Cultura

Teatro Yeses: uno spazio di libertà in prigione

Articolo pubblicato il 12 maggio 2010
Articolo pubblicato il 12 maggio 2010
In questo gruppo artistico tutto è singolare, dalla regista, che è funzionaria carceraria ma è anche laureata in Regia e recitazione, alle attrici, detenute presso il Penitenziario di Alcalá de Henares (Madrid). Una scuola di teatro che è riuscita a evadere dalle celle per raggiungere il "mondo libero" e perfino a veder narrata la propria storia in un film. Inizi lo spettacolo...

È l'ora della prova. I membri del Teatro Yeses recitano in uno scenario particolare: il Centro penitenziario femminile di Alcalá de Henares, a Madrid. Le attrici sono detenute. Gli attori? Professionisti provenienti dal "mondo libero" che collaborano con il gruppo. Tutto ebbe inizio nel 1985, quando la regista, Elena Cánovas, funzionaria del vecchio carcere di Yeserías, propose all'allora direttrice del penitenziario di metter su un laboratorio teatrale. «Erano tutte eccitatissime, piene di entusiasmo e povere di mezzi. Non so se fossimo coscienti, però avevamo fede nel futuro. Le ragazze di oggi devono sapere che se si trovano dove sono è grazie a quelle prime pioniere che le precedettero» fa notare la Cánovas.

E dove si trovano oggi le ragazze dello Yeses? Il gruppo teatrale continua ad essere un laboratorio grazie al quale riscattarsi, ma è anche un'opportunità economica: le attrici ricevono borse di studio grazie al sostegno della Dirección General de Mujer di Madrid, che organizza anche tournée nei centri culturali della capitale e dei dintorni.

«Scambia la droga con il teatro»

L'ultima opera che le ragazze dello Yeses hanno portato in scena

In questi venticinque anni, nel cast si sono avvicendate più di mille donne. Alcune hanno recitato una parte breve, perché sono state trasferite o perché il periodo detentivo che dovevano scontare era corto. Attualmente, il gruppo è formato da dieci, dodici ragazze. «Molte trovano negli applausi una via d'uscita da un mondo marginale nel quale non si sono mai viste riconosciute. Imparano anche che la gente fuori da lì lavora, ed è importante che lo imparino. Ma, soprattutto, è un'attività in cui si socializza. A molte io dicevo: "Sostituisci la droga con il teatro"».

Grazie al teatro imparano ad avere fiducia in se stesseLe ragazze dello Yeses imparano a lavorare in gruppo, apprendono la disciplina, imparano ad essere solidali, tolleranti e a credere in se stesse. «Se non hai fiducia in te stessa, la rappresentazione è un insuccesso. Credere non è solo una cosa piacevole, ma è anche mettercela tutta. A volte arrivano donne con il morale a terra e ne escono fortificate. Per loro la cosa più importante è trovare uno spazio di libertà. Il teatro permette loro di non pensare al carcere. Non imparano solo ad essere attrici, ma anche ad acquisire sicurezza in se stesse, a trovare i mezzi per riappropriarsi delle proprie vite, che valgono quanto quella di chiunque altro. Perché molte di loro passano tutta la vita a sentirsi dire che sono delle buone a nulla».

Ed ecco che, all'improvviso, questa storia prende una piega speciale: gli uomini entrano a far parte della compagnia. Questi ultimi non si trovano nel carcere della Yeserías, ma in quello di Carabanchel. Il primo attore fu un detenuto della contigua prigione maschile. Dopo di lui arrivarono i professionisti. «È una compagnia come tutte le altre e non potevamo star sempre lì a mettere i baffi alle ragazze».

«Durante la prima uscita ci fu un enorme dispiegamento di poliziotti»

Nel 1988, il gruppo Yeses venne scelto dal sindacato UGT per partecipare alla seconda Fiera culturale del mondo del lavoro. Era la prima uscita della comitiva nel "mondo libero". Non solo le ragazze ottennero il loro primo riconoscimento all'esterno, ma vinsero addirittura il premio per la miglior interpretazione e ottennero la menzione d'onore. «Il tutto grazie a una direttrice carceraria progressista, che ha compreso che questo sogno era realizzabile». La scena non aveva niente da invidiare a quella di un film. «Lo spiegamento di poliziotti fu notevole. Nessuno era consapevole del subbuglio che si sarebbe venuto a creare. Sembrava di assistere a una visita del capo del governo, con poliziotti in borghese e ragazze in manette. Alcune si ribellarono perché non volevano essere ammanettate. Dicevano che le attrici non vanno a teatro così...»

Ostacoli lungo la strada

La strada non è stata semplice. È stato necessario «sopportare molte turbolenze». “Mal Bajío”, una sceneggiatura scritta dalla compagnia, denunciava ciò che accadeva nel carcere e il risultato fu la paralisi del gruppo a causa della collera dei funzionari. «Abbiamo attraversato momenti difficili, eppure abbiamo continuato a lottare, senza mai abbassare il livello». Malgrado tutto, l'opera ottenne il premio Calderón de la Barca, riconoscimento con il quale il Ministero della Cultura premia il miglior testo drammatico, oltre a varie sovvenzioni che permisero di allestire la prima dello spettacolo nella sala Galileo di Madrid.

Il gruppo partecipò all'Incontro europeo di teatro e prigione, celebrato nella capitale tedesca nel 2000Nel 2000, le sue attrici hanno viaggiato fino a Berlino (il bagaglio di una delle donne comprendeva dosi di metadone), per la loro prima (e finora unica) trasferta internazionale, per partecipare al Convegno europeo su teatro e carcere (Kantfestival Theater und Gefangnis), dove si sono esibite in uno spettacolo in spagnolo punteggiato da brani in inglese e tedesco. Nel 2004 un altro testo di loro creazione, "Libertas, libertatis", venne rappresentato a Barcellona durante il Forum delle culture.

Il successo del gruppo non ha fatto che crescere e negli ultimi quindici anni le sue scene sono state calcate da molti attori famosi, quali Loles León, Juan Luis Galiardo, Tristán Ulloa, Antonia San Juan e, nel 1991, da un giovane Santiago Segura. Dalle ragazze, questi attori imparano la spontaneità. Nel 2008, arriva il salto: il cinema. La regista Belén Macías avvicina Elena Cánovas con l'intenzione di girare un film liberamente ispirato ai primi anni dello Yeses. Nasce così "El patio de mi cárcel". «È stato piacevole ma anche un po' irritante, perché sembra quasi che il gruppo sia esistito solo a partire dal film».

Il prossimo atto? «Una casa editrice mi ha chiesto di scrivere un libro. Ma, in realtà, ciò di cui avremmo davvero bisogno è creare una scuola all'esterno. Ovviamente avremo bisogno di un progetto, e d'aiuto, per riuscirci. Sarà un laboratorio teatrale riconosciuto ma, naturalmente, questo è un piano a lungo termine. Per ora mi accontento del fatto che il gruppo continui ad esistere». Il futuro immediato è una tournée in Galizia, a maggio. «Questa è libertà. Le ragazze dicono che il teatro è un'isola di libertà».

Foto: Teatro Yeses