocarci, cercando di risolverlo, ammirandone i colori e la perfezione delle linee. La sfida non è affatto semplice, perché le 12 puntate divise in due stagioni sono dense, densissime: i nomi e i personaggi si accavallano tra passato e presente, fino a quando i quadratini non si spostano andando a formare facce dello stesso colore, e tutto sembra avere un senso.

I colori, per l'appunto, sembrano vivere in una fotografia intensissima, sono accesi e brillanti, quasi fastidiosi. Ma non è Wes Anderson, decisamente no. Non c'è nulla di innocente e fanciullesco in questo giocattolo. Solo due killer professionisti, una borsa gialla e un'organizzazione, il Network, che trama (o forse no?) alle spalle della popolazione mondiale, al di sopra del potere politico da questa stessa controllato. Insomma, di carne al fuoco ce n'è parecchia.

Utopia - Trailer ufficiale (2013)

Quattro ragazzi che condividono su un forum online la passione per una graphic novel: The utopia experiments. Quattro ragazzi qualsiasi che, da un giorno all'altro, si ritrovano a combattere contro qualcosa più grande di loro che, per la verità, non sanno neanche cosa sia. A quanto pare il manoscritto che dà il nome alla serie tv contiene qualcosa che loro stessi faticano a comprendere. Giano. E poi c'è Mister Rabbit. Tante le parole chiave che vi accompagneranno per tutto il corso del racconto.

E poi ci sono le colonne sonore. Al giallo canarino, colore prediletto del regista, si contrappone una colonna sonora spasmodica e ansiogena, come se la trama non fosse già abbastanza. Una musica elettronica, fatta di sospiri, quasi a voler rimembrare quelli dei cadaveri lasciati qua e là da quello che diventerà il vostro serial killer preferito: Arby.

Dalla colonna sonora: Evils Prevails - Cristobal Tapia de Veer (2013)

Insomma, se siete degli appassionati di complotti, Utopia non vi deluderà. Purtroppo Channel4 ha deciso, almeno per ora, di non proseguire con una terza serie, cosa che ha suscitato non pochi malumori, il nostro consiglio è comunque di tuffarvi fra le macabre pagine di The Utopia experiments

E attenti al Network.