Cultura

Sefyu, rapper della banlieue con un passato nei Gunners

Articolo pubblicato il 25 aprile 2012
Selezionato dalla redazione
Articolo pubblicato il 25 aprile 2012
I media ci raccontano le vite di rapper famosi, con tanto di catene dorate al collo e che, dopo i primi passi verso il successo, lasciano per sempre la città natale di periferia. Contrariamente a questa immagine stereotipata, la storia che vi racconto oggi è quella di Sefyu, nato e da sempre residente nel dipartimento 93 di Seine-Saint Denis a Aulnay-Sous-Bois.
Fatta eccezione per la pubblicità del suo nuovo album, Sefyu evita l'ambiente dello spettacolo, investendosi nella vita di quartiere e consacrandosi alla sua passione di sempre: il calcio.

Attendo Sefyu con i miei colleghi giornalisti allo Zebra Square, ristorante situato di fronte alla Maison de la Radio nel sedicesimo arrondissement di Parigi. L'interno del locale è accogliente, la luce soffusa e la musica di sottofondo rendono piacevole l'attesa. Sefyu è bloccato nel traffico. Arriva con una mezz'oretta di ritardo, affamato si, ma con il sorriso sulle labbra, pronto a dedicarmi un po' del suo tempo: «ciao, io sono Sefyu, tra due minuti sono da te».

L'immancabile cappellino degli New York Yankees

Al di là del business rap

Raramente mostra il suo viso, per lo più nascosto sotto il suo cappuccio, le sue mani o un berretto. Contrariamente a quello che si legge spesso on line, Sefyu non si nasconde per evitare che suo padre lo riconosca, ma per rispetto a quelle persone che fanno fatica a farsi conoscere. Sembra così far capire che la nostra immagine e le apparenze hanno poca importanza: «Ciò che conta è il talento».

«Sefyu» é Youssef in slang parigino. Youssef Soukouna è il suo vero nome: ha iniziato a farsi strada nel mondo hip-hop all'inizio degli anni '90 con la band NCC (Natural Court Circuit). Ora trentenne, dopo, Qui suis-je nel 2006 e Suis-je le gardien de mon frère? nel 2008, lo scorso ottobre la casa discografica Because Music ha presentato il suo terzo album Oui je le suis. Titoli come «La Légende» e «La Vie qui va avec» delineano il suo stile aggressivo e ironico.

Sefyu afferma di frequentare ben poco l'ambiente del rap: «quando ci sono finito dentro le raccomandazioni erano all'ordine del giorno. Gli artisti rap avevano il potere della notorietà. C'erano dei cantanti che ne facevano un monopolio». Tuttavia ha collaborato con dei rapper di fama come Passi, Rohff e Sniper.

«Sono state delle collaborazioni interessanti che mi hanno permesso di crescere». L'artista si ritrova anche nei discorsi dei suoi precursori come IAM, MC Solaar o NTM. «Sono stato in tournée con NTM, siamo rimasti buoni amici».

Calciatore prima, musicista poi.

Vecchia speranza del calcio professionista, Sefyu è arrivato a Londra a diciassette anni ed è stato costretto a interrompere la sua carriera di ala sinistra nei Gunners dell'Arsenal in seguito a una lesione agli adduttori. Da quel momento in poi si è dedicato alla sua seconda passione, coltivata parallelamente a quella del calcio: il rap. Il giovane rapper interpreta questa «riconversione imposta» come un segno del destino. «Non mi lamento perché ho la fortuna di avere trovato come alternativa la musica» precisa sorridendo. Oggi il calcio fa comunque e sempre parte della sua quotidianità. «In tv guardo più trasmissioni calcistiche che musicali e passo buona parte del mio tempo negli stadi. L'Arsenal resta nel mio cuore, ho vestito la sua maglia con fierezza».

Distruggiamo i pregiudizi sulle periferie

Nonostante abbia intascato un disco d'oro, una Victoire de la Musique nel 2009, e abbia partecipato a diverse tournées internazionali, Sefyu abita sempre a Aulnay-Sous-Bois, la città nella quale è cresciuto. Ex educatore, vicino ai problemi dei giovani provenienti dai quartieri popolari, è anche sensibile alle questioni che toccano l'immigrazione, l'identità nazionale, il razzismo, il comunitarismo e la violenza.

Dopo aver fondato una casa editrice, il suo progetto è quello di creare una struttura che sostenga i giovani autori-compositori di periferia. «Per me è cruciale parlare delle banlieues. I pregiudizi, quelli, esistono ed esisteranno sempre».

Crescere ai margini gli ha permesso di uscirne «arricchito» e di incontrare gente di ambienti.diversi. «Ho frequentato una scuola del centro bazzicata da studenti provenienti da diversi ceti sociali. Grazie a questo ho acquisito una vasta cultura musicale. Dal reggae alla canzone francese. A scuola intonavamo le note di Brassens e Brel» Al solo ricordo, scoppia a ridere. «Mi piacerebbe far cadere i luoghi comuni. Non tutti i giovani di periferia hanno necessariamente un diploma professionale. Alcuni hanno altre ambizioni, e hanno il diritto di averle. Non bisogna parlare di mescolanza e integrazione solo durante la Coppa del Mondo di calcio»

Dopo venti minuti di botta e risposta, devo lasciare la parola ai colleghi giornalisti. Mi fa un autografo e prosegue a catena con l'intervista successiva. Ascolto e sento che risponde alle stesse domande, sempre con il sorriso sulle labbra.

Dalle banlieues ai più chic quartieri parigini, è anche questa la vita di un «Mr Molotov» franco senegalese.

Foto: © Fouad Allaoui, album: © cortesia del sito di © Because music; video: (cc) Sefyu/YouTube.