Cultura

Sylvia, la terza giovinezza di Shakespeare and Company

Articolo pubblicato il 31 agosto 2012
Articolo pubblicato il 31 agosto 2012
Sylvia Whitman, poco più che trentenne, è la nuova proprietaria di Shakespeare and Company a Parigi, la celebre libreria inglese sulla riva sinistra della Senna. Grazie a lei la libreria ha cambiato volto negli ultimi anni, senza perdere la sua anima di centro culturale e luogo d'accoglienza per giovani scrittori spiantati.
Cronaca di un pomeriggio passato tra le prime edizioni della "Shakespeare", la collezione dei sogni dei bibliomani.

"Un giorno anche Shakespeare and Company avrà la sua libreria online – ci annuncia Sylvia WhitmanAnche se, personalmente, trovo che gli e-book siano molto noiosi da leggere”. Trentadue anni, Sylvia è la terza proprietaria in ordine di tempo della famosa libreria inglese sulla riva sinistra della Senna, dopo Sylvia Beach, sua omonima e fondatrice della libreria, e George Whitman, il suo papà di origine americana scomparso lo scorso dicembre.

Dopo una giornata di lavoro sugli account Facebook e Twitter e sul sito della libreria, ho solo voglia di staccare da tutto e tenere in mano un libro di carta”, spiega Sylvia, che non rinnega del tutto la versione digitale dei libri: “possono essere molto utili per editori e viaggiatori, e per allargare la cerchia dei lettori. Quando lessi uno dei primi articoli sugli e-book, mio padre George volle esporlo sul bancone all’ingresso, perché è sempre stato aperto alle novità”.

"Quando si tratta di acquistare, fast food e negozi di souvenir hanno sempre la meglio su di noi"

Sylvia è nata a Parigi, ha studiato in Inghilterra e Scozia (all’Università di Londra si è laureata in Storia), prima di tornare in quella libreria che l’ha vista crescere. “Il mio libro preferito cambia nome tutte le settimane. Tuttavia adoro Francis Scott Fitzgerald, Jeanette Winterson, e rileggo spesso Alice in Wonderland. Mi ricorda la mia infanzia”. Sul perché sia così irrimediabilmente affezionata al libro come oggetto materiale, Sylvia ci spiega: “lo amo perché può essere allo stesso tempo un oggetto d’arte e un amico, che ti ricorda del momento in cui l’hai letto. Una casa diventa bella solo quando la riempiamo di libri”.

La stanza delle prime edizioni

La incontriamo in un pomeriggio di fine estate nella “stanza delle prime edizioni” dalla Shakespeare and Company, tenute sotto chiave a lato dell’ingresso principale. Sylvia è radiosa, nel suo vestito blu a pois, è appena uscita da una riunione e ci ringrazia di non dover spiegare la storia della libreria dalle origini. Quella storia, che vi lasciamo il piacere di ritrovare nell’articolo di Elisa Marengo per cafebabel.com (Shakespeare and Company, una “comune” tutta da sfogliare).

Negli ultimi anni, sotto la gestione di Sylvia, la libreria ha visto importanti novità: è stato redatto il primo inventario dei libri posseduti (49.000 libri nuovi, 5.000 titoli rari, un numero incalcolato e incalcolabile di occasioni di seconda mano), il computer e il telefono hanno fatto il loro ingresso in mezzo agli scaffali, è stato creato il sito e gli account sui principali social network. Qualcuno, è vero, ha alzato la voce contro queste novità tecnologiche: “alcune persone si sono lamentate, ma la maggior parte dei lettori è rimasta soddisfatta. Ora possono trovare i libri che cercano, mentre prima dovevano rovistare dappertutto, in mancanza di un inventario”.

"Rileggo spesso Alice in Wonderland. Mi ricorda la mia infanzia"

E’ cambiato anche il modo di gestire il personale: prima degli studentelli a mezzo servizio, ora dei commessi full-time, affiancati dai “tumbleweed” del momento. Si chiamano così (in italiano la traduzione sarebbe “rotolacampo”) quei giovani scrittori che vengono temporaneamente ospitati nelle stanze annesse alla libreria. “In questo momento si trovano da noi due tedeschi, un iraniano, un americano e un inglese. Possono restare una settimana – spiega Sylvia – Ma in cambio devono dare una mano in libreria, leggere almeno un libro al giorno e scrivere la loro biografia”.

Questa usanza di raccogliere le biografie di ogni “tumbleweed” di passaggio risale agli anni sessanta, quando la prefettura di Parigi chiese a George Whitman di segnalare i suoi “protetti” di volta in volta che arrivavano.

30.000 biografie, fra scrittori di successo e sconosciuti

Grazie a quell’obbligo, gli archivi di Shakespeare and Company contengono oggi oltre 30.000 biografie di “tumbleweed”, tra scrittori di successo e talenti ancora da scoprire. Questo enorme materiale, unito a quello venuto fuori nei giorni dell’inventario, confluirà in un libro in corso d’opera sulla storia della libreria. E’ il primo dedicato esclusivamente a Shakespeare and Company, e porterà la firma della sua attuale proprietaria.

Non scrivo racconti, non suono il piano per i visitatori: quando sono in libreria dedico tutto il mio tempo al lavoro”, ammette Sylvia, che ha altri mille progetti per la testa. Dopo aver lanciato un Paris Literary Prize per novellisti da tutto il mondo, e il FestivalandCo, evento letterario che riunisce scrittori famosi e pubblico in un grande tendone a pochi metri dalla libreria (l’edizione 2012 non si è tenuta per la scomparsa di George), Sylvia ha intenzione di aprire un caffè letterario e un cinema undergound nei locali della libreria. L’ostacolo principale sembra essere la mancanza di spazio: il quinto arrondissement, dove la libreria si trova, ha affitti alle stelle e “quando si tratta di acquistare, fast food e negozi di souvenir hanno sempre la meglio su di noi”.

Sylvia Beach aveva pubblicato per prima l"Ulysse di Joyce. E Sylvia Whitman?

Quando le chiediamo se sogna di scoprire un nuovo “James Joyce” da pubblicare, Sylvia si ritrae. “Sylvia Beach (di cui quest’anno ricorre il 50° dalla scomparsa, ndr) aveva pubblicato per prima l’Ulysse di Joyce, a quel tempo ancora semi-sconosciuto Ma quelli erano altri tempi”. Sylvia, che vuole preservare intatto lo spirito della libreria, ma non vuole perdere la sfida che i grandi editori e i negozi online hanno lanciato ai piccoli libraiindipendenti, ha pensato a qualcosa di diverso: “vorrei acquistare per gli scrittori che si fermano qui una macchina che gli permetta di stamparsi da soli i manoscritti, se non trovano nessun editore disposto a farlo”. L’aspirante James Joyce è avvisato.

Shakespeare and Company si trova a Parigi, in rue de la Bucherie 37 (metro Saint Michel).

Foto di © Jacopo Franchi. Video di bskahn/youtube e owlcavetv/youtube.