Cultura

The Broken Circle Breakdown: belga è bello

Articolo pubblicato il 26 ottobre 2012
Articolo pubblicato il 26 ottobre 2012
Di fronte alla malattia, di fronte alla morte, ognuno di noi cerca di consolarsi come meglio può. Alcuni con la fede, altri con la musica: due percorsi che il regista, Felix Van Groeningen, esplora in "The Broken Circle Breakdown", un film drammatico che, senza gli scogli e le asprezze del melodramma, riserva un posto d’onore all'estetica e alla fotografia.
Un piacere per le orecchie e per gli occhi.

È venerdì sera, i corsi sono sospesi e io ne approfitto per concedermi un’uscita in solitaria al cinema. Uscita dalla sala, adoro crogiolarmi ancora per qualche minuto, o meglio, per qualche ora, nell’atmosfera del film senza doverne per forza parlare con qualcuno. È forse un modo, il mio modo, di congedarmi dai personaggi che ho seguito per tutte le due ore di proiezione del film e a cui, come se niente fosse, mi sono già affezionata. Mi è successo soprattutto questo venerdì, dopo "The Broken Circle Breakdown", il nuovo film del regista fiammingo Felix Van Groeningen, che la critica aveva già incensato tre anni fa per il suo "La Merditude des choses".

Elise ha uno studio di tatuaggi a Gand, Didier suona il banjo in un gruppo bluegrass. Ha una grande passione per l’America, e se non fosse per il grigiore tipico del Belgio, potremmo credere di essere nel bel mezzo della campagna dell’Alabama. La loro vita è fatta di grandi e piccole gioie: le serate tra amici, passate a suonare e cantare attorno al fuoco, l’armonia della natura, poi l’arrivo della piccola Maybelle, che riempie di gioia la loro vita, sebbene la sua nascita non fosse programmata. Ma questo prima che la malattia colpisca insidiosamente il corpicino di Maybelle, sconvolgendo così la vita ai due e la loro visione delle cose. Come farà Didier, ateo convinto, a spiegare alla figlia, mentre piange per la morte di un uccellino, che dopo la vita non c’è nulla per questo esserino, che solo un istante prima volava libero nel cielo? E in queste condizioni, come riuscirà a convivere con la sua tristezza e il suo dolore? Come farà Elise, cattolica non praticante, a cercare ancora conforto nella fede, avendo al suo fianco un marito che disprezza la religione? Questioni tutte affrontate nel film senza, però, dare risposte universali né esprimere giudizi di valore: tocca agli spettatori trovare risposte che corrispondano al proprio vissuto, cercare di immaginare una possibile reazione.

Anche se l’impressione generale all’uscita dalla sala è quella di un film triste e sconvolgente, niente occhi lucidi durante la proiezione. Il regista ci trasporta con brio tra la vita quotidiana dei protagonisti, che gestiscono la situazione come meglio possono, e la loro vita "di prima", così bene che ogni duro colpo è controbilanciato da un episodio felice, un aneddoto che fa sorridere e consola, prima di affrontare il seguito degli eventi. Il tutto è immerso in un’atmosfera country, ritmata da una serie di arie assordanti e allo stesso tempo in un universo dove il piacere di suonare e di essere insieme domina su tutto il resto e dà il coraggio di andare avanti. A questo si aggiunge il talento degli attori protagonisti, Veerle Baetens e Johan Heldenbergh, che interpretano a meraviglia i loro personaggi, con tutta la loro sensibilità e in tutte le loro contraddizioni.

Che l'aver visto "La guerra è dichiarata" non vi scoraggi dall'andare al cinema a vedere "The Broken Circle Breakdown". Le somiglianze sono senza dubbio inevitabili. In entrambi i casi, infatti, la sceneggiatura è ispirata al dramma personale dei co-autori e registi: Johan Heldenbergh ha adattato il suo prima in teatro e solo dopo si è rivolto al grande schermo; Valérie Donzelli e Jérémie Elkaïm, invece, recitano entrambi il loro ruolo personale. Ma l'impressione non è quella del già visto. Il dramma viene esplorato in maniera completamente diversa, così come l’atmosfera del film e le questioni sollevate.

Se non avete ancora trovato una buona ragione per scoprire il cinema di quello che i francesi chiamano "le Plat Pays" (il paese piatto, ndt), ebbene... è giunta l’ora. Coloro i quali, invece, sono già fedeli alla causa, non potranno che rimanere incantati da questo quarto lungometraggio del regista che, oltre a confermare il suo talento, riafferma il genio e l'intuizione del cinema belga.

The Broken Circle Breakdown, in uscita in tutte le sale dal 10 ottobre in Belgio.

Foto: © pagina Facebook ufficiale del film Video (cc) moulinvsnavaro/YouTube