Cultura

Tour 13: una bomboletta mediatica

Articolo pubblicato il 31 ottobre 2013
Articolo pubblicato il 31 ottobre 2013

I migliori artisti mondiali di street-art si sono riuniti a Parigi durante il mese di settembre per trasformare una palazzina di 9 piani nella Tour 13, un'opera d'arte a tempo determinato. La demolizione è avvenuta il giorno di Halloween. Per tutto il mese di ottobre lo spazio è stato "aperto" al pubblico, o quasi. Reportage da un luogo reale che non esiste più.

La prima volta che ho contattato la Galerie Itinerrance – associazione che è alla base del progetto Tour 13,– per ottenere un pass per la stampa è stato 3 settimane fa. La risposta che avevo ricevuto per telefono era stata chiara: "Certo che può... se è disposta a farsi 6 ore di fila!". Intuitivamente, avevo pensato che la ragazza che si occupa delle relazioni con la stampa avesse ingenti problemi organizzativi. Personalmente avevo anche pensato che la sua risposta fosse stata un po' esagerata. Poi però altre fonti mi hanno confermato che la "Tour 13 è una galera: ci perdi un'intera giornata!".

Da quando la street-art riscuote tutto questo successo? Non c'era qualcosa di underground, di nascosto alla base di questa forma di espressione artistica? Certo, è un bellissimo progetto: 36 appartamenti decorati dai migliori graffittari del mondo. Un'esposizione in loco gratuita per un solo mese, dopodiché verrà distrutta! Sì, la street-art è tornata nei musei e negli spot pubblicitari. I graffiti fanno tendenza. La moda è andare a vedere la Tour 13.

Visita express

A 3 giorni dalla chiusura mi si ordina di essere presente all'ingresso della Torre alle 8.30 in punto. Ho diritto a una visita di 1 ora e 30 minuti esatti. Sinceramente non sono felice di essere limitata in questa maniera nella mia esplorazione urbana. Mi piace andare negli edifici disabitati armata di macchina fotografica e partire alla ricerca di ciò che il mondo industriale o il passaggio della storia hanno lasciato. Niente guide, niente limiti, piuttosto qualche rischio per il solo piacere di fotografare un oggetto abbandonato o una prospettiva interessante: si chiama urbex (urban exploration). Arrivata sul posto, di fronte a Bercy, a sud della Senna, nel chiarore del primo mattino, capisco meglio questo bisogno estremo di organizzazione. La fila conta già 100 persone. I primi sonnecchiano ancora nei loro sacchi a pelo. Io e una quarantina di giornalisti aspettiamo l'addetta dell'ufficio stampa. Quando ci aprono la porta, veniamo insultati da coloro che sono là dalle 2 del mattino. Devono aspettare un'altra ora. "Alle 10.00 voglio tutti i giornalisti fuori, altrimenti scoppia un casino!", grida l'addetta all'ufficio stampa.

destinata a essere distrutta

All'interno ci sono un sacco di cose da vedere. Alcuni addetti alle riprese televisive montano i loro set. Studenti di giornalismo, operatori televisivi e fotografi si aggirano in ogni dove. L'addetta all'ufficio stampa vigila su tutto e risponde alle nostre domande al posto degli artisti e di Mehdi Ben Cheikh, fondatore della Galerie Itinerrance e attore importante della scena street-art del XIII° distretto. La ragazza è visibilmente stanca. Da 4 settimane deve accogliere 1000 visitatori al giorno, tra cui una cinquantina di giornalisti. "Abbiamo avuto più di 500 richieste dai media, di cui molti stranieri: la JT della Corea del Sud, emittenti televisive italiane, spagnole e sudamericane... La gente viene da ovunque e soprattutto da lontano. Abbiamo avuto richieste incredibili, ma abbiamo rifiutato perché non abbiamo scopi commerciali. Deve restare tutto nello spirito della street-art; per questo è un'esposizione temporanea, destinata a essere distrutta. Il 31 sarà tutto finito, si demolisce!".

Gli organizzatori sono i primi a essere stupiti del successo dell'evento. Ci sono dei vigili che organizzano le entrate, barriere che incanalano la fila. Mentre si è in coda si gioca a carte. Un venditore ambulante distribuisce caffè per qualche soldo. Maria e le sue amiche si sono svegliate alle 4 per prendere il treno in periferia. Ci sono le vacanze scolastiche e si vede. La maggior parte dei temerari che sono presenti hanno meno di 20 anni. Nell'attesa, si fa presto amicizia. "Dopo qualche ora, ci si comincia a conoscere", scherza un gruppo di ragazze.

soli in un formicaio

Quando riparto ho la sensazione di non sapere molto di quello che ho visto, ma di aver assistito a qualcosa di interessante. In questo ambiente stressante non si ha troppo tempo per interessarsi alle opere d'arte. Si è piuttosto rinchiusi in un tunnel a chiocciola fatto di stanze che una volta erano un bagno o una cucina. È un peccato non poter incontrare gli artisti e non capire del tutto ciò che si vede. Si ha la sensazione di essere soli in un formicaio. In fondo, questa visione della street-art è molto simile a quella della "vita" di oggi: mondana, aperta e mediatica.

E visto che ormai non c'è più tempo e che tanta gente è stata più temeraria di voi, eccovi qualche foto come visita guidata:   

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VIsita virtuale per chi non ha potuto mettere i piedi nella tour 13 www.tourparis13.fr.