Cultura

Société Réaliste: «Parigi come città d’arte è decaduta»

Articolo pubblicato il 30 gennaio 2009
Articolo pubblicato il 30 gennaio 2009
Creato nel 2004, il duo di artisti anarchici è «parte di una cooperativa» che accetta l'idea di Europa solo «se il Giappone è Europa o se l'Alaska è Europa».

Sono in ritardo di quindici minuti, ma gli intervistati mi accolgono con un sorriso mentre mi siedo in un bar del Marais, quartiere parigino conosciuto, anche e soprattutto, per le gallerie d’arte. Ci siamo incontrati per la prima volta la settimana scorsa, quando Ferenc Gróf (36 anni) e Jean-Baptiste Naudy (26) hanno partecipato ad un seminario sull’arte al Museo del Jeu de Paume, nei giardini delle Tuileries. Il loro lavoro si concentra sulla semiotica nelle strutture politiche, nella produzione artistica e nell'economia. Cercano di guardare al loro lavoro da un punto di vista non-nazionale, visto che «la politica culturale dell'Europa è nazionalista». Si definiscono francesi o ungheresi solo quando sono obbligati a farlo: «In Austria è più facile per noi definirci ungheresi», dice Ferenc Gróf con uno scintillio negli occhi. È un uomo alto e calvo dagli occhi azzurri e calmi, e rappresenta il lato magiaro della cooperativa.

Arte in una fabbrica

Il duo è nato quando i due artisti hanno deciso di curare una mostra con lo scopo di indagare le eventuali corrispondenze tra l'arte contemporanea e il realismo socialista, considerato dai più un “errore” nella storia dell'arte. «Ad ogni modo siamo giunti alla conclusione che mettendo in pratica le nostre idee, cioè facendo arte, saremmo stati in grado di rispondere alla domanda nel modo migliore», ritiene Naudy, la controparte più bassa, più oscura ed affascinante di Gróf. Così è nato il duo Société Réaliste. I due artisti fanno parte di una “fabbrica artistica”: il termine “cooperativa" è essenziale perché il duo appare come la rappresentazione di un'entità, piuttosto che come artisti individuali. Ma la loro “co-operativa internazionale” non è la normalità a Parigi. Il mondo artistico della capitale francese è chiuso in sé stesso: per avere dei contatti devi passare attraverso le scuole d'arte. Con un background come il loro, il consenso che hanno ottenuto non è affatto scontato. Naudy ha studiato letteratura, storia dell'arte, estetica e marketing della cultura alla Sorbona, dove ha incontrato Gróf, che studiava medicina e belle arti. E che continua: «Non spieghiamo il passato perché è storia. Non abbiamo messo i nostri curriculum nel nostro sito», aggiunge Naudy, «perché la biografia è scrivere della propria vita e delle proprie azioni, e una “fabbrica” non può avere una vita».

Il mondo dell'arte europeo è nazionalista

(Foto: www.green-card-lottery-eu.org)

Passeggiamo intorno alle inaugurazioni di mostre nelle gallerie del Marais mentre mi spiegano che il processo creativo della Société Réaliste è basato sul dialogo. «Produciamo segni ed oggetti che possono essere utilizzati per dare forma a rappresentazioni», dice Naudy, dopo aver scarabocchiato figurine astratte su un foglio di carta. «Ci chiediamo come spostarci da un pensiero ad un immagine e vice-versa». Uno di questi oggetti è il loro sito in cui un emigrante può chiedere una "carta verde" (o "green card") europea. Il «progetto di lotteria per carta verde dell'Unione europea assomiglia ai siti "parassiti" che cercano di imitare il sistema di lotteria della green card americana», per sfruttare lavoratori emigranti che sperano di entrare negli Usa. Il sito web è così realistico che la Société Réaliste ha ricevuto circa 15mila risposte. «Siamo interessati al modo in cui l'Unione europea cerca di costituirsi, ad esempio, attraverso l'immigrazione: non c'è una politica di immigrazione internazionale, ma tende sempre a rimanere nazionale. «Ma come possono Paesi come la Finlandia, l'Italia, la Slovacchia o l'Irlanda avere politiche comuni per gestire la questione? Chi o cosa è straniero in Europa?» si chiede Naudy.

Berlino, Londra e Parigi: capitali d’arte?

All'interno del mondo artistico europeo, Naudy cita tre centri: la “Londra commerciale”, con i suoi artisti inglesi e le grandi gallerie, la “non-commerciale Berlino”, con artisti provenienti da tutta Europa, e la "falsa Parigi", che vive del suo passato glorioso con l'aiuto degli artisti francesi usciti dalle scuole d'arte. «Anche a Berlino vivono con i loro fondi nazionali, la Norvegia paga gli artisti norvegesi, e così via». E come sarebbe un'Europa ideale? «È difficile immaginare l'Europa senza le altre parti del mondo», risponde Gróf. «Perché non costruire un'entità mondiale?» aggiunge Naudy. «Per noi, l'unica idea che porta con sé valori positivi è il cosmopolitismo». I due evidentemente credono in un dialogo che non debba essere ristretto da aree ideologiche o geografiche. «Veniamo entrambi da una scuola anarchica che è contro le istituzioni, che siano statali, politiche o economiche», dice Naudy. «Accetto l'idea di Europa se il Giappone è Europa e se l'Alaska è Europa», conclude.