Cultura

Sidney Corbett, comporre per la bellezza

Articolo pubblicato il 15 gennaio 2006
Articolo pubblicato il 15 gennaio 2006
Famoso compositore per il teatro lirico di Berlino ed appassionato chitarrista, il quarantacinquenne Sidney Corbett parla con café babel della sua carriera. Dagli Stati Uniti all'Europa, all'insegna della musica contemporanea europea.

Eva e Chiara, la moglie tedesca di Corbett e la loro figlia di due anni, sono già nel caffè che sgranocchiano qualcosa dal brunch a buffet, quando io e Sidney Corbett arriviamo, avvolti nei nostri abiti cappotti. Il suo abbigliamento è casual ma serio, è vestito completamente di nero. Ma appena sentiamo la figlia gridare «Papa!», un sorriso gli si stampa in volto. Si toglie il cappello di lana nero, che scopre dei riccioli corti e crespi, scuri e grigi.

Dal rock alla musica classica

Guardando quest’uomo leggermente spettinato, non immaginereste mai che si tratti di un compositore di musica classica vincitore di premi internazionali, la cui musica viene trasmessa dalle radio di tutto il mondo, dal Giappone alla Germania. Eppure Corbett, timido e di poche parole, ha vinto un dottorato in composizione classica presso la Yale University ed ha studiato con il più grande compositore di musica classica vivente, l’ungherese Györgi Ligeti. È stato inoltre invitato a tenere conferenze sulla musica classica in alcune delle più importanti università della musica del mondo, tra le quali Yale, Berkeley, l’Università di Amburgo, l’House of Composers di Mosca e il Royal Conservatory di Aarhus (Danimarca). E adesso è qui, vicino a me, dentro un caffè che offre un brunch in formula a buffet per sei euro e del caffè economico.

Ci avviciniamo al bancone del buffet, prendiamo due piatti e iniziamo a riempirli di gratin di patate. Con mia grande sorpresa, mi racconta che non viene da una famiglia con velleità musicali. «Sono stato il primo della mia famiglia ad interessarsi alla musica. Ma almeno i miei genitori mi hanno cresciuto a Bach e Duke Ellington». Mi racconta di aver preso in mano una chitarra a dodici anni, di essersi fatto crescere una chioma stile Hendrix e di aver suonato in club e bar di Hollywood all’età di sedici anni. E intanto prende una porzione di pasticcio di pasta. «Mi piaceva suonare la chitarra, e invece non me ne importava di quello che si studiava a scuola: l’unica cosa che mi piaceva delle scuole superiori era la composizione. Avevo voti davvero bassi quando feci la domanda di ammissione all’Università della California di San Diego per studiare composizione musicale e filosofia. Ma superai l’esame di ammissione, probabilmente credevano che avessi talento». Si ferma davanti alla pentola fumante piena di broccoli e cavolfiori e ne prende un po’ di ognuno con le apposite pinze d’acciaio.

Lavorare con Dio

Ci sediamo per mangiare e inizia a raccontarmi come si sia traformato da chitarrista diciassettenne autodidatta e senza un briciolo di cultura musicale in un venticinquenne laureato in composizione a Yale. Sebbene avesse sempre dubitato delle proprie capacità musicali, sembra che abbia superato facilmente tutti gli esami e che abbia anche vinto la borsa di studio Fulbright per frequentare l’Università della musica di Amburgo. «Ho avuto un po’ paura quando mi comunicarono che avevo vinto la borsa di studio. Significava avere la possibilità di avere come maestro Dio». Quest’ultimo per Corbett ha le vesti terrene di Györgi Ligeti, uno dei migliori compositori di musica classica ancora in vita, che ha anche composto le colonne sonore di numerosi dilm di Stanley Kubrick, tra i quali Shining ed Eyes Wide Shut. Tuttavia studiare con il suo “Dio personale” si rivelò molto più arduo di quanto Corbett si fosse aspettato. «Era davvero crudele ed onesto riguardo alla musica. Il suo orecchio esperto spesso distruggeva le altrui concezioni della musica. All’inizio abbiamo avuto un po’ di problemi», mi dice Corbett ripulendo il piatto degli ultimi bocconi. Ma l’americano e l’ungherese impararono a lavorare insieme, a differenza di molti altri studenti. «Quando arrivai ad Amburgo avevo avuto delle esperienze che mi avevano cambiato, forgiandomi il carattere, che era diventato più duro e sensibile di quello di molti altri allievi. Avevo venticinque anni ed ero sopravvissuto ad un padre alcolizzato e alla scena musicale hippie della California». Corbett mi descrive come la scuola musicale europea generi maestri promettenti. Ma si rammarica del fatto che molti studenti di musica di Amburgo avessero «molta conoscenza teorica ma erano solo dei bambini», troppo giovani e deboli per sopportare le torture di Ligeti. Corbett, però, è sopravvissuto ed è diventato un ottimo compositore. «In Europa la composizione è molto più sperimentale rispetto a quella statunitense: negli Stati Uniti la cosa più importante è accontentare il pubblico. È tutta una questione di soldi. La musica europea non è assoggettata al mercato, in parte perché le istituzioni culturali sono finanziate dal governo. C’è molta più libertà». In Europa Corbett ha potuto far germogliare una cosa che rimasta in lui latente per anni: la sua inclinazione sperimentale.

Un debole per i dolci

Senza perdere la sua identità americana, Corbett ha iniziato a creare un tipo di musica tutto suo: una fusione tra lo stile europeo e quello americano. Nelle sue opere – le composizioni orchestrali, i suoi pezzi in ensemble e solo, la sua opera lirica Noach e l’enorme quantità di musica vocale che ha scritto – sperimenta suoni, intessendo vocali calme o impulsive con ritmi complessi e pulsanti. La sua è una musica penetrante e introspettiva ma, nonostante il minimalismo che la caratterizza, ha sempre un notevole impatto emozionale sul pubblico. Le sue opere hanno travalicato sia i confini della sua vecchia patria che quelli della nuova. «Penso sempre che la mia musica sia scritta per la città sommersa di Atlantide. È un po’ troppo sperimentale per gli americani e un po’ troppo dolce per gli europei», mi dice mentre ci alziamo per il dessert. La piccola Chiara ha già iniziato a mangiare un dolce. Ha il viso macchiato di salsa di cioccolato e continua a divorare altri pezzi di pera immersi nella Nutella.

Gli chiedo cosa intende per «troppo dolce per gli europei», se pensa forse che gli europei amino solo la musica dura e deprimente. Secondo Corbett dopo la Seconda guerra mondiale la musica ha vissuto una svolta epocale: sembrava che la musica, soprattutto in Germania, non potesse più essere bella dopo quelle atrocità. I compositori tedeschi erano bloccati in ciò che Corbett chiama il «ghetto musicale» tedesco, che concepisce la musica nella sua oscurità e tragicità. Per anni i compositori non hanno più osato scrivere qualcosa di gioioso, ma adesso alcuni stanno cercando di uscire da quel ghetto. Corbett è uno di loro e sembra aver convinto molti con la sua musica: i critici di giornali nazionali ed esteri, quali Die Welt oppure Stuttgarter Zeitung vanno pazzi per le sue opere.

Terminiamo la nostra conversazione con un caffè. Ci prepariamo a rituffarci nel freddo gelido, con i nostri cappotti imbottiti e le sciarpe. Tutti e quattro lasciamo quel caffè nel quartiere Kreuzberg, a Berlino, e camminiamo nella stessa direzione. Tengo perfino la mano della piccola Chiara fino al successivo incrocio, ove le nostre strade si dividono.