Cultura

Tra un buon partito e il Partito dell’amore

Articolo pubblicato il 12 novembre 2008
Articolo pubblicato il 12 novembre 2008
Party, partiti e partite. Come il latino “pars” ha generato giochi di parole in tutta Europa.

Festeggiare da soli è come mettersi, soli, in semicerchio. Così ci si riunisce in allegria, mentre il calendario nel semestre invernale fa sfoggio di occasioni per festeggiare. Dalla parola pars (in latino parte) e dai suoi derivati hanno origine giochi di parole paneuropei. Perfino quando una parte del gruppo si separa per “prendere parte” ad una scampagnata (in tedesco: Landpartie), questi partigiani (Partisanen) del piacere tengono il passo.

In spagnolo “tomar partido” significa partecipare, e chi non partecipa o diffonde il cattivo umore in Inghilterra è un “party pooper” (Party-Pupser, in Germania si potrebbe anche parlare di “Spaßverderber”, guastafeste). Ma i Partylöwen, letteralmente leoni da party, (anche in inglese si rimane nel regno animale: “party animals”) non si lasciano guastare la festa.

D’altro canto a quale altra preda diano la caccia lo si sa in tutta Europa. Che sia “un bon parti” in Francia, un “jest dobra partia” in Polonia, o un “guten Partie” in Germania, con un “buon partito” si intende sempre qualcuno che possa assicurarci il benessere.

A questo scopo in Spagna ci si atteggia a sportivi entusiasti alle partita di calcio (“partido de fútbol”),in Germania si sfogliano con slancio culturale le partiture musicali (“Partituren”). Più raramente si passa ad una “Schachpartie”, per i polacchi “partia szachów”, ovvero una partita di scacchi.

Parziale (tedesco: “parteeisch”) sarebbe l’affermare che l’unico Parteiprogramm (programma politico) che si conosce sia quello del Partito dell’Amore della pornostar Ilona Staller. E se non si ha successo? Per un ritiro d’effetto si consiglia Shakespeare: «If we do meet again, we'll smile indeed; If not, 'tis true this parting was well made.» («Se ci rincontreremo, sorrideremo. Altrimenti questo commiato sarà stato ben preso»).